27 febbraio 2009

SUL PALCOSCENICO

http://www.artmomo.com/public/minuetto-a-villa-palagonia-cm160x180-disegno-2002.jpg



Il pianista batte sulla tastiera all'impazzata.
Le note scaturiscono all'impazzata.
E' un vecchio suonatore, col trucco pesante sulle occhiaie.

Nel locale il fumo riempie di calore i polmoni carichi di feroci note.
La musi ca invade la sala soffocata dall'acre profumo delle ballerine sudate.
Hanno gambe bene in vista ed il petto ansimante, che arranca alla fine del mese.

La voce roca del cantante addolcisce la serata insignificante, 
altrimenti
Il colore del trucco sbavato cola sotto le occhiae profonde che piangono
come un bambino.
Lo sguardo innocente è nascosto dietro gli occhiali neri infranti
sul palcoscenico di legno.

E' un ritornello swing, forse jazz, suonato con ostentazione e molti colori.
I costumi sono pieni di piume, scialli colorati e strasciichi sontuosi.
La musica ignobile si alza sotto le note della sua voce accattivante.

Sono innamorato di quella voce, come solo un pazzo sarebbe capace.
Sono infatuato di quell'immagine piatta piena di colore e di profumo.
Sono attratto dal calore di quel corpo che si contorce sul palco di poveri attori.

E' il palco di una ricca città dove debuttarono attori di grandi compagnie.
Attori che hanno lasciato il n ome a compagnie di teatro che hanno reso eterni
autori altrimenti sconosciuti.
 E' il palco dove i sogni di poveri piccoli uomini in maschera sono diventati pesanti e concreti.

Erano solo promesse, attori di provincia, quando l'agente rapì la loro firma.
Erano solo poveri illusi, cantanti d'avanspettacolo, quando il diavolo raì i loro desideri.
Le loro promesse salirono al cielo e diventarono olonne di un tempio di eterna adorazione.

Le candele di quel tempio erano odorose e riempivano d'incensi vaporosi la platea del teatro.
I rilfettori, con l'occhio di bue, sparavano sulla folla impaurita il loro fasci di proiettili luminosi.
Molti morivano, sordi, ciechi, paralizzati sulle poltroncine rosse della sala gelata.

Il pubblico era in visibilio, si contorceva agitato sotto le scosse staffilanti del mostro sul palco.
Era alto. La sua immagine veniva proiettata su mille piccoli invisibili schermi neri
scintillanti come lucciole impazzite.
La siringa era ancora infissa sul legno sanguinante del palco di rovere grezzo.
La moquette amaranto aveva lo stesso colore del rivolo sanguinate che scendeva
dal polso della star.
Il lungo serpente di piume era ancora appeso al collo candido rimanso senza respiro.

Il pubblico adorava quel finale senza repliche. Solo il cantante odiava quella parte.
Il procuratore selezionava candidati per il ruolo di protagonista che ogni sera
si rendeva vacante.
Nel giardino antistante il teatro verdeggiava la mestosità delle querce e la nobiltà
senza tempo dell'alloro.

Ogni mattina si raccoglieva la fila davanti all'ingresso del teatro, e tutti applaudivano, 
fuori nella nebbia gelata.
Ogni mattina il telefono dell'impresario squillava all'impazzata, mentre i suoi sogni erano
incagliati nell'alcool residuo dei suopi sogni notturni.
I telegrammi venivano aperti dalla volgare segretaria bionda con la minigonna aperta di fianco.

Un cigno, sognava di essere il ballerino, una silfide, una musa . Un apollo, immaginava di essere
l'autore sconosciuto, senza nome sulla locandina.
Avevano dimenticato l'inchiostro in tipografia e si scolriva il manifesto, nel riquadro della vetrina.
Solo la voce del cantante diventava eterna, ma incagliata nel ronzìo 
del vecchio disco di vinile sul gramofono.

Era musica, spettacolo, vita, quella che, ogni sera scorreva sul palco, davanti a quel 
pubblico di provincia annoiata.
Era colore, arte, balletto irrefrenabile, come una malattia mentale senza cura.
Era violenza, speranza, dolore, morte, era sangue, era sudore, era droga, era trucco disfatto.

3 commenti:

teoderica ha detto...

Spettacolo è tutto ciò che attrae attenzione,oggi non solo tutto è spettacolo ma per attrarre bisogna osare sempre di più. Il tuo racconto mi ha fatto tornare in mente un romanzo ( non ricordo il titolo nè l' autore) in cui il protagonista per diventare famoso decide di uscire in strada ed uccidere il primo che passa.....oggi non basta più uccidere una persona ne devi uccidere almeno due o tre e con molta efferatezza ......e pensare che una ventina di anni fa quando lessi il libro ne rimasi scandalizzata.Chiudo perchè non voglio rattristarmi ......vado ad ascoltare un omaggio all' ideatore del Manifesto futurista della Musica e ti porto virtualmente con me . Ciao.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Magnifico ricordo. Credo, infatti, che questo tuo bel racconto sia un ricordo.
Ricordo che e' un lampo che reca la visione interiore di te e che, attraverso tutte le mediazioni dei sensi e del discorso, accede con un solo movimento alla verita'.
Il tuo ricordo si schiude su un mondo soggettivo ben piu' profondo del mondo degli oggetti e carico di una significato ben piu' pesante.
Con il ricordo il corpo sottile della tua anima si accende al fuoco segreto del mondo e con esso penetri nell' intimita' delle cose.
Buona fine settimana
Vale

pietro d. perrone ha detto...

Oggi la realtà ha superato la fantasia. E' svanita anche la capacità di scandalizzarsi...

Caro Pier Luigi, mi fa piacere che ti sia piaciuto... lo spettacolo attrezzato sul palcoscenico... della memoria.

La memoria è un argomento prezioso... Non deve essere solo la memoria personale. C'è una memoria collettiva, che prende vita e colore, se le la guardiamo negli occhi...

Io le voglio molto bene...

A presto

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