7 dicembre 2008

HOMMAGE.



(by Jean Botquin)

Train du soir - Paul Delvaux (1957)
Sans raison, le train s'est arrêté dans la gare, très longtemps.D'abord les gens se sont regardés.Ensuite, par les fenêtres, ils ont vus les quais de la gare, vides et éclairés, car c'est déjà le soir. Seule, une petite fille attend sur l'autre quai sans bouger.Les portières sont restées fermées pendant toute la durée de l'arrêt, interminablement.Une femme s'est mise à hurler tout juste avant que le train ne s'ébranle.
Le train est donc reparti. Les voyageurs inquiets ne se sont plus posé de question. D'ailleurs, on peut affirmer que ceux qui dormaient ne se sont pas réveillés, même quand la femme a crié.
On monte dans le train comme on monte dans la vie. On prend sa place et tout se passe bien. Il fait encore jour. Les paysages défilent derrière les vitres. Quelques rares voyageurs plus attentifs que les autres reconnaissent les collines, et les arbres, et les maisons. Ou ils s'en souviennent vaguement comme s'ils les avaient vus dans un voyage ou une vie antérieure.
D'autres, plus nombreux, ne reconnaissent rien bien qu'ils aient l'habitude de faire le trajet, parce qu'ils ne regardent jamais rien. D'autres encore font semblant de reconnaître ce qu'ils voient pour se rassurer et ne pas avoir l'air stupides. La plupart cependant dorment et ne s'intéressent à rien. Ils vivent comme s'ils n'étaient pas là.
Plus d'un mangent, pris de boulimie voyageuse. A peine installés dans la vie, ils se mettent à grossir. Ils deviennent obèses. Ils se remplissent de nourriture et de vide. Ils croient tout savoir sur le voyage, les arrêts et les gares de campagne où personne ne descend plus même quand les gardes ouvrent les portières et sifflent pour rien.
Pourquoi sont-ils montés dans la vie comme on monte dans un train qui ne va nulle part ?
Enfin, longtemps plus tard, quand le train freine avant la dernière gare, ils meurent, oubliant qu'ils sont nés de rien et qu'ils se sont trompés de vie et de train.

J.B. 26 novembre 2008

Senza ragione, il treno si era fermato nella stazione, molto a lungo.
Dapprima le persone si sono guardate.
Poi, dai finestrini, hanno visto i marciapiedi della stazione, vuoti ed immuni nati, perché era già sera.
Sola, una ragazza aspetta sull’altro marciapiede senza muoversi.
Le portiere sono rimaste chiuse per tutto il tempo della fermata, interminabilmente.
Una donna si è messa ad urlare appena prima che il treno sussultasse.

Il treno è dunque ripartito. I viaggiatori inquieti non si sono più posti domande.
D’altra parte, si può dire che quelli che dormivano non si sono svegliati, neanche quando la donna ha gridato.

Si sale sul treno come si sale nella vita. Si prende posto e tutto va bene. E’ ancora giorno. I paesaggi sfilano dietro i vetri. Qualche raro passeggero più attento degli altri riconosce le colline, e gli alberi, e le case. Così ricordano vagamente, come se li avessero visti in un viaggio o in una vita anteriore.

Altri, più numerosi, non riconoscono nulla benché abbiano l’abitudine di fare quel percorso, perché non guardano mai niente. Altri ancora fanno finta di riconoscere quello che vedono per rassicurarsi e non avere l’aria stupida. La maggior parte comunque dorme e non si interessa a niente. Essi vivono come se non fossero affatto lì.

Più di uno mangia, preso da bulimia da viaggio. Appena piazzati nella vita, si mettono ad ingrassare. Diventano obesi. Si riempiono di prodotti alimentari e di vuoto. Essi credono di nsapere tutto sul viaggio, le fermate e le stazioni di campagna dove nessuno scende più anche quando i capostazione aprono le portiere e soffiano per nulla.
Perché sono saliti nella vita come si sale sul treno che non va da nessuna parte?
Infine, molto tempo dopo, quando il treno frena prima dell’ultima stazione, essi muoiono, dimenticando che sono nati dal nulla e che si sono sbagliati sulla vita e sul treno.

(indegnamente, traduco).

http://images.google.it/images?sourceid=navclient&hl=it&ie=UTF-8&rlz=1T4RNWN_itIT271IT272&q=delvaux&um=1&sa=N&tab=wi

9 commenti:

teoderica ha detto...

Pietro un racconto malinconico........

Si sale sul treno come si sale nella vita. Si prende posto e tutto va bene.
Ma una volta che sei salito, cosa puoi fare ? Accetti la tua vita e la ami , un altro viaggio è impossibile. A me il treno piace, leggo, scrivo, guardo il paesaggio dal finestrino, come fosse un film e fantastico sulle persone che lì vivono. Formica tra le formiche, mi immagino che al mondo senz' altro esiste qualcuno che sta facendo e pensando esattamente come me , tanti viaggi paralleli....e si sa che all' infinito le parallele si uniscono.

Jean Botquin ha detto...

Magnifique, la première traduction d'un de mes textes dans la langue de Dante ! Merci infiniment.
J'ai changé plusieurs fois de trains pendant ma vie, chaque fois pour m'améliorer et continuer à vivre, mieux...Je ne regrette rien, sauf peut-être d'avoir trop attendu, la première fois, de changer de train. Je crois que j'ai compris le commentaire de teoderica...un altro viaggio è impossible

teoderica ha detto...

Cher Jean.....J' ai compris....un altro viaggio è impossibile. Au revoir e ciao ( chansons et film triste....triste..triste...)

pietro d. perrone ha detto...

Il racconto di Jean è molto bello. Una vera metafora della vita. Succede di tutto, l'amore, il dolore, la morte, la gioia, i miracoli. Ma molti sono non sono vivi davvero.Non credo se ne rendano conto.
Molti altri sono attivissimi. Non se hanno davvero un cuore.
Molti altri ancora hanno un fuoco che li divora.
Nella vita, poi, si alternano momenti diversi, come nella tua vita Tea, o in quella di Jean, o nella mia. E in quella di tutti.
Questo rende più movimentato il viaggio del treno.

Cette fois, Jean, la traduction est de GOOGLE:
L'histoire de Jean est très belle. Une véritable métaphore de la vie. Il se passe tout l'amour, la douleur, la mort, de joie, de miracles. Mais beaucoup ne sont pas vivre davvero.Non Je pense que si ils se rendent.
Beaucoup d'autres sont actifs. Pas si elles ont un vrai coeur.
Beaucoup d'autres ont un feu qui les dévore.
Dans la vie, puis suppléant à des moments différents, comme dans la vie de votre thé, ou dans celui de Jean, ou les mines. Et tout cela.
Cela rend le plus riche en événements voyage en train.

Cara Tea, è troppo importante comunicare. Ci riusciremo anche se non conosciamo le lingue.
A te devo dire, oi, che si, ho davvero piacere averti per amica.

pietro d. perrone ha detto...

PS.
Ovviamente, Jean, io non sono degno dell'immenso Dante, sommo poeta e creatore della lingua italiana.

De toute évidence, Jean, je ne suis pas digne dell'immenso Dante, le poète suprême et créateur de la langue italienne.

teoderica ha detto...

Ciao, volevo solo dirti che hai messo della musica jazz molto .....bella.

teoderica ha detto...

Mi è venuto un dubbio....non vorrei scocciarti troppo.

teoderica ha detto...

Sono ancora io , volevo dirti che sono riuscita a fare i miei primi video,fanno un po' ( anzi molta)schifezza, ma ce l' ho fatta. Fra poco li metterò sul sito, se tu li vuoi vedere li puoi trovare su you tube ( il nickname è chisciotta) scusami, scusami,se ti invado il sito , ma da domani ho meno tempo ti importunerò di meno.....buonanotte....dimenticavo i tuoi video sono molto belli.

pietro d. perrone ha detto...

Cara Tea, non ti scusare. Mi fa veramente piacere la tua presenza.

Scusami - mi sono scusato anche da te - stasera non posso stare al computer. Ho un pò di... casino organizzativo.

Voglio vedere i tuoi video ma devo dedicargli l'attenzione che meritano.

La musica mi piace molto. Jazz, Classica, Rock (quello dei tempi di gioventù, la mia, che tu sei ancora piuttosto giovane).

PS. Ho letto da te la tua storia. Sii fiera di te. E poi, lo sai che Emanuele Severino - che tuo figlio conosce bene - è uno dei filosofi che conosco benissimo anche io? Poi ne riparleremo più approfonditamente. Sono arrivato ad alcune conclusioni riguardo al suo pensiero che vorrei sottoporti (e tu, se lo vorrai, potrai coinvolgere il tuo baldo giovanotto).

A presto

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