30 marzo 2009

pierperrone sent you a video: "Chacun de vous est concerné"

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Petit montage pour illustrer une chanson de Dominique Grange, "Chacun de vous est concerné", illustrée par des dessins de Tardi. Dessins et chanson sont tirés du bel ouvrage de Tardi illustrant les chansons de Dominique GRange : "1968-2008", N'EFFACEZ PAS NOS TRACES !
Cette vidéo est également visible sur le site Esprit68. Vous pouvez retrouver les articles et les autres vidéos d'Esprit68 à cette adresse : http://www.esprit68.org/

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   Subject: [fabrizio] Chacun de vous est concerné
   Date: Tue, 17 Apr 2001 19:03:16 +0200
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Questo il testo della canzone del maggio francese che fabrizio tradusse ne "la canzone del maggio".

*************************************+
Chacun de vous est concerné.

Même si le mois de mai
Ne vous a guère touché ;
Même s'il n'y a pas eu
de manif dans votre rue ;
Même si votre voiture
N'a pas été incendiée ;
Même si vous vous en foutez !
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez feint
De croire qu'il ne se passait rien,
Quand dans le pays entier
Les usines s'arrêtaient ;
Même si vous n'avez rien fait
Pour aider ceux qui luttaient ;
Même si vous vous en foutez ! 
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez fermé
Votre porte à notre nez,
Une nuit que nous avions
Les Céhèresses aux talons ;
Si vous nous avez laissés
Matraquer sur le palier ;
Même si vous vous en foutez !
Chacun de vous est concerné.

Même si dans votre ville,
Tout est resté bien tranquille,
Sans pavés, sans barricades,
Sans blessés et sans grenades,
Même si vous avez gobé
Ce que disait la télé ;
Même si vous vous en foutez !
Chacun de vous est concerné.

Même si vous croyez maint'nant
Que tout est bien comm' avant,
Parce que vous avez voté
L'Ordre et la sécurité,
Même si vous ne voulez pas
Que bientôt on remett' ça ;
Même si vous vous en foutez !
Chacun de vous est concerné.

********************************************

Omaggio a Fabrizio e al Sessantotto...

Il quadro che si vede all'inizio è di Munch, s'intitola "Il Giorno dopo". E' il quadro che ad Adriano Sofri fa venire in mente il momento post-sessantotto, un'atmosfera simile a quella della mattina dopo una sbornia, quando ci si sveglia con la testa pesante e un confuso desiderio di cambiamento, ma la voglia di rifare tutto daccapo...

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5 commenti:

teoderica ha detto...

Ho confrontato il testo francese con quello cantato da Faber....devo dire che anche se ambedue sono molto tristi, il testo tradotto da Fabrizio risulta molto più poetico.Il testo è triste perchè non ti lascia l' illusione di poterti rinchiuderti nel tuo mondo quando ne hai bisogno.Ciao , ora sto leggendo Achille Campanile di cui ti lascio un aforisma, a te piace Campanile? A me molto.
....Alcuni scrittori per scrivere hanno bisogno della vena. Altri dell'avena. Riciao.

pietro d. perrone ha detto...

Non ho letto niente di Campanile, ma so che è essere davvero intelligente.

Si sono due canzoni molto tristi. Tristi. Parola strana.
Tristi perchè nel maggio del 68 c'era tanta speranza.
C'erano i giovani che volevano conquistare il mondo, che volevano lasciarsi alle spalle un mondo fatto di divieti, troppe volte ingiusti, un mondo contadino e bigotto, ormai logoro.
I giovani nel 68 volevano costruire un mondo diverso, fondato sull'ironia, sulla spensieratezza, sulla leggerezza.
Invece costruire il mondo costa fatica, dolore, lacrime, sangue. E loro, i giovani, allora non lo sapevano. O non volevano sentirlo.

Nel 68 finiva il mondo insulso dell'atomica, vissuto nell'incubo della distruzione immane, della guerra totale. Finiva il silenzio che aveva oppresso una generazione impegnata nella ricostruzione delle macerie esteriori ed interiori della prima metà del secolo. Una generazione orfana, dilaniata dal silenzio e dal sacrificio, una generazione che non credeva più alla frozza delle aprole e degli ideali, che aveva i calli alle mani ed il cuore gonfio di tristezza.

Nel 68 stava nascendo il mondo del consumismo, del benessere, del superfluo, dell'immateriale. Un mondo che oggi sta crollando.
Nel 68 stava nascendo il mondo di oggi, senz'anima e senza principi, senza fedi e senza valori.
Oggi si intravede, sullo sfondo di quelle vecchie canzoni, la trama di quello che sarebbe successo nei quaranta anni del dopo.

Allora, invece, era lotta dura, nel nome dell'illusione, era forte la voglia di fuggire oltre ogni limite.
La droga, l'eroina e l'ELLESSEDI', hanno bruciato un'intera generazione di geniali pensatori, artisti, musicisti, pittori, cantanti, utopisti, omosessuali...
Ogni differenza doveva essere cancellata.

Sono tristi quelle canzoni, ha ragione, Paola.
Quaranta anni sono davvero lunghi. In quaranta anni è cambiato il mondo, ma non come si desiderava allora.
E' cambiato e non ce ne siamo neanche accorti.
E' cambiato nelle mani di quelli che nel 68 protestavano nelle piazze di tutto il mondo.
E' cambiato. E basta.

L'unica cosa che non ammetto è il discorso dei falsi ed ipocriti conservatori che avrebbero voluto tenere fermo il mondo, che avrebbero voluto impedire ogni cambiamento. Per mero egoismo, per vuoto interesse, per ipocrita venalità.
Tutto cambia. Ed ogni cambiamento comporta rischi e pericoli.

La nostra generazione non si può sottrarre al giudizio della Storia. Com'è il mondo oggi?
C'è rispetto per l'Uomo?
C'è rispetto per la Natura e per il Mondo?
C'è rispetto per gli altri?
Sono finite le guerre?
Sono finite la povertà, lo sfruttamento dei più deboli, è scomparso il mostro della morte per fame, è finito il pregiudizio razzista, la prevaricazione politica?
Sono rimarginate queste ferite?

NO. NO.
Anzi se ne prospettano di nuove.

Di questo la nostra generazione deve rispondere.

Ma non è vero che tutto questo era prevedibile già allora. E' falsa questa ipocrita voglia di immobilismo.
Il mondo di allora non lo desidererebbe più nessuno, solo i pochi che godevano in mezzo ai tanti che soffrivano. Solo quelli che avevano ormai la pancia piena e non volevano dividere con nessun altro la propria mensa. Anche se erano sazi e nauseati.

Non possiamo lasciarci sopraffare nè dalla nostalgia del tempo che passa nè dallo stupido interesse di chi non voleva correre il rischio di vedere il mondo cambiare. Il pericolo di partecipare alla gara del del Futuro.

Erano innocenti i giovani nelle piazze del 68.
Innnocenti ma illusi.
Innocenti, illusi ed utopisti.
Innocenti, illusi, utopisti ma anche ingenui ed incoscienti.

Sono davvero tristi quelle canzoni, Paola.
Eravamo giovani, allora, anche se non avevamo ancora l'età per scendere in piazza.
Però,almeno, allora, nel 68, c'era la voglia, vivissima nelle canzoni di Fabrizio, di discutere ogni certezza.
Di pensare.
Di pensare, dubitare, chiedersi il perchè e la ragione delle cose.
Oggi tutto questo manca.
Non siamo più innnocenti.
Nè innoenti nè illusi.
Nè innocenti, nè illusi nè utopisti.
Nè innocenti, nè illusi, nè utopisti e neanche ingenui. E neppure più incoscienti.

Oggi tutto ciò ci manca.
Di tutto ciò c'è immenso bisogno.

Oggi avremmo bisogno di nuovo di Fabrizio, delle sue poesie, della sua cultura, del suo dubbio profondo ed impertinente.

Per questo FABRIZIO CI MANCA.

pietro d. perrone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
pietro d. perrone ha detto...

Ho eliminato il post duplicato per errore.

teoderica ha detto...

Oggi tutto ciò ci manca.
Di tutto ciò c'è immenso bisogno.

Si è bruciato tutto,hai detto bene in quelle canzoni già si intravedeva quello che sarebbe stato anni dopo, ciò in cui si credeva è risultato uguale a quello in cui credevano gli ipocrita di allora ... i consevatori di allora sono gli ipocrita di oggi che si riempiono la bocca di belle parole , dicono, dicono e dicono e fanno l' opposto,e quando sono colti in fallo negano l' evidenza , oggi non solo sono proni al dio mammona ,ma assumono una maschera secondo la convenienza e non si prendono le loro responsabilità, mentre allora 40 anni fa mi pareva che almeno ci fosse meno istrionismo. Nel mondo di oggi , occorre per ricaricarti un angolo di solitudine dove non ti arrivi notizia di nulla, pechè altrimenti ti chiedi che senso ha tanto gesticolare , quando noi viviamo così poco . Scusami le riflessioni saltellanti, ma il tuo lungo commento mi ha messo malinconia, perchè gli anni che seguirono il "68 profumavano di libertà, di amore, di viaggio, di amicizia, di fine della fame nel mondo, di confronto, della diversità, dove è andato a finire tutto questo.........allora stare senza reggiseno era simbolo di libertà e di rispetto per il corpo, oggi si fa per provocare o per mettersi in vendita. Chiudo altrimenti non la finisco più.Sì Fabrizio De Andrè era una colonna sonora di quegli anni, sonora e potica.Ciao.

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