26 novembre 2008

Città dei Filosofi






Pascal, Spirito di geometria e spirito di finezza
L'assidua frequenza dell'ambiente libertino portò Pascal a distinguere fra “spirito di geometria” e “spirito di finezza”.

B. Pascal, Pensieri, S. 1-4; B. 1-4

1. Differenza tra lo spirito di geometria e lo spirito di finezza. Nel primo i princípi sono tangibili, ma lontani dal comune modo di pensare, sicché si fa fatica a volger la mente verso di essi, per mancanza di abitudine; ma, per poco che la si volga a essi, si scorgono pienamente; e solo una mente affatto guasta può ragionar male sopra princípi cosí tangibili che è quasi impossibile che sfuggano.
Nello spirito di finezza i princípi sono, invece, nell'uso comune e dinanzi agli occhi di tutti. Non occorre volgere il capo o farsi violenza: basta aver buona vista, ma buona davvero, perché i princípi sono cosí tenui e cosí numerosi che è quasi impossibile che non ne sfugga qualcuno. Ora, basta ometterne uno per cadere in errore: occorre, pertanto, una vista molto limpida per scorgerli tutti e una mente retta per non ragionare stortamente sopra princípi noti.
Tutti i geometri sarebbero, quindi, fini se avessero la vista buona, giacché non ragionano falsamente sui princípi che conoscono; e gli spiriti fini sarebbero geometri se potessero piegare lo sguardo verso i princípi, a loro non familiari, della geometria.
Se, dunque, certi spiriti fini non sono geometri, è perché sono del tutto incapaci di volgersi verso i princípi della geometria; mentre la ragione per cui certi geometri difettano di finezza è che non scorgono quel che sta dinanzi ai loro occhi e che, essendo usi ai princípi netti e tangibili della geometria, e a ragionare solo dopo averli ben veduti e maneggiati, si perdono nelle cose in cui ci vuol finezza, nelle quali i princípi non si lascian trattare nella stessa maniera. Infatti, esse si scorgono appena; si sentono piú che non si vedano; è molto difficile farle sentire a chi non le senta da sé: sono talmente tenui e in cosí gran numero che occorre un senso molto perspicuo e molto delicato per sentirle e per giudicarne poi in modo retto e giusto secondo tale sentimento, senza poterle il piú delle volte dimostrare con ordine rigoroso, come nella geometria, perché non se ne possiedono nella stessa maniera i princípi e volerlo fare sarebbe un'impresa senza fine. Bisogna cogliere la cosa di primo acchito con un solo sguardo, e non per progresso di ragionamento, almeno sino a un certo punto. E cosí è raro che i geometri siano spiriti fini e gli spiriti fini geometri, perché i primi voglion trattare con metodo geometrico le cose che esigon finezza, e cadono nel ridicolo volendo cominciare dalle definizioni e poi dai princípi: metodo fuor di luogo in questa specie di ragionamento. Non che la mente non lo faccia, ma lo fa in modo tacito, naturalmente e senz'arte, perché l'espressione di esse eccede le umane capacità e pochi ne possiedono il sentimento.
E gli spiriti fini, per contro, essendo usi a giudicare con una sola occhiata, rimangon talmente stupiti quando si trovano di fronte a proposizioni per loro incomprensibili, e alla cui intelligenza si eccede solo attraverso definizioni e princípi sterilissimi, che essi non sono avvezzi a esaminare minutamente, che se ne infastidiscono e se ne disgustano.
Ma gli spiriti falsi non sono mai né fini né geometrici.
I geometri che sono soltanto tali hanno, dunque, una mente retta, purché ogni cosa venga loro spiegata bene, per mezzo di definizioni e di princípi: altrimenti sono falsi e insopportabili, poiché non sanno ragionare rettamente se non sopra princípi ben chiariti.
E gli spiriti fini che sono soltanto tali non posson avere tanta pazienza da scendere sino ai primi princípi delle cose speculative e d'immaginazione, che non hanno mai incontrate nelle civili conversazioni e che sono del tutto fuori dell'uso comune.
2. Varie specie di dirittura di mente: gli uni in un dato ordine di cose, ma non negli altri, dove si smarriscono.
Gli uni deducono bene le conseguenze da pochi princípi, e questa è dirittura di mente.
Gli altri deducono bene le conseguenze delle cose in cui ci sono molti princípi.
Per esempio, gli uni comprendono a fondo i fenomeni dell'acqua, in cui ci sono pochi princípi, ma le conseguenze sono talmente sottili che solo un'estrema dirittura di mente può coglierle.
E costoro non sarebbero forse per questo grandi geometri, perché la geometria comprende un gran numero di princípi, e una mente può esser di tal natura da intendere a fondo pochi princípi, ma non da poter minimamente intendere le cose in cui ce ne sono molti.
Ci sono, dunque, due specie di spiriti: l'uno che ha il dono di cogliere con vivezza e profondità le conseguenze dei princípi, ed è lo spirito di precisione (esprit de justesse); l'altro, che ha il dono di comprendere un gran numero di princípi senza confonderli, ed è lo spirito di geometria. L'uno è forza e dirittura di mente; l'altro, ampiezza di mente. Ora, l'uno può essere senza l'altro; perché la mente può essere vigorosa, ma limitata, e può esser anche ampia, ma debole.
3. Coloro che sono avvezzi a giudicare con il sentimento non intendon nulla nelle cose di ragionamento, perché vogliono capire súbito d'un solo sguardo, e non sono avvezzi a cercare i princípi. E gli altri, per contro, che sono assuefatti a ragionare per princípi, non intendono nulla nelle cose di sentimento, perché vi cercano i princípi e non riescono a coglierli con una sola occhiata.
4. Geometria, finezza. La vera eloquenza si beffa dell'eloquenza; la vera morale, della morale: ossia, la morale del giudizio si beffa della morale dell'intelletto - che è senza regole.
Poiché al giudizio appartiene il sentimento, cosí come le scienze appartengono all'intelletto. La finezza è propria del giudizio, la geometria dell'intelletto.
Beffarsi della filosofia è filosofare davvero.

(B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967, pagg. 5-8)

7 commenti:

teoderica ha detto...

Beffarsi della Filosofia, sì amarla, sì studiarla ma poi beffarsi, sì perchè poi c' è la fisicità. Ed allora può capitare di pensare a qualcosa ma il tuo corpo propende verso altro.Hai voglia di filosofare,ma se hai voglia d' estate di mangiarti una fetta di cocomero, le tue labbra sono avide, il sapore si sente, se hai voglia di nuotare, l' abbraccio dell' acqua si sente mica si spiega, se hai voglia di prendere il sole la carezza del sole si sente fisicamente e tutto ciò che il corpo apprezza ne beneficia anche l' intelletto. Come vedi , anche se mi sforzo, non potrò mai avere uno spirito geometrico ecco perchè sono un' artista mancata,lo studio mi piace solo se lo piego ai miei desideri.

pietro d. perrone ha detto...

Io invece non potrò mai essere uno spirito di geometria.
Per me tutto passa dal cervello, anche quello che non vorrei o non dovrebbe. Non vuol dire, ti prego, che sono un computer freddo e calcolatore. Credo di essere vivo, di provare forti sentimenti. Ma devo bbracciare tutto con cervello, poi, se sono capace, con il resto di me stesso. Forse ho solo un pò di paura. Chissà. Non saprei. Ma sono sempre stato così, anche quando avevo paura davvero.

La filosofia l'ho amata davvero. Ma in tuto ci dev'essere una giusta misura. La filosofia è il massimo di ciò che l'uomo ha razionalizzato. Senza filosofia il pensiero non esisterebbe e ssremmo pure bestie. Il pensiero ci determina come uomini. Ci dona dignità. Coscienza. Forza. Responsabilità.
Ma tutto deve essere in equilibrio. Così, attraverso la porta della filosofia, sono entrato nellsa casa dell'Arte. La poesia, la pittura, qualche statua, qualche splendida costruzione. E poi, la Storia, Mnemosyne. La memoria del tutto. Che è madre di tutto. Mnemosyne, madre delle Muse, tra cui le muse delle Arti e quelle della gloria, della storia.

Sono tornato agli dei, ai miti dei grandi Greci. Ma mi iace viaggiare. Moltissimo. Sia per vacanza, sia per vacanza mentale. Anzi, per professione mentale.

Aggiungerei altro, ma non volgio essere noioso. Solo, per finire, non credo, però, che la filosofia sia un'ostacolo per la fisicità. Se ci pensi, anche lì hai bisogno della coscienza di ciò che senti. Anche quando ami, devi esserne cosciente. La filosofia è come lo strumentario della levatrice. O la levatrice in persona. Se no non si nasce. Questo pensiero non è mio, ma di Socrate, che tanto per essere filosofo, non ha mai scritto nulla, no?

teoderica ha detto...

Ha scritto tanto Platone ( ed altri)per lui, e nonostante ciò Platone era "contro" la scrittura intesa come perdita della memoria e come macanza appunto di fisicità. Io ( almeno ora , domani non so) credo che la filosofia sia cultura artificiale e la fisicità sia cultura naturale la prima non esclude l' altra e la seconda non esclude la prima, semplicemente devono coesistere.Il corpo ( pensa un po' come è martoriato, esposto, marchiato oggi ) è legato alla nostra identità, facciamo esperienza del mondo attraverso il nostro corpo,il nostro corpo viene piegato dai modelli culturali fin dalla nascita , e se i modelli ci disturbano fortemente il nostro corpo diviene un mezzo per protestare.Ascoltiamo il nostro corpo, vestiamoci con quello che lui ci chiede,a volte il corpo tradisce meno del pensiero.Prova a fare picole, piccole trasgressioni, tipo........dai il buongiorno con un sorriso alla prima persona che incontri.

pietro d. perrone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
pietro d. perrone ha detto...

Cara Tea, condivido molto di quello che dici. Mi piace molto salutare sorridendo. Ma aggiungerei qualche altra considerazione. Forse sono proprio gli istinti, il corpo naturale, a farci conservatori e diffidenti. Per difesa involontaria. Il pensiero, e quindi la filosofia, invece possono regalarci spazi sconfinati, nei quali l'istinto potrebbe sentirsi smarrito.
Non credo giuste, invece, le teorie platoniche del "mondo delle idee", dove le cose nascono dal pensiero. Il corpo è la nostra antenna ricettiva. E trasmissiva.
Ma senza il Pensiero non saremmo coscienti di nulla.

teoderica ha detto...

OK Ok Ok Ok OK non ci avevo riflettuto abbastanza, hai ragione è proprio il corpo a renderci diffidenti e conservatori.Devo riflettere su questa nuova acquisizione.

pietro d. perrone ha detto...

Ok, ne riparleremo.

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