16 aprile 2009

REPUBBLICA INDIPENDENTE

PRIMO ANNO

Ripropongo, come augurio,  le prime pagine della "repubblicaindipendente".  Facciamo risalire al discorso del "primo cittadino" dall'Aula del Parlamento il primo atto ufficiale, dal "programma della Repubblica Indipendente", l'atto di fondazione di questo spazio libero, aperto a tutti coloro che desiderano sentirsi liberi.

16 APRILE 2008

Dall'Aula del Parlamento

Il Primo Cittadino, stasera, tiene il primo discorso ufficiale della "repubblica".
L'aula del Parlamento viene inaugurata per l'occasione e tutte le strumentazioni sono state provate per consentire la migliore riuscita di questa speciale serata.
Il tema è di particolare importanza, è fondamentale. Da questo discorso potrebbe dipendere l'esito, la riuscita, il raggiungimento degli scopi della "repubblica indipendente".
A questo punto dobbiamo descriverlo, il Primo cittadino, mentre affronta questo momento topico.
E' alto, forte, molto teso.
Sul viso gli si nota appena lo sforzo di tenere a bada la tensione. Gli si serrano i denti e gli impallidiscono le gote. Ma gli occhi, gli occhi, esprimono calore, e calma. E' uno sguardo profondo, che vede lontano.
Ha il portamento eretto, il contegno nobile e deciso, ma al tempo stesso sembra gentile e cordiale.
Il suono della voce è caldo ma fermo.
Ecco, però, ora il resoconto del discorso.
"Programma della Repubblica Indipendente.
Ci sono molte cose da fare, ora che la "repubblica" è nata.
Prima di tutto... prima di tutto si dovrebbero stabilire le regole di funzionamento, una Costituzione.
... il problema vero non è di carattere tecnico, la scelta fra i diversi tipi di governo, i princìpi, i poteri, il sistema elettorale, eccetera.
Il problema vero è se dobbiamo assoggettarci ad una Costituzione oppure se dobbiamo vivere veramente liberi.
In futuro dovremo affrontare questo tema.
Abbiamo anche molte altre cose da fare. Questo è un momento di vitale importanza per la "repubblica".
Dobbiamo convocare il Consiglio degli Anziani Cittadini e mettere la prima pietra della Town Hall. Definire le linee della politica estera e le modalità di difesa dei confini, dell'ordine interno e, in generale individuare i criteri di sicurezza.
Poi, dobbiamo coniare una nostra moneta ed organizzare i mercati, scegliere un regime economico e stabilire le regole che lo sostengono.
Inoltre, dobbiamo dare vita alle Istituzioni della Cultura, a quelle Civili ed a quelle Religiose.
E poi, abbiamo bisogno di eroi, poeti, inventori, scienziati...
Che avventura, la fondazione di una "repubblica" !!
Come è frenetica questa fase primordiale. Deve essere sempre stato così, all'inizio, anche negli altri Stati. Forse, loro erano avvantaggiati dal fatto di nascere dopo una grande rivoluzione, o una guerra catastrofica, o magari grazie ad un moto democraticamente gestito, un plebiscito, o un referendum, o qualcosa di simile.
Da noi, invece, che ci stiamo organizzando solo perché ci fa piacere, per stare meglio, per essere, o cercare di essere, veramente liberi e felici - cittadini liberi ed un popolo felice, intendo - da noi, invece, tutto deve essere pensato ex novo, con la fretta ed i rischi di errore che derivano da momenti come questo. Non è giusto correre dei rischi in momenti come questo!
Forse, però, alla fretta possiamo resistere. Sarebbe bene!
Rimane la frenesia. Anch'essa deve essere arginata.
Mettere ordine, prendersi il tempo necessario e fare le cose al meglio. Questo richiede il bene della "repubblica".
Questo dobbiamo fare per il nostro piacere."

14 APRILE 2008

La Piazza in festa.

Nella Piazza stasera c'è gran fermento.
Ci sono grandi novità, nel Paese nostro vicino.
Hanno votato, ieri e stamattina. E che risultati!!
Tutti nella nostra bella Piazza ne parlano, ridacchiando sotto i baffi.
Intravedo il farmacista, che tiene banco nel crocchio, con direttore delle Dogane ed il dirigente delle Imposte. Non sembrano stupiti. Forse sono un pò preoccupati, se l'onda anomala dovesse espandersi anche nei nostri confini.
Ma, li rassicura il capo della Gendarmeria, non è possibile nessun "contagio", nessuna espansione dell'onda.
Ricorda il Professore, ormai in pensione da anni, che aveva insegnato il latino dei Padri di Roma ed il greco della Polis di Atene a tutti noi. Dice, sembra che i nostri vicini siano invecchiati di colpo, abbiano perduto ogni memoria, Chissà i loro professori cosa spiegheranno, ora ai giovani nelle scuole.
Ci sono tante belle ragazze a spasso, in piazza, stasera. Mi sembrano ancora più belle, a vederle, le nostre figliole, così virtuose. Speriamo non si guastino, col tempo.
C'è un gran brusìo... fermento.
Sono tutti eccitati. Stasera è la sera della dichiarazione d'indipendenza. Nasce la "repubblica indipendente". Ci sono le poltroncine, in piazza. Ed il palco. L'orchestra con i violini, il pianoforte, i fiati e la grancassa.
Ci saranno anche i figuranti con i costuni storici. E i discorsi ufficiali. Il Sindaco, il Capo dell'Assemblea. Ed il Maestro dell'orchestra stringerà la mano a tutti, sorridendo.
Il 14 aprile 2008. Il prim o giorno d'indipendenza.
Ci saranno, a mezzanotte, anche i fuochi d'artificio, alti, rumorosi, come uno sberleffo.
Chissà l'invidia che proveranno stanotte a Roma!!

4 APRILE 2008

Casa delle Culture

Memoria. Radici.Intreccio di sentimenti profondi. Materia che costituisce il nostro essere.
A queste parole oggi si dà a sproposito un valore difensivo, conservatore.
Sono diventate sinonimo di razza, di esclusione, di violenza.
La Memoria e le Radici, invece, sono le nostre fibre più forti, i nostri gangli più ricettivi.
Con le radici stiamo aggrappati alla realtà e senza la memoria non sapremmo neanche di essere vivi. Non avremmo una storia come persone, nè come cittadini, nè come popoli.
La profondità della memoria è una misura del tempo. Guardando indietro, verso il passato, costruiamo la Storia. E, come il marinaio che, tenendo d'occhio la scia della nave, nella sera, al tramonto, si commuove al ricordo della casa che ha lasciato e dei cari che lo aspettano, il cittadino rammenta i visrtuosi compagni con cui ha combattuto per costruire l'Acropoli, e difenderla dagli invasori prepotenti.
Osservando in avanti, invece, scopriamo il futuro. Come Galileo, col suo cannocchiale, che gli ha permesso di vedere i razzi Apollo che atterravano sulla Luna, ed i satelliti che connettevano i pianeti con la Base Terra. E come Giordano Bruno, che con la sua fantastica filosofia speculativa, senza gurdare nelle lenti deformanti di alcun cannocchiale, aveva comunque potuto immaginare Galassie infinite, e stelle a miriadi, ed universi paralleli e dimensioni mirabolanti, in cui i sensi dei poveri censori si sono persi per sempre.
Così prendono vita i desideri dell'Uomo.
G.Galilei - Lettera IX - A MAFFEO BARBERINI IN BOLOGNA
(Firenze, 2 giugno 1612)
Ill.mo e Rev.mo Sig.re e P.ron Colen.mo
Tra i molti favori riceuti da V. S. Ill.ma e R.ma, mi resta fisso nella memoria quello che ella mi fece alla tavola del Ser.mo Gran Duca mio Sig.re nel passar ella ultimamente di qua, quando, disputandosi di certa quistion filosofica, lei sostenne la parte mia contro all'Ill.mo e R.mo Sig.re Cardinal Gonzaga e altri di opinione contraria alla mia; e perché mi è convenuto, per comandamento di S.A., mettere più distintamente in carta le mie ragioni, e appresso publicarle con la stampa, che pur ora si è compita, mi è parso di doverne mandare una copia a V. S. R.ma, e appresso supplicarla che con sua comodità resti servita di vedere o sentire quanto io propongo in questo trattato, dove credo che ella non meno scorgerà che prese il patrocinio tanto di un suo servitore quanto della verità stessa.
Credo che averà inteso il romore, che va a torno in proposito delle macchie oscure che continuamente si scorgono e osservano con l'occhiale nel corpo del sole; e perché di costì mi viene scritto che uomini di molta stima di cotesta città se ne burlano come di paradosso e assurdo gravissimo, mi è parso di toccare brevemente a V. S. Ill.ma quanto passa circa a questo negozio
Sono circa a diciotto mesi, che riguardando con l'occhiale nel corpo del sole, quando era vicino al suo tramontare, scorsi in esso alcune macchie assai oscure; e ritornando più volte alla medesima osservazione, mi accorsi come quelle andavano mutando sito, e che non sempre si vedevano le medesime, o nel medesimo ordine disposte, e che tal volta ve n'eron molte, altra volta poche, e tal ora nessune. Feci ad alcuni mia amici vedere tale stravaganza, e pur l'anno passato in Roma le mostrai a molti prelati e altri uomini di lettere; di lì fu sparso il grido per diverse parti d'Europa, e da quattro mesi ha qua mi sono state mandate da varii luoghi varie osservazioni disegnate, e in particolare tre lettere circa a questo argomento scritte al Sig.r Marco Velsero d'Augusta, e date alle stampe con un nome finto di Apelles latens post tabulam; le quali lettere mi furon mandate da l'istesso Velsero, il quale mi ricercò del mio parere intorno alle dette lettere, e più circa a quello che io stimavo di poter sapere dell'essenza di esse macchie. Io gli scrissi una lettera di sei fogli in tal proposito, confutando l'opinione del finto Apelle e di quelli che sin qui ne avevano parlato; e finalmente, dopo molti e varii pensieri che mi sono passati per la fantasia, mi risolvo a concludere e indubitatamente tenere, che le dette macchie siano contigue alla superficie del corpo solare, e che quivi se ne generino e se ne dissolvino continuamente, essendo altre di più lunga e altre di più breve durata: sonvene delle più dense e oscure, e delle meno; per lo più si vanno di giorno in giorno mutando di figura, la quale è il più delle volte irregolarissima; frequentemente alcuna di loro si divide in due, tre o più, e altre, prima divise, si uniscono in una; e finalmente, in virtù di un loro universale e comune movimento, son venuto in certezza indubitabile che il sole si rivolge in sé stesso da occidente verso oriente, cioè secondo tutte le altre revoluzioni de' pianeti terminando un'intera conversione in un mese lunare in circa. E per quanto ho osservato, la moltitudine massima di tali macchie si genera tra due cerchi del globo solare che rispondono ai tropici, e fuori di tali cerchi non ho quasi mai osservata alcuna di tali macchie; le quali, quanto alla generazione e dissoluzione, rarefazione, condensazione, distrazione e mutamenti di figura e ogn'altro accidente, se io dovesse agguagliare ad alcuna delle materie nostre familiari non se ne troverebbe altra che più l'imitasse che le nostre nugole.
Tutto questo che dico a V. S. Ill.ma e R.ma è talmente vero, e per tanti e tanto necessari riscontri da me confermato, che non mi perito punto a darlo omai fuori per sicuro; e il burlarsene molti, come intendo, non mi spaventa punto, perché siamo in materie che sempre potranno da infiniti e in tutte le parti del mondo esser osservate, e di mano in mano da quelli di miglior senso riconosciute per vere: onde io animosamente ardisco di esser il primo a dar fuora conclusioni che hanno sembianza di sì strani paradossi. Solo mi dispiace che quelli che se ne burlano, giuocano, come si suol dire, al sicuro, certi di non perdere e con rischio di guadagnar assai; perché, se quanto io affermo e loro negano si trovasse esser falso, loro senza fatica nessuna avrebbono il vanto di aver meglio inteso, che altri doppo molte e laboriose osservazioni; e quando si venga in certezza che quanto io dico sia vero, essi restano scusati dal non avere prestato l'assenso a cose tanto inopinate. Se V. S. Ill.ma averà vedute le tre lettere del finto Apelle, io gli potrò mandare copia della lettera che scrivo al Sig. Velsero in tal materia intanto gli mando alcuni disegni delle macchie solari, fatti con somma giustezza tanto circa al numero quanto circa alla grandezza, figura e situazione di esse di giorno in giorno nel disco solare. Se occorrerà a V. S. Ill.ma trattare di questa mia resoluzione con i litterati di cotesta città, averò per grazia il sentire alcuna cosa de i loro pareri e in particolare de i filosofi Peripatetici, poi che questa novità pare il giudizio finale della loro filosofia, poi che iam fuerunt signa in luna, stellis et sole, insieme con la mutabilità, corruzione e generazione anco della più eccellente sustanza del cielo, tal dottrina accenna corruzione e mutazione, ma non senza speranza di rigenerarsi in melius.
Ho tediato a bastanza V. S. Ill.ma e R.ma: scusimi per la sua infinita benignità, e per la medesima mi conservi il luogo che si è degnata donarmi nella grazia sua. E umilmente me l'inchino.
Di Firenze, li 2 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Devot.mo e Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.
Costruiamo la memoria di questa "repubblica", il patrimonio culturale di tutti i cittadini.
La banca della memoria della "repubblica indipendente".

9 commenti:

teoderica ha detto...

Con le radici stiamo aggrappati alla realtà e senza la memoria non sapremmo neanche di essere vivi. Non avremmo una storia come persone, nè come cittadini, nè come popoli.
Osservando in avanti, invece, scopriamo il futuro. Come Galileo, col suo cannocchiale, che gli ha permesso di vedere i razzi Apollo che atterravano sulla Luna, ed i satelliti che connettevano i pianeti con la Base Terra. E come Giordano Bruno, che con la sua fantastica filosofia speculativa, senza gurdare nelle lenti deformanti di alcun cannocchiale, aveva comunque potuto immaginare Galassie infinite, e stelle a miriadi, ed universi paralleli e dimensioni mirabolanti, in cui i sensi dei poveri censori si sono persi per sempre.
Così prendono vita i desideri dell'Uomo.
BUON ANNIVERSARIO CARA REPUBBLICA INDIPENDENTE.

andrea ha detto...

Tanti cari auguri per il compleanno del blog!

Andrea

pietro d. perrone ha detto...

...ho perso il commento che stavo preparando... sto invecchiando io, o il computer fa le bizze?

Paola, stavo ricordando che da un anno la repubblica vive.
Grzie a te, che sei stata la prima visitatrice, che ha desiderato divenire concittadine.
Poi gli altri, non molti. Ma amici.
Pier Luigi, Jean, Annarita, Ana, Floriana e Andrea. E gli altri che non ho nominato.
Grazie a voi.
Io sono solo contento che questo spazio libero, aperto a coloro che vogliono sentirsi liberi, sia funzionante.
E' mio.
Ed è vostro.
E' un'esperienza vera. Imprevedibile, anche.
Mi sono legato d'affetto con voi. Anche se siamo lontani fisicamente e consistiamo solo in una nube di bytes.
Ma vi saluto col cuore.

HANNA ha detto...

Pietro!
in tutti 'sti anni che bloggo, ne ho conosciuto di gente virtuale!
ho chattato, sperimentato, mi sono legata, ho partecipato, fatto troll, condiviso e linkato....
mappoi...dissolto tutto.
Già per non-costanza, perchè qualcuno è morto, per delusione, per assenza fisica...finiscono tutti i legami virtuali..allora a chè pro cercare, abbrancarci, formare delle repubbliche virtuali??? tanto lontani saremmo....
o forse mi prende la "primavera"?
cmq auguri alla tua giovane creatura!
vedi fin dove arrivi ;) 2,3 anni forse.
ps. quel ritratto è di kafka; ti piace?

pietro d. perrone ha detto...

Non so Hanna.
Forse due o tre anni. Forse più. Probabilmente meno.

Ma non è un problema questo. Tutto avviene, almeno qui, sul blog, solo perchè ci fa piacere. Magari fosse così anche nella vita di tutti i giorni, in quella fisica.

Finchè avremo piacere questo spazio sarà aperto. Quando diventerà un peso, una noia, un dovere, un impegno, un lavoro... allora... click, via la spina.

Per ora solo qualche emozione del cuore e qualche passione civile.
Qualche sentimento privato e qualche valore collettivo.

Parlavo oggi con una amica: "ma pensa, prova a metterti nei poanni di un re. Hai un regno. Devi decidere come viverci, che regno deve essere. Cosa faresti di quel regno? Protesteresti per le cose italiane che non vanno, per la rabbia dei farisei che vendono chincaglieria falsa nei templi e per le strade? Che rubano il cemento ed il ferro dal calcestruzzo dei paesi terremotati?
No, io farei un regno dove si può essere liberi. Liberi fra cittadini liberi.

Quindi io non sono un buon re. Non posso avere la corona.

Ma un regno libero, con cittadini liberi, con i quali... passeggiare/chiacchierare quando ci va, può esistere.

Comunque davvero grazie per la visita. Prima di tutto.

Poi. A me piace vivere in uno spazio libero, l'ho detto.
Mi piace anche che sia condiviso con altri. Ho detto anche questo.
Nel tuo blog ho trovato, anche lì, spazio libero.
Per questo ho abusato della tua pazienza.

Verrò a trovarti ancora.

Spero anche tu farai altrettanto.

Floriana ha detto...

Auguri Repubblica Indipendente, auguri a tutti i "cittandini" che si riconoscono in questo spazio....

Spazio e tempo i due concetti che la navigazione in internet ha abbattutto..... (anche se Levy non la pensa proprio così: http://www.repubblica.it/online/internet/mediamente/levy/levy.html).

Spazio e tempo, non le categorie di kantiana memoria.... ma la libertà di esserci quando e dove vogliamo: per studiare, per conoscere, per perdere tempo, ecc...

Quanto durerà? Non ha importanza, il mio di concetto di tempo è diverso dagli altri, io ci possono mettere x tempo per fare un percorso, altri y... ma che importa, adesso sono qui in questo "spazio libero" per condividere, vero obiettivo a me tanto caro!

Auguri Baby Repubblica!

HANNA ha detto...

Mi pare che di libartà ne abbiamo fin troppa e non sappiamo + come usarla!
a volte (a volte!)avrei tanta nostalgia dei limiti posti; già per la etiquette, per non offendere o sminuire personalità pubblica, per rispettare diverso, controllare scatti di protesta....
vedi che questa agognata libertà ci rende cafoni, irrispettosi, ignoranti e beceri.
Michelle Obama ha toccato la regina! (non si usa nel galateo)
non si usa andare a messa con jeans calati o maglie trasparenti, nelle corsie (nei negozi, davanti alle vetrine) non si sorpassa l'altra persona girandole davanti (sempre dietro alla persona)non si suona alle porte ma bussa, prima di criticare non si immagina più di mettersi nei panni dell'altro...ecc...
Non si immagina, non si pensa...quel tempo che urge!!!
allora tutto si fa spontaneo e per quello occorre libertà.
Ma secondo me è male...non mi finisco ;)

Floriana ha detto...

Scusami Hanna non ho capito il tuo intervento, sono con te quando parli della maleducazione dilagante..... ma credi che sia figlia della libertà che abbiamo di agire? Parli di "cerimoniale" un pò scaduto e di falso Bon-ton, di incapacità di pensare e di immaginare... quante cose! Mi sono persa....

G.Gsber nella sua famosa canzone diceva: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione..."

Ciao Hanna, trovo sempre bello il confrontarsi....

pietro d. perrone ha detto...

Hanna non credo che il problem sia la libetà. Che non è mai troppa.
Il problema è l'eccesso di benessere, l'eccesso di egoismo conservatore, l'eccesso di ignoranza, l'eccesso di ...
Insomma,si avrai capito. Ormai non desideriamo più nulla. Non conosciamo neanche più il sentimento del desiderio. Non conosciamo neanche più gli altri sentimenti.
L'unico sentimento che si coltiva e si conosce bene è l'EGOISMO.
E' diventato una fede, una cultura, un'ideologia, una vera religione che innalza i corpi vuoti sopra un piedistallo inarrivabile.
Cosa più li riempie quei corpi vuoti?
Idee? Cultura? Pensieri? Desideri? Sentimenti? Amore? Rispetto?
No, no, no, no, no, no, no.
Niente di tutto ciò.
Solo l'istinto di comprare.
Si vuol comprare tutto. E tutto si trova in vendita.
Per poter vendere tutto si abbattono tutte le regole, tutti valori, tutte le morali.
Si può comprare un corpo, di uomo o di donna. Si può comprare un pezzo di scorta, un rene o un cuore nuovo. Basta cercarlo bene. Si può comprare una città, un castello, un amico ed anche il sesso.
Si può comprare anche un appezzamento sulla Luna o uno su Marte.
Si può comprare la verità, basa pagare due testimoni.
Si può comprare un figlio. Già bell'e fatto, oppure in nconfezione mono o pluri-cellulare, pronto per l'impianto.
Si può comprare un utero, anzi, quello lo si può anche solo affittare.

Comprare. Comprare. Comprare.

Tutto, anche una Messa e la Chiesa.

Se questa è la libertà ce n'è anche troppa.

Quello che non si può comprare, invece, è quello che abbiamo dentro di noi.
Anche se volessimo, non riusciremmo a comprare un desiderio. Un momento di affetto. Un attimo di pace. Un istante di felicità.
Possiamo stabilire qualunque prezzo. Ma noi non possiamo mettere in vendita il nostro tesoro a noi stessi.

Sarà per questo che allora tutti evitano il proprio mondo. Tutti fuggono dai propri sentimenti. Tutti hanno paura di sè stessi. Lì c'è qualcosa che non si può comprare!!

Bene, se vogliamo, invece di fuggire, possiamo guardare dentro di noi.
Siamo liberi di farlo.
Liberi.
Liberi, perchè nessuno ci può costringere.
Liberi, perchè niente di quello che abbiamo dentro si può comprare fuori.

Bene.
Questa è un'altra faccia della lbertà.
Mette un pò paura?
Ma meno di quell'altra, la libertà falsa del mercatismo.

Questo spazio si nutre di ciò che abbiamo dentro.
Nessuno è obbligato.
Nessuno ha un dovere.
Nessuna regola.

E' una repubblica per essere liberi.
Liberi dentro.

Paola, si, la Memoria.
E' Memoria (ma piccola, infinitesimale) anche questo primo anno della repubblica. Nasceva già allora inneggiando alla Memoria.

Voglio solo aggiungere che per me la Memoria è come lo specchio di Alice nel paese delle meraviglie.
Guardi indietro nella memoria e ci vedi riflesso il futuro.
Accarezzi, entri nelle immagini della memoria e ti ritrovi a costruire il Futuro.
Più guardi in basso, più vedi un domani lontano.

Flo, si spazio e tempo non sono più le dimensioni che Kant aveva filosofeggiato.
Spazio e tempo, nella civiltà digitale, sono quasi annullati.
Parli in tempo reale con chi è mille miglia distante.
Il passato ed il futuro si somigliano sempre di più, in barba alle differenze superficiali che sembrano separarli.
Oggi si dà di nuovo la caccia ai barbari, come i Romani con i Parti.
Poi, un giorno, quando saremo indeboliti e vecchi - siamo già su questa strada, cara Flo, pensiamo alla natalità negativa, p. es. - cervheremo generali Iberici, Franchi, Sassoni, ecc.. Ma alla UE, lassù a Bruxelles,non sono già generali al comando delle nostre truppe commerciali? (bada bene, io tifo per la UE, a lmeno, diffido delle Nazioni. Troppo pericolose).

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