28 ottobre 2009

POESIA - FILOSOFIA

... Senza parole...
L'oggi è in queste immagini.
In queste immagini senza colore, di sapore amaro, col gusto acre delle lacrime...
L'oggi è in queste parole.
Nelle parole di Eduardo.
Deve passare la nottata.
...'Adda passà a nuttata...


Napoli è la metafora dell'Italia perduta.
Sono illusi, lassù, a Milano, se pensano di essere diversi.
Napoli è l'immagine dell'Italia.
Napoli è l'immagine di Milano.
L'immagine dell'oggi.
Napoli è una città che sa dare le parole all'Italia intera.
A Milano si parla solo l'idioma di Napoli.
Se si perde Napoli, si perde l'Italia intera.
Se si perde per sempre Napoli, si perde l'Italia per sempre.
Sono illusi, lassù.
A volte basta uno sguardo soltanto per capire.
Basta solo uno sguardo per capire che è nato un bambino nero.



Napoli, città infernale.
Napoli. Milano.

5 commenti:

teoderica ha detto...

Sono riuscita a vedere il tuo video. Vuol essere per caso una denuncia alle costruzioni selvagge di oggi....sono d' accordo....anche se i romani antichi hanno disboscato a più non posso, sono intervenuti in maniera pesantissima sulla natura, non avevano nessun scrupolo, il colosseo sì bello oggi.... era un teatro di "macelleria". Io non sono contro il ferro.....mi piace molto la torre eiffel, sono contro la non salvaguardia del territorio.
In quanto a questo post, non credo che i napoletani siano i milanesi, io credo che siano molto diversi e che la bellezza sia nella diversità, l' omologazione di oggi non mi piace.
Salutissimi.
PS Nel tuo video c' erano immagini molto belle e nitide,l' uomo era molto presente, infatti poche foto sulla natura, tante sul colosseo di ferro......alla fine io vedo un tuo omaggio all' uomo e a ciò che sa fare.....nel buono e nel cattivo.

pietro d. perrone ha detto...

Vai al post dell'altro giorno. Ho detto lì quello che avevo dentro a proposito del video.
Non volevo denunciare. Volevo solo descrivere attraverso il video alcune sensazioni che ho provato, che provo.
E quelle forme così simili al Colosseo sono, per chi sta a Roma, o lo sono almeno per me, una seconda faccia, un lato B, della gloria, della potenza, della forza della Storia che abita nei monumenti antichi di Roma.
Tu sai che ho un rapporto speciale con Mnemosyne. O con la Signorina Storia, posso chiamarla anche con questo splendido nome.
Attraverso di lei si misura l'uomo. Quello che lei ama, quello che cade nel suo nido, diventa universale, onnipotente, rende l'uomo immortale.
Il resto, quello che lei ignora invece sdegnosamente, è condannato a consumarsi senza appello.
Nel contrasto fra quei metalli che si sbriciolano e quelle pietre che sono diventate eterne mi è sembrato di sentire una forte emozione. E quel contrasto deve essere doloroso, perchè passeggiando mi è sembrato di sentire le urla di quello che periva.

Napoli e Milano.
Non sono d'accordo siano diverse davvero. Ma non deve dispiacerti, anzi. Devi essere contenta. Io dico quello che fa parte anche della mia vita. A Napoli sono stato tante volte, la sua cultura, la sua umanità, fanno parte della mia vita, della mia cultura, della mia umanità.
Io dico che è una illusione, neanche troppo innocente, quella di sentirsi diversi dal ventre napoletano.
Quel ventre, quella molle massa ondeggiante, brulicante di vermi, flautolenta, è esattamente la stessa cosa del finto ordine milanese, della presuntuosa pretesa di purezza, efficienza, produttività.
Non troverai nulla a Milano di diverso da Napoli, se vai oltre la superficie.
Lì a Milano il desiderio di essere vivi, fare chiasso, muoversi, parlare ad alta voce, gesticolare è represso. A Milano la mancanza di rispetto per le regole collettive è la stessa che a Napoli, solo che a Napoli l'ipocrisia perbenista è superata dalla chiassosa promiscuità della povertà atavica.
A Milano non fanno nulla per mettere davvero ordine ai sentimenti morali degradati dal desiderio di fare soldi. Ed a Napoli al mito dei soldi se ne sono sostituiti tanti altri, tutti simili, che giustificano la caduta nell'immoralità più assoluta.
Forse solo nella rassegnazione dei due popoli c'è una differenza. Ma ti stupirò nel dirti che i rassegnati alla propria condizione di inferiorità sono i milanesi, che si affannano ad accumulare indecentemente ogni superfluo a spese del bene necessario. Mentre a Napoli non si sono mai rassegnati alla condizione di umiliante povertà. Non so darti prove esatte di quello che dico. Ma ti invito a guardare sotto la pelle delle due città. A guardare nel cuore e nella mente delle persone.
Non ci vedo veramente alcuna differenza.
Se guardo i loro abiti, i vestiti della città, si, sono abbigliati in modo diverso.
Ma non si può giudicare solo dalla confezione.
Vado al sapore, alla qualità del contenuto.
Li vedo proprio uguali.
La strenua attesa di Eduardo, la brulicante supplenza alla vita nei quartieri della Tammurriata, il commercio dei corpi e delle morali della "Pelle" di Malaparte non hanno nessuna differenza, neanche una sfumatura.

pietro d. perrone ha detto...

Si, nelle foto ho sentito l'uomo, anche se andavo a passeggio in un zona in piena solitudine, una zona in città, non distante dal centro, in quartiere popolare, vivo, ma che neanche sembrava Roma del 2009, se non per il tempo che consumava la materia. Si l'uomo lo hai visto perchè c'era.
Un omaggio. Mah, non saprei. Sarà che siamo sulla soglia di una nuova epoca e non si sa bene cosa sta avvenendo. Sarà che a me piace andare in giro a guardare, a vedere cosa c'è dall'altra parte. Sarà che in fondo amo un pò la tristezza, forse perchè ha la pacata lentezza dei tempi che permette di gustare bene le sensazioni e le sfumature...
Ma non sono uno triste. Mi piace l'allegria...

Pensare, osservare, riflettere, immaginare, sognare...per queste cose bisogna essere attenti, tendere i sensi, aguzzare occhi, naso, cuore, sensibilità, animo e spirito. Ecco, tutto questo mi piace moltissimo. Io sono questo.
In questo sono vivo.
Questo regala quella specie di sentimento pacato che chiamo malinconia. Ma questo sentimento non ha nulla in comune con la tristezza, con la mancanza di vitalità. Anzi, credo di sentirmi febbrile, attivo, vivissimo.
E devo far colare lentamente quella febbrile attività dei miei sensi attraverso il pensiero, la riflessione, la comprensione, l'analisi...

Ecco. Le foto avevano anche quello.

teoderica ha detto...

Ma ti stupirò nel dirti che i rassegnati alla propria condizione di inferiorità sono i milanesi, che si affannano ad accumulare indecentemente ogni superfluo a spese del bene necessario. Non mi stupisci, nel senso che se la metti su questo tono sono d' accordo anch' io. Milano non ha più il "rigore" austroungarico ma ha le mollezze di Napoli esautorate dalla naturalezza, i "vizi" di Napoli a Milano, ( sarà forse perchè non c' è il sole e la natura rigogliosa della Campania)sono diventati "vizi artificiali"......tu citi La Pelle di Malaparte ebbene quei "vizi" avevano anche un fondo di candore.........ma Piero non so neanche più quello che scrivo, sono talmente " a bocca spalancata"......ieri sera ho visto Anno Zero........ma il fondo dove è!!!!!!!!!!!!!
Ma possibile che noi siamo diventati così abbietti da meritarci una simile classe politica..........io comincio a non avere più speranze .
Ciao.

pietro d. perrone ha detto...

si nella Napoli di Malaparte c'erano i danni morali della guerra. La disperazione, il dolore, i lutti, la paura, il terrore, la fame, la povertà, la disoccupazione, il contrabbando, la disonestà, il degrado. La guerra è la decomposizione dell'uomo. Puzza come puzzano i cadaveri.
La guerra annienta l'animo umano e Napoli era annientata, con i suoi cittadini.
Per questo que vizi avevano il candore che tu dici.
Non è più così, oggi.
Al contrario.
Oggi i vizi sono figli del benessere, dell'egoismo, della folle rincorsa al guadagno facile ed al potere sfrenato. Al piacere senza senso.
Sembra quasi che il vizio sia diventato la condizione normale.
E quando sarà così davvero moriremo tutti.
Ma per fortuna, Paola mia, ci sono ancora tanti che sono normali.
Essere normali significa avere debolezze e grandi forse. Piccoli peccati e grandi virtù.
Essere normali vuol dire faticare tutti i giorni e maledire la fatica.Ma essere comunque disposti al sacrificio, nel nome del domani e dei figli. Vivere creando qualcosa con le proprie forza, creando il proprio destino con le proprie mani. Senza vendersi l'anima al diavolo.
Pr fortuna ci sono. Sono in tanti. E anche se non fanno rumore e se votano male dobbiamo portare rispetto per loro, perchè sono loro a difendere l'Italia dalla morte definitiva.
Anche se loro non sanno di essere eroi.

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