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2 ottobre 2009

AGAINST EVERY SEGREGATION WALL

Francis Bacon.
"Testa di uomo".
1950.

Non sono necessarie le parole.
Le immagini a sè da sole bastano.
Solo una precisazione qui ci vuole.
I muri alzati ogni volta cascano.

Ogni uomo cercò sempre l'altro uomo.
Ma da sempre, quando un muro li sedusse,
Una tempesta, un lampo, un tuono,
Giunse presto, e in rovina li ridusse.

A parte questi versi eccessivamente scolastici di un dilettante come me, voglio dare spazio alle immagini.
Le immagini raggiungono il cuore dal fondo dell'occhio nel quale penetrano.
Anche le parole penetrano attraverso gli occhi, ma fanno un percorso differente.
Le prime, le immagini, aggrappate alla silhouettes delle cose su cui sono modellate, come Ulisse ed i suoi compagni aggrappati alla lana delle pecore di Polifemo, precipitano sul fondo del cuore e lì depositano il loro contenuto di fatti e di sentimenti.
Le altre, invece, le parole, ondeggiano leggere, sospinte dal refolo dei pensieri che sgorgano dal loro significato e, come le foglie sospinte dal vento, è difficile comprendere il punto esatto su cui finiranno per poggiarsi.

Le immagini di questa sera sono dedicate alla lotta contro ogni divisione fra gli uomini.
A volte quel tentativo assume la forma fisica, materiale, concreta, di un muro.
Altre volte, invece, la materiale volontà di rendere gli uomini diversi, assume il carattere etereo delle idee, ma la forza del potere le fa ritornare a terra con uno schianto pesante.
Le idee di razza, di religione, di cultura sono forme leggere, leggiadre, che volano alte, che vengono spinte per ogni dove dal bisogno degli uomini di riconoscersi e di rassomigliarsi.
In ogni dove gli uomini si riconoscono fra di loro se hanno lo stesso colore della pelle o la stessa lingua o se pregano nello stesso modo. Non basta neanche che credano nello stesso dio. E' proprio necessario che preghino nello stesso modo. Ma anche la lingua diversa è un grave ostacolo alla malattia che impedisce agli uomini di riconoscersi se i suoni pronunciati dalla gola, pur essendo ispirati dagli stessi sentimenti, hanno pronunce diverse.
Ma il colore della pelle degli uomini varia a seconda dell'esposizione alle latitudini ed alla longitudine sul pianeta. Ed il nome degli dei, anche se designa divinità del tutto equivalenti, suona diverso da paese a paese, da città a nazione. E la preghiera, in alcuni templi, viene porta al dio inginocchiandosi verso est, in altri casi verso ovest. Ed i suoni che vengono soffiati fuori dalle sistoliche contrazioni dei sentimenti umani, assumono sonorità differenti a seconda dei luoghi e dei tempi.
Ma tutto questo confonde i deboli, gli ignoranti, i distratti.

Le immagini cadono pesanti nel lago della nostra percezione, improvvise, schizzano dappertutto, e provocano quei cerchi nelle nostre coscienze che si propagano fino ai confini più inaccessibili della nostra umanità.
E questo con



27 gennaio 2009

MEMORIA. HELGA SCHNEIDER


Ho ascoltato la storia di Helga Schneider dal racconto che ne ha fatto lei stessa, una sera, in Tv.

Intervistata in modo molto gentile ed intelligente da Fabio Fazio, la signora Helga parlò della sua vita, del suo dolore, dei suoi giorni tristi.
Ma, più procedeva nel suo racconto, più, dalle sue parole, sgorgava una forza speciale.
La sua era la storia di una vita vissuta durante la guerra, lin Germania, a Berlino. Durante la terribile seconda guerra mondiale, ma soprattutto dopo.

Ciò che mi ha colpito di più è stato il dopo.
Il mondo sgombrava le macerie, ricostruiva le città distrutte, si avviava al benessere ed al boom.
La perdita della madre e del padre, l'infanzia e la giovinezza di una coppia di fratellini, vite vissute soffrendo in silenzio, il rifiuto della matrigna. Tutto ciò può ancora essere un fatto comune, vissuto, subìto da tanti altri; dolorose circostanze condivise da migliaia altri bambini, resi orfani della guerra. Dalla follia dell'uomo.

Ma la storia speciale, se posso usare questa parola, è cominciata più tardi, verso gli anni '70 (mi sono aiutato con le note biografiche presenti sul sito di Helga).
Al posto della gioia per il ritrovamento inaspettato di almeno una parte degli affetti, quando ormai doveva essere rassegnata ad ever perduto tutto, ha dovuto confrontarsi con il fantasma della guerra, del nazismo, dei campi di concentramento in modo del tutto singolare. E doloroso. Come per nessun altro, credo.
Il confronto con la Storia, quella con la maiuscola, Helga l'ha avuto tramite la madre e la scelta di quella donna, ancora giovanissima al tempo del Reich, di essere coerente con la fede nazista fino in fondo...
Il confronto con la Storia diventa un confronto impossibile con la madre.
Ritrovata e perduta nuovamente nello stesso momento...

Io non so e non voglio raccontare quello che successe ad Helga.
Lei lo ha descritto benissimo in alcuni libri e, a voce, ce lo ha ricordato attraverso la TV.

Ecco il link all'intervista:

http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/0,10916,,00.html?nome=helga+schneider&anno=&mese=&x=37&y=10&tipo=vt

Oggi ho inviato una mail alla signora Schneider, per manifestarle per così dire la mia simpatia ed il fatto di sentirla vicina, in un modo particolare.
E lei mi ha risposto.
Spero di avere il piacere di averla come concittadina della repubblicaindipendente.
Ne sarei orgoglioso.
Naturalmente la ringrazio già per la gentilezza che ha avuto nel darmi una risposta.

Trovo quanto è successo oggi sia stato un modo vero per dedicare questa giornata alla Memoria.

http://www.helgaschneider.com/homepage.htm