2 marzo 2009

ROMA RAPITA

Chissà, magari ci dovrei provare a fare un post su Roma. E' una specie di sfida. Il confronto con una città già detta eterna, Caput Mundi, eccetera. Città che è stata cantata dai poeti più grandi. Che è stata visitata da tutti i grandi della storia. Che da sempre è capitale di qualcosa, di qualche repubblica, di un impero, di un stato del papa, di un regno terreno. 
Città dove la grandezza è stata costruita con i proventi delle crassazioni dei prefetti delle provincie romane, esattori disonesti di imposte immonde, con il commercio delle anime, con le simonie, con le grazie morbide di qualche grande puttana senza scrupoli. Città dove l'Arte si è fatta marmo, colore, pietra. Tempio, chiesa, giardino o palazzo. Città che ha stupito Alberti, Michelangelo, Raffaello, Rubens, Caravaggio, eccetera eccetera... Roma è una città nella quale non può esistere l'innocenza civile, la fede onesta. 
Tutte le vittorie nobili e tutti i tradimenti possibili hanno lasciato le loro vittime lungo le strade di Roma. L'occhio del Panteon parla con tutti gli dei del cielo superno e con le profondità degli inferi sotterranei. 
Uomini si sono fatti dio, papi, santi, duci, dittatori, presidenti, re, imperatori, generali. Tutto è stato venduto per le strade di Roma, nel corso dei secoli. Vite umane e vite eterne. Amori sacri, profani e mercenari. Fedi eterne e passeggere. Imperi sconfinati e piccoli potentati feudali. Tutto ha avuto un prezzo, verginità d'animo e di corpo, seggi papali o cardinalizi, generalizi e militari. Statue e colonne. Intere nazioni e città capitali oramai ridotte a ricordi rovinosi. Imperatori romani che parlavano greco o spagnolo. Re che fuggivano impauriti. Eroi che si facevano sacrificare per l'onore perduto. Oche che davano l'allarme. Galli Celti e Lanzichenecchi che hanno depredato e saccheggiato come dilettanti rispetto a legittimi regnanti, ladroni e vigliacchi. Pestilenze e processioni. Malattie e miracoli.Papi e papesse. Cosa posso mai dire io ancora? Posso solo raccontare di qualche passeggiata solitaria. Di qualche sguardo innamorato del bello buttato tra le cose di mille e mille anni fa. Per quel che ne resta, oggi, di quel miracolo di città. Oggi che la stanno svendendo per qualche zecchino seminato dal gatto e la volpe nell'orto di Getzemani d'Oltretevere. Orde di barbari turisti comprano le effigie dei santi papi e dei beati gerarchi dell'istituzione repubblicana o di quella papalina. Alta è la triste sagoma della statua di Giordano Bruno. Ai suoi piedi oggi, schiere di cialtroni ubriachi ed ignoranti, ogni notte si riepiono la pancia e la bocca e nonostante la tolleranza zero dichiarata da pappagalli di ogni colore, sotto gli occhi tolleranti del frate di Nola, si azzuffano e si prendono a colpi di lama e manici di bottiglie, disfatti e puzzolenti. In barba ai secoli che corrono e che non lasciano tracce veramente visibili sul trucco troppo marcato di questa donna senza forme nè più virtù. Se fosse vera la favola mozartiana del Commendatore che trascina verso l'Ultima Cena l'ingenuo Dongiovanni, il cupo fratacchione di Campo dei Fiori avrebbe già procurato migliaia di anime a Monsignor Lucifero, temuto e maledetto di giorno ma invocato e provocato ogni notte. Mi piacerebbe parlare di Roma. 
Ma è una sfida molto difficile. Chissà. Ravenna. Forse per lei si può ancora dire qualcosa. Le città piccole si possono amare ed odiare al tempo stesso. Ti accolgono e ti abbracciano, ma ti soffocano e ti abbandonano. Sono dolci ed amare. Roma devi amarla per forza. Perchè è troppo bella.
Qui non sei nessuno, mai. Neanche un numero. Solo una virgola decimale. Anche se ti chiami Giulio Cesare o Silvio Berlusconi. 
Cosa ne resterà della memoria del Cavaliere, povero lui, che si affanna a dire e fare, fra cinque o dieci anni al massimo? Cosa sono cinque o dieci anni per una città che sta per festeggiarne più di 2.700 ilprossimo 21 aprile? 
Chi mai si ricorderà di quel povero nanetto circondato solo di recitanti di scarsa qualità e di povere ballerine mignotte, impresario senza storia di spettacoli televisivi bolsi e noiosi? 
Cosa vuoi che sia, lui, a confronto degli immensi uomini che hanno passeggiato per le storiche strade senza tempo della città eterna? 
Qui Giulio Cesare si è fatto pugnalare. 
Nerone ha dato fuoco con la lire alla sua fiamma artistica, per finire poi vittima di sè stesso. Decine di papi, nessuno se li ricorda più. Nessuno. Se non lasciavano qualche targa sui muri nessuno li avrebbe nemmeno più pregati. 
Qui, a Roma, sotto al Campidoglio di Romolo, il figlio del dio Sole, nella cella che tenne in vincoli niente di meno che il padre di tutti i papi, l'apostolo Pietro, sono conservate le catene che legarono alla fredda morte Vercingetorige il parigino, il capo dei Galli leghisti francesi. 
Qui la bellezza di Cleopatra sfilò per le strade come cimelio per un imperatore appena eletto. 

Qui, dove un re senza nome si fece costruire un monumento immenso e bianco, pieno di colonne, distruggendo la memoria millenaria delle case del Campidoglio.
Si potrebbero raccontare ancora tante altre storie.
Che vuoi di più democratico e meno aristocratico da una città grondande di storia? Da una città che non conosce il nome di un eroe. Che si è venduta a tutti i re e dominatori da 1500 anni a questa parte?

5 commenti:

ana.babe ha detto...

ciao Pietro, sì Luciana è una brava giornalista e l'articolo è bello...filosofi?? non dimenticherei il magnifico Cioran padre spirituale dei disperati di mestiere no?

teoderica ha detto...

Lo sapevo che avresti fatto un bel post, hai descritto Roma come la più grande "maitrasse" . Una matraisse ancora piacente , che ha il fascino dei grandi suoi conquistatori , che i nuovi conquistatori vogliono ....e come sei stato bravo hai denigrato Berlusconi senza odio, lo hai stracciato con una vena di amarezza.... lo hai solo messo a confronto con l' eternità.Scrivi veramente bene , dovresti rimboccarti le maniche ed iniziare un racconto o un romanzo breve così lasciandoti trasportare.....quando ti lasci trasportare divieni più incisivo, più singolare , viene fuori il Piero. Dovresti fare più post coi tuoi scritti, perchè non fai come Pier Luigi che usa il blog per pubblicare il suo romanzo "noir" a puntate , anche Annarita ha iniziato un racconto. Pensaci. Ciao.

teoderica ha detto...

Caro Piero , il video mi è piaciuto molto , per le suggestive immagini del cimitero degli inglesi, per le sanguigne poesie del Belli, per Gasmann,ed anche per la curiosità che un tempo nell' 800 i funerali avevano un orario a seconda del censo. 5 minuti di bel teatro.

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, sei sempre tanto cara con me. Ti sono grato per la tua presenza e per il tuo apprezzamento.
Mi fa davvero piacere averti incontrata.

pietro d. perrone ha detto...

Ana, non so se risponderti qui o sul tuo blog.
Cioran... si è davvero il padre spirituale dei disperati. Ho un suo volume, il famoso "precis de decomposition", il suo esordio, se ricordo bene.
Non l'ho letto tutto. Ero in un momento del tutto all'opposto della disperazione. Aspettavo un figlio. Sentivo la vita che si moltiplicava, la sua forza che era tanto forte da non poter assumere le forme della disperazione, della "decomposizione". Quando leggevo le sue pagine qualcosa dentro di me si ribellava senza alcuna possibilità di resistenza. Era ovvia, scontata, incontrovertibile, si sentiva sulla pelle e dentro al cuore, nella testa e nei fatti quotidiani, la vittoria della vita.
Io leggevo e dentro di me sentivo scorrere un fiume di un altro colore.
Sono passati alcuni anni, da allora. Forse parecchi.
Alle volte sento che dovrei riprendere in mano quel libro. Le parole, le frasi, i paragrafi di Cioran erano tutti veri. Mi ricordo questa sensazione, accanto a quella del mancato riconoscimento. Era una disperazione, un nichilismo perfettamente vero, razionale, descrittivo.
Era per questo che il mio io interiore non poteva accettarlo.
Dovrei rileggerlo. Anzi leggerlo.
So che, a parte qualche periodo di tristezza, di malinconia, dentro di me rimane non scalfito il senso della vita.
Sento che quando c'è il sole non si può essere nichilisti, disperati. Quando c'è il sole la vita ride, il mondo è allegro. Rimangono, possono rimanere le nostre tristezze individuali, ma il mondo no, non potrebbe accettare la Disperazione.
Sono sicuro che dentro ogni Uomo la vita vince contro il Nulla, che Cioran riesce a descrivere così bene. Ne sono sicuro se non altro perchè la catena degli uomini continua a persistere nonostante le più efficaci descrizioni del Nulla.
Che è un baratro dentro di noi, nel quale precipitiamo, a volte. Ma del quale riusciamo miracolosamente a risultare vincitori.

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