13 aprile 2009

http://www4.hmc.edu:8001/Humanities/Beckman/Nietzsche/Salome.htm

La nascita di Venere        

In quell'alba (trascorsa era la notte 

piena d'orgasmi, d'impeti e di grida) 
il mare ancora si sconvolse. Urlò. 
E come l'urlo si richiuse lento, 
giù dai pallidi cieli mattutini 
nel muto abisso celere piombando -
il mare generò. 

Al primo sole scintillò di ricci, 
ribalenò l'immenso equoreo pube. 
Candida, in sé rattratta, umida ancora, 
fuor dalle spume una fanciulla emerse. 
Come la foglia verde appena messa 
freme, si stira e languida si svolge, 
così, per entro la frescura intatta, 
nella fievole brezza del mattino, 
a poco a poco il corpo suo si schiuse.

Fulgidi risalirono i ginocchi. 
Sfere di luna, parvero: sommersi 
nei nebulosi margini dell'anche. 
L'ombra arretrò; scoprì gli agili stinchi. 
Si protesero i piedi; e furon luce. 
Come nel sorso palpita la gola, 
ogni giuntura palpitò. Fu vita. 

Entro il calice alcionio era quel corpo 
come in mano di bimbo un fresco pomo; 
e nel piccolo stimma a mezzo il ventre, 
accogliersi parea tutta la tenebra 
di quella immensa chiarità vivente. 
Sott'essa risalìa, fievole e chiaro, 
l'arco dei lombi, il flutto; e ricadeva, 
ruscellando sommesso, a quando a quando. 
Di luce intriso, non ancora ombrato, 
come d'aprile macchia: di betulle, 
si palesava ignudo il caldo pube. 

Quindi si bilanciò la svelta linea 
delle morbide spalle, equilibrata, 
su lo stelo del corpo, che, diritto, 
vibrò come zampillo. Alto, ricadde, 
con lento indugio, nelle braccia lunghe,
precipitando in gonfie onde di chiome. 

Il volto trapassò, piano, dall'ombra 
del suo scorcio reclino, ecco, alla luce.
Eretto fu. Sott'esso, rilevato, 
si conchiuse del mento il tondo giro. 
Ma poi che il collo dardeggiò, vibrando 
come uno stelo fervido di linfe, 
anche le braccia s'agitaron tese, 
colli di cigni all'erma sponda aneli. 

Ed ecco: all'improvviso entro la grigia 

alba sopita delle membra, corse 
la prima brezza: un timido respiro. 
Nel più sottile rameggiante intrico 
delle trepide vene, un sussurrìo 
flebile si levò: frusciò, sovr'esso, 
il primo alacre scorrere del sangue. 
Quindi, la brezza rinforzò. Fu vento. 
Con tutto il fiato si gittò per entro 
gli acerbi seni. Li gonfiò compresso. 
Candide vele ricolme di spazio, 
trassero, quelli, il lieve corpo a riva. 

Ed approdò, la Dea. 

Dietro di lei che per i lidi nuovi 
- rapido il passo - procedea, balzarono
tutto il mattino i fiori e gli alti steli: 
ardenti ed ebri, quasi appena dèsti 
da una notte d'amplessi. 
Ed ella andava, 
velocemente lontanando in corsa. 
Ma nell'ora più calda - a mezzo il giorno 
ancora una volta il mare si sconvolse, urlando. 
Un delfino gittò; dai flutti stessi, 
porpora enorme: esanime, squarciato.



Geburt der Venus

An diesem Morgen nach der Nacht, die bang

vergangen war mit Rufen, Unruh, Aufruhr, -

brach alles Meer noch einmal auf und schrie.

Und als der Schrei sich langsam wieder schloß

und von der Himmel blassem Tag und Anfang

herabfiel in der stummen Fische Abgrund -:

gebar das Meer.

 

Von erster Sonne schimmerte der Haarschaum

der weiten Wogenscham, an deren Rand

das Mädchen aufstand, weiß, verwirrt und feucht.

So wie ein junges grünes Blatt sich rührt,

sich reckt und Eingerolltes langsam aufschlägt,

entfaltete ihr Leib sich in die Kühle

hinein und in den unberührten Frühwind.

 

Wie Monde stiegen klar die Kniee auf

und tauchten in der Schenkel Wolkenränder;

der Waden schmaler Schatten wich zurück,

die Füße spannten sich und wurden licht,

und die Gelenke lebten wie die Kehlen

von Trinkenden.

 

Und in dem Kelch des Beckens lag der Leib

wie eine junge Frucht in eines Kindes Hand.

In seines Nabels engem Becher war

das ganze Dunkel dieses hellen Lebens.

Darunter hob sich licht die kleine Welle

und floß beständig über nach den Lenden,

wo dann und wann ein stilles Rieseln war.

Durchschienen aber und noch ohne Schatten,

wie ein Bestand von Birken im April,

warm, leer und unverborgen, lag die Scham.

 

Jetzt stand der Schultern rege Waage schon

im Gleichgewichte auf dem graden Körper,

der aus dem Becken wie ein Springbrunn aufstieg

und zögernd in den langen Armen abfiel

und rascher in dem vollen Fall des Haars.

 

Dann ging sehr langsam das Gesicht vorbei:

aus dem verkürzten Dunkel seiner Neigung

in klares, waagrechtes Erhobensein.

Und hinter ihm verschloß sich steil das Kinn.

 

Jetzt, da der Hals gestreckt war wie ein Strahl

und wie ein Blumenstiel, darin der Saft steigt,

streckten sich auch die Arme aus wie Hälse

von Schwänen, wenn sie nach dem Ufer suchen.

 

Dann kam in dieses Leibes dunkle Frühe

wie Morgenwind der erste Atemzug.

Im zartesten Geäst der Aderbäume

entstand ein Flüstern, und das Blut begann

zu rauschen über seinen tiefen Stellen.

Und dieser Wind wuchs an: nun warf er sich

mit allem Atem in die neuen Brüste

und füllte sie und drückte sich in sie, -

daß sie wie Segel, von der Ferne voll,

das leichte Mädchen nach dem Strande drängten.

 

So landete die Göttin.

 

Hinter ihr,

die rasch dahinschritt durch die jungen Ufer,

erhoben sich den ganzen Vormittag

die Blumen und die Halme, warm, verwirrt,

wie aus Umarmung. Und sie ging und lief.

 

Am Mittag aber, in der schwersten Stunde,

hob sich das Meer noch einmal auf und warf

einen Delphin an jene selbe Stelle.

Tot, rot und offen.


3 commenti:

teoderica ha detto...

Che slendida, potente lirica, anche se non so il tedesco mi è piaciuto provarla a leggerla nella sua lingua, per cercare di catturarne il suono.Ti volevo anche dire, che l' immagine che hai messo dell' isola di Pasqua è stata una idea creativa, inoltre la raffigurazione è molto espressiva, l' artista , di cui sono andata a vedere il sito è intensa . Ciao.

pietro d. perrone ha detto...

Si è una delle più belle poesie che abbia letto.
E' meravigliosa, viva e potente, come dici tu.
Ho messo l'originale proprio perchè così si può gustarne meglio il sapore.
Tempo fa mi affascinava un'idea pazza, di dare voce, di restituire il suono ad una lingua morta. Il sumerico. Avevo, ho, trovato alcuni testi vecchi di svariate migliaia di anni. Tradotti in italiano. Ma, soprattutto, avevo, ho, trovato, oltre ai segni cuneiformi, i suoni che quella lingua, quei segni magici, dovevano avere.
E così volevo ridare vita ad una lingua morta.
Ma non sarebbe stata, anche, un'impresa alla prof. Frankenstein?
Pazza, senz'altro.
Mi piacerebbe ancora farlo.
Chissà. Magari potrei tentare su internet, magari sul blog...
Mah!
Chissà?!

Gli Auguri con un'immagine bella. Ma auguri un pò spiritosi.
Ringrazio il sito dell'artista da cui l'ho rubata.

Ciao.

teoderica ha detto...

Ma se neanche le idee possono essere un po' pazze che vita insulsa sarebbe? E poi la tua mi sembra anche attuabile, il suono delle parole è molto importante.Ciao.

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