8 aprile 2009

L'AQUILA SPEZZATA (cito TEA). LA MORTE ASBESTICA.

No, la nostra condizione non è la morte.
La morte è il nulla.
Nella morte non esistiamo, non siamo.
Nella morte è solo il nulla.

Noi che siamo vivi esistiamo.
Le immagini di morte che vediamo in questi giorni ci addolorano, ma non possono avere il significato che quella è la nostra condizione.

Quella è la nostra destinazione. La nostra fine. Il nostro annientamento.
Possiamo capirlo in un solo modo, secondo me. Dobbiamo capirlo.

I viventi si oppongono alla morte, in ogni modo.
Non solo cercando di costruire le migliori condizioni per la vita.
Ma anche, in maniera meno efficace, offrendo alla propria psiche il riparo http://www.comune.bolzano.it/UploadImgs/2680_049cella_della_morte_dopo_la_sentenza.jpg

da quell'unica certezza annichilente.
Per esempio facendo seppellire i propri corpi nei forni di cemento, ben vestiti, inscatolati nelle fodere di zinco e di legno profumato.

Pensiamoci un pò, che senso ha?
Lì dentro, al buio, al freddo della notte eterna si consumano i nostri miseri resti.
Il nostro corpo si disfa.


Si, si dice così, tra i viventi.
Lì dentro, il corpo si disfa, si decompone, impudritisce e si consuma.

Pensiamoci.
Il nostro corpo, la nostra materia non si possono annientare.
Solo in quegli involucri inutilmente protettivi può avvenire un tale spreco di ben di dio.

Non si trovano più i cimiteri dove si seppelliscono i morti nella nuda terra.
Non esistono più. Sono vietati dalle leggi di ogni Stato.
I viventi vogliono vivere la propria morte in cappotti immarcescibili.

Nella nuda terra la nostra materia non muore più.
Non si disfa, non si annienta, non si consuma.
Nella nida terra le nostre molecole rimangono viive per sempre.

Un albero, in autunno, perde tutte le foglie,
rimane solo uno scheletro.
L'umida coltre del sottobosco d'autunno è tiepida, fermenta.

Fermenta come il succo d'uva nei tini,
come il malto per la birra, 
lo sciroppo di mele si trasforma in biondo sidro profumato.

Nel sottobosco cerchiamo i funghi pregiati, 
i tartufi profumati, fragoline sanguigne, ribes porporino.
Leccornie costose e profumate,
fioriscono dalla materia umida che si ricompone nel sottobosco.

Nei moderni cimiteri civili 
spezziamo il miracolo dellaVita.
Interrompiamo il flusso della Materia.
Ostacoliamo il corso della Natura.

Questa è la condizione dell'uomo. Non la morte, ma la Vita Eterna,
che scorre, fluisce, s'irradia, ramifica, nidifica, sboccia e marcisce.
Ma non muore mai.

Tutte le immagini di morte che vediamo in questi giorni
non devono ingannare i nostri sentimenti.
Fragili, gli uomini, fragili.
Fragili, i sentimenti, dinanzi allo spettacolo della morte.

2 commenti:

teoderica ha detto...

Ti lascio , come ho lasciato anche ad altri, il mio messaggio di speranza Da " La Ginestra" di Leopardi"
...l'umana compagnia,
tutti fra sé confederati estima
gli uomini, e tutti abbraccia
con vero amor, porgendo
valida e pronta ed aspettando aita
negli alterni perigli e nelle angosce
della guerra comune......
In quanto al fatto che facciamo parte dell' unicum terra o se vuoi anche dell' universo, è l' unica risposta plausibile , perchè ( sempre da Leopardi)
....Non ha la natura al seme/
Dell' uom più stima o cura/
Ch' alla formica.

pietro d. perrone ha detto...

Leopardi era un pò pesante da digerire e ostico al comprendonio, ma era un vero uomo aperto al mondo e al nuovo. Ma amava anche la storia e ovviamente le lettere.
Peccato che era un pò... troppo pessimista.
Ma la bellezza delle sue poesie lo farà perdonare per sempre.
L'incanto dell'arte compie prodigi e sortilegi nei suoi versi.
Bravissima Paola.
Abbiamo bisogno della speranza, dell'umana compagnia, dell'abbraccio con amor vero per tutti gli uomini fra sè confederati...

Bello. Brava. Un pò d'aria.

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