16 febbraio 2009

UMANI DISUMANI


di Elias CANETTI, da "La tortura delle mosche". Adelphi.

"La più tremenda storia l'ho trovata oggi, nelle memorie di una donna, Misia Sert.
Cbiamerò questa storia, che riporto alla lettera, la Tortura delle mosche.

Una delle mie piccole compagne di dormitorio era diventata maestra nell'arte di acchiappare le mosche. Pazienti studi su su questi animali le avevano permesso di individuare il punto esatto dove bisognava far passare l'ago per infilzarle senza che morissero.Così si faceva delle collane di mosche vivee andava in estasi per la sensazione divina che le procurava il contatto sulla pelle di tutte quelle zampette disperate e di que
lle ali tremende".

Terribile. Storia terribile.
Innocente, come solo le storie dei bimbi possono essere. Ed ingenua, comele bambine.
Terribile e crudele.
Crudele come la sofferenza, di cui la morte sembra non avere nessuna pietà, a volte.
Una metafora della tortura che gli uomini sanno infliggere alla vita, alcune volte.
Metafora della crudele sofferenza che viene inflitta agli uomini sfortunato, quando la cura con cui gli si appunta il cattivo destino riesce a tenerli in vita, benchè trapassati da parte a parte.
Ma ancora più paralizante è il piacere che a volta provoca l'agitarsi convulso di coloro che si dibattono nelle mani del carnefice inquisitore.

E' uno stimolo a riflettere. A guradarci dentro, fin nel fondo più nascosto del nostro animo.
Non si può sfuggire alla verità di quello che vediamo, laggiù.
Proviamo a discolpare noi stesso, forse con qualche ragione. 
Ma la colpa ci aggredisce alle spalle, dove non la aspettiamo. 
Ci pugnala.
Ci spella.
Ci arde.
La colpa di essere vivi. Di essere uomini.

"I popoli estinti si vendicano", scrive Canetti.
E' la colpa di essere uomini. 
Il fio che si paga per essere uomini.
Il prezzo del peccato, corrispettivo del Male che alberga nel fondo dell'animo umano.

Parlo del  male perchè la banalità del bene a volte è melensa.
Non ci sono fatti, ma uno strano sentimento.
Battersi il petto.
Cospargrsi il capo di cenere.
Guardarsi indietro.
Guardare nel baratro che rasentiamo ogni giorno.

Ringraziando, ogni volta, di esserne ancora fuori.

"Sperava, non visto da Dio, di vivere a lungo".

Ancora Canetti, che ci offre la sua speranza.




«E’ una macchina molto speciale», disse l’ufficiale all’esploratore, e con sguardo in un certo senso ammirato controllò la macchina che pure conosceva così bene. Il viaggiatore sembrava aver consentito solo per cortesia alla richiesta del comandante, il quale lo aveva invitato ad assistere all’esecuzione di un soldato condannato per insubordinazione e insulti a un superiore in grado. In generale, nella colonia penale, l’interesse per questa esecuzione non era molto grande. O almeno, qui nella piccola valle profonda e sabbiosa, circondata da alture spoglie, a parte l’ufficiale e il viaggiatore c’era solo il condannato, un uomo ottuso e dalla bocca larga, con capelli e viso in disordine, e un soldato che teneva in mano la pesante catena in cui confluivano le catene più piccole nelle quali il condannato era costretto al collo e alle articolazioni dei piedi e delle mani, e che erano anche collegate fra loro da altre catene. Inoltre il condannato sembrava docile come un cagnolino, si aveva l’impressione che lo si potesse lasciar libero di correre sulle alture intorno e che bastasse fare un fischio al momento dell’esecuzione per farlo ritornare...http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad

5 commenti:

Pier Luigi Zanata ha detto...

Quanta verità nelle parole di Canetti, tutti i giorni assistiamo
alla tortura che gli uomini sanno infliggere alla vita, e alla "crudele sofferenza che viene inflitta agli uomini sfortunato, quando la cura con cui gli si appunta il cattivo destino riesce a tenerli in vita, benchè trapassati da parte a parte".
Ogni singolo uomo vede soltanto una piccola porzione della verità complessiva; e molto spesso, in realtà quasi ... sempre, egli deliberatamente si inganna anche su questo piccolo prezioso frammento.
Vale

teoderica ha detto...

Terribile, la malattia è terribile ma ciò che un uomo può fare ad un altro è ancora peggio, ed il triste è che ormai siamo abituati ci basta non pensarci , in fondo i nostri pregiudizi ci riscaldano , ci fanno comodo e quindi se torturano ancora gli uomini....forse se lo saranno meritato ....terribile.

pietro d. perrone ha detto...

Al telegiornale, ogni giorno, for lunch and for dinner, ci servono le immagini raccapriccianti del Male e della Morte. Non sarebbe mica necessario. Potrebbero conservare la pietà, nel dare le notizie di morte e più efferate. Potrebbero conservare il rispetto. Per le vittime e per noi, che siamo spettatori.

Avete letto, amici, tutto il racconto di Kafka?

E' lo spettacolo offerto ad un visitatore. Un reporter, diremmo oggi. O uno spettatore, se si trattasse di una TV.

Oggi ho ritrovato su "liberliber" il sito che pubblica testi, e-books, le memorie di Mastro Titta, l'ultimo boia di Roma.
Sotto allego il link.
Andate a guardare i racconti delle esecuzioni. Diventati cronaca banale.

Ecco. E' questa l'assuefazione al male.
E' questo il piacere che provocano le mille zampine disperate e le alucce tremende della collana di mosche agonizzanti.

Vale ed abbracci.

Annarita ha detto...

Ho letto, Pietro, ho letto delle esecuzioni.

L'assuefazione al male...è terribile.

Penso che questa sia la tragedia più grande.

Che il male sia nell'uomo è un dato di fatto indiscutibile, ma la lotta eterna tra il Bene e il Male, che alberga nell'io, è anche un indice di elevazione rispetto ad esso.

Ma l'assuefazione al male, no! Di fronte ad essa non c'è speranza.

Pietro ti ringrazio della visita.

A presto.
annarita

teoderica ha detto...

Ma forse c' è speranza , occorreranno millenni ma c' è speranza , in fondo un tempo l' uomo era cannibale, occorre solo tanto tempo che noi non abbiamo. Amare vuol dire senza morte, quando non avremmo più paura della morte, allora, forse solo allora non infliggeremmo la morte a nostro fratello.

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