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10 agosto 2009

HELGA e MILENA





Gentilissima amica Helga,

spero si ricordi ancora di me, il Cittadino della repubblicaindipendente che l’ammira sinceramente. Le scrivo perchè mi sono accorto leggendo il suo ultimo post di una coincidenza un pò speciale. Leggendo la sua biografia ho visto che sua madre, nella durissima scelta che l’ha segnata per sempre, è stata guardiana anche nel campo di sterminio di Ravensbrück. Il nome di questo campo è forse mono noto dell’altro, ma mi ha fatto ricordare che a Ravensbruck era stata rinchiusa Milena Jesenska, che lì terminò i suoi giorni. In questi giorni sto leggendo un libro di lettere di Milena, la corrispondenza pubblicata qualche anno fa in Italiano. Milena è stata una donna eccezionale. Oltre ad avere avuto la fortuna – lei direbbe proprio così – di conoscere Frank, Franz Kafka, e di averlo amato, rimata, come lui sapeva amare, è stata una grande persona, una donna con una vita piena di dolore e di passione, di sentimenti privati e di sentimenti civili. Una donna, una giornalista di qualità eccezionali. Gentilissima Helga, sapere che attraverso sua madre Milena ed il suo mondo si può quasi toccare è per me motivo di grande emozione. Tramite lei, Helga, un mondo di carta, per me solo di carta, in qualche modo diventa reale, di carne, di sangue, di dolore, di vita, o di morte. Tramite lei si compie un miracolo della Memoria, un altro miracolo. Chissà se sua madre e Milena si conobbero, si videro, si amarono o si odiarono. Solo la barbarie nazifascista e la follia dei campi di sterminio può avere creato un corto circuito di quel genere. In quel blackout si spense la coscienza degli uomini: non ho mai capito come sia possibile giustificare le atrocità di quegli anni. Le bombe che rasero al suolo nazioni intere e milioni di morti. Ma quello era già un mostruoso copione noto all’umanità. Ma i lager e le atomiche, no. Quelli non erano copioni già noti. Sono stati una conquista moderna. Come sia possibile annientare la dignità umana: questa è l’applicazione della tecnica più demoniaca che i popoli cosiddetti civili seppero immaginare.

Sarò forse un pò ingenuo, o banale, ma credo che la sua storia personale, come lei l’ha vissuta e come noi possiamo ascoltarla dalle sue parole, non è solo la storia sua. Essa è più vasta e si intreccia, per mezzo di sua madre e di Milena Jesenska, con altre storie personali, che possiamo sentire ancora veramente vive attraverso i suoi racconti e la sua stessa vita.

Milena era nata il 10 agosto 1896. Era nata nel giorno di S. Lorenzo. Lo stesso giorno di oggi.

Pietro Perrone

P.S. Mi farebbe piacere una sua risposta, magari sul blog della repubblicaindipendente (copierò anche di là questo commento).

25 aprile 2009



25 APRILE 2009

Questa giornata è, per il popolo italiano, un'occasione per ricordare.

Mnemosyne accarezza gli occhi dei vecchi, quando piangono. Perchè sono come i bambini, si emozionano, si commuovono. Piangono i vecchi, quando ritornano ai tempi di gioventù.
E li consola la Madre delle nove Muse. 
Loro, i vecchi, una madre carnale non l'hanno più, perciò a soccorrerli interviene, lei Mnemosyne, premurosa.
Gli accarezza gli occhi, gli asciuga dolcemente le lacrime, gli passa una mano tenera sulla fronte dove si condensano le rughe dei rocrdi più dolorosi.
Perchè la Vecchiaia ha, dentro di sè, come una strega malefica, anche i terribili ricordi dell'esistenza.

I vecchi raccontano. Parlano. 
Spesso soli vivono in mondo che ormai non esiste più, intorno a loro. E nessuno li ascolta, i racconti di un mondo che non esiste più.
Ognuno, ormai ha fretta, deve andare. Deve riparare da qualche parte. Ha paura che possa ritornare il passato. 
Il passato. Il vuoto che lo accompagna incute terrore, come ogni vuoto. 
Il vuoto di luce, il buio, atterrisce. 
Il vuoto di parole, il silenzio, opprime.
Il vuoto dei giorni rassegnati al Nulla deve essere scacciato. Come il più crudele dei nemici.
Perciò i vecchi, quando raccontano, sono soli. 
Non c'è nessuno più ad ascoltarli perchè chi corre sempre è offuscato dall'Oblìo, dal Nulla, dal Vuo, dal Buio, dal Silezio.
Chi corre sempre corre a nascondersi. Chi corre vuole sfuggire la responsabilità di essere assente. Di essere stato assente, perchè non ancora nato al mondo, il più fortunato.
Di essere stato assente, perchè  colpevolmente distratto, cieco, muto. Vigliacco. I meno fortunati.

I giovani vengono accompagnati per mano dalle Muse affascinanti, desiderabili, calde. 
Bagnate dall'innocenza delle acque in cui si bagnano con le Ninfe, i giovani desiderano conquistarle. Amoreggiare con loro. Confondersi coi loro corpi teneri e conturbanti.
I giovani vogliono impalmare la Gloria, la Fama, la Storia. 
Qualcuno corteggia la Pittura, la Musica, le Lettere.
Nella loro danza d'amore, immersi nelle spume rutilanti della vita che scorre come un torrente primaverile, i giovani non hanno tempo, nè energia, per ascoltare i racconti dei vecchi.

Io racconto, porto alla Memoria. Voglio che qualcuno ricordi. Anche uno solo.
Per questo la mia bottiglia naviga tra le correnti di un Oceano sconfinato. 
Ed ogni tanto qualche naufrago sale sulla mia zattera. 
Lì, possiamo raccontare. Ascoltare. Ricordare.


dedicato a Mnemosyne.

da : L'ISTRUTTORIA, di Peter WEISS. Einaudi.

pag. 53...

TESTIMONE 5

"Mi bastò saltare dal vagone
tra la ressa della banchina
per sapere
che l'essenziale lì era
badare al proprio interesse
assecondare quelli in alto
fare una buona impressione
stare lontano da quanto
poteva tirare sotto
Quando ci stesero sui tavoli
nella sala d'accettazione
ci frugarono nell'ano e nella vagina
per cercare preziosi
svanirono le ultime tracce
della nostra vita abituale
Famiglia casa professione proprietà
erano concetti
scancellati con la trafittura dei  numeri
E già cominciavamo a vivere 
secondo i nuovi concetti
ci adattavamo ad un mondo
che diventò normale
per quelli
decisi a viverci
Legge suprema era
mantenersi sani
mostrare forza fisica
io m'attaccavo a quelle
che erano troppo deboli
per consumare la loro razione
e m'impadrinivo di questa
alla prima occasione
Mi mettevo in agguato
quando stava per morire
una con un pancaccio migliore del mio
La nostra ascesa nella nuova società
cominciava nella baracca
che adesso era la nostra casa
Dal posto nel fango gelido
arrivavamo a conquistare
i posti caldi dei pacacci in alto
Se due dovevano mangiare nella stessa scodella
ognuno fissava la gola dell'altra
attenta
che non ingoiasse un cucchiaio in più
Le nostre ambizioni
avevano un unico fine
conquistare qualche vantaggio
Era normale
che tutto ci venisse ribato
Era normale
che a nostra volta rubassimo
Il sudicio le piaghe le epidemie
erano un fatto normale
Era normale
che si morisse dappertutto
e normale era
l'imminenza della propria morte
Era normale
che non si provasse più nulla
e l'indifferenza
alla vista dei cadaveri
Era normale
che tra noi si trovasse chi aiutava a picchiarci
quelli che erano sopra di noi
Chi diventava serva dell'anziano del Block
non era più all'ultimo gradino 
e arrivava ancora più in alto
chi riusciva
a ingraziarsi le Blockfuhrerinnen
Poteva sopravvivere soltanto il furbo
che ogni giorno
con attenzione sempre desta
conquistava il suo palmo di terreno
Gli inetti
gli apatici
i miti
gli agitati gli inadatti
gli afflitti quelli
che si commiseravano
erano schiacciati"

10 aprile 2009


25 APRILE 2009

Questa giornata è, per il popolo italiano, un'occasione per ricordare.

Mnemosyne accarezza gli occhi dei vecchi, quando piangono. Perchè sono come i bambini, si emozionano, si commuovono. Piangono i vecchi, quando ritornano ai tempi di gioventù.
E li consola la Madre delle nove Muse. 
Loro, i vecchi, una madre carnale non l'hanno più, perciò a soccorrerli interviene, lei Mnemosyne, premurosa.
Gli accarezza gli occhi, gli asciuga dolcemente le lacrime, gli passa una mano tenera sulla fronte dove si condensano le rughe dei rocrdi più dolorosi.
Perchè la Vecchiaia ha, dentro di sè, come una strega malefica, anche i terribili ricordi dell'esistenza.

I vecchi raccontano. Parlano. 
Spesso soli vivono in mondo che ormai non esiste più, intorno a loro. E nessuno li ascolta, i racconti di un mondo che non esiste più.
Ognuno, ormai ha fretta, deve andare. Deve riparare da qualche parte. Ha paura che possa ritornare il passato. 
Il passato. Il vuoto che lo accompagna incute terrore, come ogni vuoto. 
Il vuoto di luce, il buio, atterrisce. 
Il vuoto di parole, il silenzio, opprime.
Il vuoto dei giorni rassegnati al Nulla deve essere scacciato. Come il più crudele dei nemici.
Perciò i vecchi, quando raccontano, sono soli. 
Non c'è nessuno più ad ascoltarli perchè chi corre sempre è offuscato dall'Oblìo, dal Nulla, dal Vuo, dal Buio, dal Silezio.
Chi corre sempre corre a nascondersi. Chi corre vuole sfuggire la responsabilità di essere assente. Di essere stato assente, perchè non ancora nato al mondo, il più fortunato.
Di essere stato assente, perchè  colpevolmente distratto, cieco, muto. Vigliacco. I meno fortunati.

I giovani vengono accompagnati per mano dalle Muse affascinanti, desiderabili, calde. 
Bagnate dall'innocenza delle acque in cui si bagnano con le Ninfe, i giovani desiderano conquistarle. Amoreggiare con loro. Confondersi coi loro corpi teneri e conturbanti.
I giovani vogliono impalmare la Gloria, la Fama, la Storia. 
Qualcuno corteggia la Pittura, la Musica, le Lettere.
Nella loro danza d'amore, immersi nelle spume rutilanti della vita che scorre come un torrente primaverile, i giovani non hanno tempo, nè energia, per ascoltare i racconti dei vecchi.

Io racconto, porto alla Memoria. Voglio che qualcuno ricordi. Anche uno solo.
Per questo la mia bottiglia naviga tra le correnti di un Oceano sconfinato. 
Ed ogni tanto qualche naufrago sale sulla mia zattera. 
Lì, possiamo raccontare. Ascoltare. Ricordare.


dedicato a Mnemosyne.

da : L'ISTRUTTORIA, di Peter WEISS. Einaudi.

pag. 53...

TESTIMONE 5

"Mi bastò saltare dal vagone
tra la ressa della banchina
per sapere
che l'essenziale lì era
badare al proprio interesse
assecondare quelli in alto
fare una buona impressione
stare lontano da quanto
poteva tirare sotto
Quando ci stesero sui tavoli
nella sala d'accettazione
ci frugarono nell'ano e nella vagina
per cercare preziosi
svanirono le ultime tracce
della nostra vita abituale
Famiglia casa professione proprietà
erano concetti
scancellati con la trafittura dei  numeri
E già cominciavamo a vivere 
secondo i nuovi concetti
ci adattavamo ad un mondo
che diventò normale
per quelli
decisi a viverci
Legge suprema era
mantenersi sani
mostrare forza fisica
io m'attaccavo a quelle
che erano troppo deboli
per consumare la loro razione
e m'impadrinivo di questa
alla prima occasione
Mi mettevo in agguato
quando stava per morire
una con un pancaccio migliore del mio
La nostra ascesa nella nuova società
cominciava nella baracca
che adesso era la nostra casa
Dal posto nel fango gelido
arrivavamo a conquistare
i posti caldi dei pacacci in alto
Se due dovevano mangiare nella stessa scodella
ognuno fissava la gola dell'altra
attenta
che non ingoiasse un cucchiaio in più
Le nostre ambizioni
avevano un unico fine
conquistare qualche vantaggio
Era normale
che tutto ci venisse ribato
Era normale
che a nostra volta rubassimo
Il sudicio le piaghe le epidemie
erano un fatto normale
Era normale
che si morisse dappertutto
e normale era
l'imminenza della propria morte
Era normale
che non si provasse più nulla
e l'indifferenza
alla vista dei cadaveri
Era normale
che tra noi si trovasse chi aiutava a picchiarci
quelli che erano sopra di noi
Chi diventava serva dell'anziano del Block
non era più all'ultimo gradino 
e arrivava ancora più in alto
chi riusciva
a ingraziarsi le Blockfuhrerinnen
Poteva sopravvivere soltanto il furbo
che ogni giorno
con attenzione sempre desta
conquistava il suo palmo di terreno
Gli inetti
gli apatici
i miti
gli agitati gli inadatti
gli afflitti quelli
che si commiseravano
erano schiacciati".

27 gennaio 2009

MEMORIA. HELGA SCHNEIDER


Ho ascoltato la storia di Helga Schneider dal racconto che ne ha fatto lei stessa, una sera, in Tv.

Intervistata in modo molto gentile ed intelligente da Fabio Fazio, la signora Helga parlò della sua vita, del suo dolore, dei suoi giorni tristi.
Ma, più procedeva nel suo racconto, più, dalle sue parole, sgorgava una forza speciale.
La sua era la storia di una vita vissuta durante la guerra, lin Germania, a Berlino. Durante la terribile seconda guerra mondiale, ma soprattutto dopo.

Ciò che mi ha colpito di più è stato il dopo.
Il mondo sgombrava le macerie, ricostruiva le città distrutte, si avviava al benessere ed al boom.
La perdita della madre e del padre, l'infanzia e la giovinezza di una coppia di fratellini, vite vissute soffrendo in silenzio, il rifiuto della matrigna. Tutto ciò può ancora essere un fatto comune, vissuto, subìto da tanti altri; dolorose circostanze condivise da migliaia altri bambini, resi orfani della guerra. Dalla follia dell'uomo.

Ma la storia speciale, se posso usare questa parola, è cominciata più tardi, verso gli anni '70 (mi sono aiutato con le note biografiche presenti sul sito di Helga).
Al posto della gioia per il ritrovamento inaspettato di almeno una parte degli affetti, quando ormai doveva essere rassegnata ad ever perduto tutto, ha dovuto confrontarsi con il fantasma della guerra, del nazismo, dei campi di concentramento in modo del tutto singolare. E doloroso. Come per nessun altro, credo.
Il confronto con la Storia, quella con la maiuscola, Helga l'ha avuto tramite la madre e la scelta di quella donna, ancora giovanissima al tempo del Reich, di essere coerente con la fede nazista fino in fondo...
Il confronto con la Storia diventa un confronto impossibile con la madre.
Ritrovata e perduta nuovamente nello stesso momento...

Io non so e non voglio raccontare quello che successe ad Helga.
Lei lo ha descritto benissimo in alcuni libri e, a voce, ce lo ha ricordato attraverso la TV.

Ecco il link all'intervista:

http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/0,10916,,00.html?nome=helga+schneider&anno=&mese=&x=37&y=10&tipo=vt

Oggi ho inviato una mail alla signora Schneider, per manifestarle per così dire la mia simpatia ed il fatto di sentirla vicina, in un modo particolare.
E lei mi ha risposto.
Spero di avere il piacere di averla come concittadina della repubblicaindipendente.
Ne sarei orgoglioso.
Naturalmente la ringrazio già per la gentilezza che ha avuto nel darmi una risposta.

Trovo quanto è successo oggi sia stato un modo vero per dedicare questa giornata alla Memoria.

http://www.helgaschneider.com/homepage.htm

14 aprile 2008

La Piazza in festa.

Nella Piazza stasera c'è gran fermento.
Ci sono grandi novità, nel Paese nostro vicino.
Hanno votato, ieri e stamattina. E che risultati!!
Tutti nella nostra bella Piazza ne parlano, ridacchiando sotto i baffi.
Intravedo il farmacista, che tiene banco nel crocchio, con direttore delle Dogane ed il dirigente delle Imposte. Non sembrano stupiti. Forse sono un pò preoccupati, se l'onda anomala dovesse espandersi anche nei nostri confini.
Ma, li rassicura il capo della Gendarmeria, non è possibile nessun "contagio", nessuna espansione dell'onda.
Ricorda il Professore, ormai in pensione da anni, che aveva insegnato il latino dei Padri di Roma ed il greco della Polis di Atene a tutti noi. Dice, sembra che i nostri vicini siano invecchiati di colpo, abbiano perduto ogni memoria, Chissà i loro professori cosa spiegheranno, ora ai giovani nelle scuole.
Ci sono tante belle ragazze a spasso, in piazza, stasera. Mi sembrano ancora più belle, a vederle, le nostre figliole, così virtuose. Speriamo non si guastino, col tempo.
C'è un gran brusìo... fermento.
Sono tutti eccitati. Stasera è la sera della dichiarazione d'indipendenza. Nasce la "repubblica indipendente". Ci sono le poltroncine, in piazza. Ed il palco. L'orchestra con i violini, il pianoforte, i fiati e la grancassa.
Ci saranno anche i figuranti con i costuni storici. E i discorsi ufficiali. Il Sindaco, il Capo dell'Assemblea. Ed il Maestro dell'orchestra stringerà la mano a tutti, sorridendo.
Il 14 aprile 2008. Il prim o giorno d'indipendenza.
Ci saranno, a mezzanotte, anche i fuochi d'artificio, alti, rumorosi, come uno sberleffo.
Chissà l'invidia che proveranno stanotte a Roma!!

4 aprile 2008

Casa delle Culture

Memoria. Radici.Intreccio di sentimenti profondi. Materia che costituisce il nostro essere.
A queste parole oggi si dà a sproposito un valore difensivo, conservatore.
Sono diventate sinonimo di razza, di esclusione, di violenza.
La Memoria e le Radici, invece, sono le nostre fibre più forti, i nostri gangli più ricettivi.
Con le radici stiamo aggrappati alla realtà e senza la memoria non sapremmo neanche di essere vivi. Non avremmo una storia come persone, nè come cittadini, nè come popoli.
La profondità della memoria è una misura del tempo. Guardando indietro, verso il passato, costruiamo la Storia. E, come il marinaio che, tenendo d'occhio la scia della nave, nella sera, al tramonto, si commuove al ricordo della casa che ha lasciato e dei cari che lo aspettano, il cittadino rammenta i visrtuosi compagni con cui ha combattuto per costruire l'Acropoli, e difenderla dagli invasori prepotenti.
Osservando in avanti, invece, scopriamo il futuro. Come Galileo, col suo cannocchiale, che gli ha permesso di vedere i razzi Apollo che atterravano sulla Luna, ed i satelliti che connettevano i pianeti con la Base Terra. E come Giordano Bruno, che con la sua fantastica filosofia speculativa, senza gurdare nelle lenti deformanti di alcun cannocchiale, aveva comunque potuto immaginare Galassie infinite, e stelle a miriadi, ed universi paralleli e dimensioni mirabolanti, in cui i sensi dei poveri censori si sono persi per sempre.
Così prendono vita i desideri dell'Uomo.
G.Galilei - Lettera IX - A MAFFEO BARBERINI IN BOLOGNA
(Firenze, 2 giugno 1612)
Ill.mo e Rev.mo Sig.re e P.ron Colen.mo
Tra i molti favori riceuti da V. S. Ill.ma e R.ma, mi resta fisso nella memoria quello che ella mi fece alla tavola del Ser.mo Gran Duca mio Sig.re nel passar ella ultimamente di qua, quando, disputandosi di certa quistion filosofica, lei sostenne la parte mia contro all'Ill.mo e R.mo Sig.re Cardinal Gonzaga e altri di opinione contraria alla mia; e perché mi è convenuto, per comandamento di S.A., mettere più distintamente in carta le mie ragioni, e appresso publicarle con la stampa, che pur ora si è compita, mi è parso di doverne mandare una copia a V. S. R.ma, e appresso supplicarla che con sua comodità resti servita di vedere o sentire quanto io propongo in questo trattato, dove credo che ella non meno scorgerà che prese il patrocinio tanto di un suo servitore quanto della verità stessa.
Credo che averà inteso il romore, che va a torno in proposito delle macchie oscure che continuamente si scorgono e osservano con l'occhiale nel corpo del sole; e perché di costì mi viene scritto che uomini di molta stima di cotesta città se ne burlano come di paradosso e assurdo gravissimo, mi è parso di toccare brevemente a V. S. Ill.ma quanto passa circa a questo negozio
Sono circa a diciotto mesi, che riguardando con l'occhiale nel corpo del sole, quando era vicino al suo tramontare, scorsi in esso alcune macchie assai oscure; e ritornando più volte alla medesima osservazione, mi accorsi come quelle andavano mutando sito, e che non sempre si vedevano le medesime, o nel medesimo ordine disposte, e che tal volta ve n'eron molte, altra volta poche, e tal ora nessune. Feci ad alcuni mia amici vedere tale stravaganza, e pur l'anno passato in Roma le mostrai a molti prelati e altri uomini di lettere; di lì fu sparso il grido per diverse parti d'Europa, e da quattro mesi ha qua mi sono state mandate da varii luoghi varie osservazioni disegnate, e in particolare tre lettere circa a questo argomento scritte al Sig.r Marco Velsero d'Augusta, e date alle stampe con un nome finto di Apelles latens post tabulam; le quali lettere mi furon mandate da l'istesso Velsero, il quale mi ricercò del mio parere intorno alle dette lettere, e più circa a quello che io stimavo di poter sapere dell'essenza di esse macchie. Io gli scrissi una lettera di sei fogli in tal proposito, confutando l'opinione del finto Apelle e di quelli che sin qui ne avevano parlato; e finalmente, dopo molti e varii pensieri che mi sono passati per la fantasia, mi risolvo a concludere e indubitatamente tenere, che le dette macchie siano contigue alla superficie del corpo solare, e che quivi se ne generino e se ne dissolvino continuamente, essendo altre di più lunga e altre di più breve durata: sonvene delle più dense e oscure, e delle meno; per lo più si vanno di giorno in giorno mutando di figura, la quale è il più delle volte irregolarissima; frequentemente alcuna di loro si divide in due, tre o più, e altre, prima divise, si uniscono in una; e finalmente, in virtù di un loro universale e comune movimento, son venuto in certezza indubitabile che il sole si rivolge in sé stesso da occidente verso oriente, cioè secondo tutte le altre revoluzioni de' pianeti terminando un'intera conversione in un mese lunare in circa. E per quanto ho osservato, la moltitudine massima di tali macchie si genera tra due cerchi del globo solare che rispondono ai tropici, e fuori di tali cerchi non ho quasi mai osservata alcuna di tali macchie; le quali, quanto alla generazione e dissoluzione, rarefazione, condensazione, distrazione e mutamenti di figura e ogn'altro accidente, se io dovesse agguagliare ad alcuna delle materie nostre familiari non se ne troverebbe altra che più l'imitasse che le nostre nugole.
Tutto questo che dico a V. S. Ill.ma e R.ma è talmente vero, e per tanti e tanto necessari riscontri da me confermato, che non mi perito punto a darlo omai fuori per sicuro; e il burlarsene molti, come intendo, non mi spaventa punto, perché siamo in materie che sempre potranno da infiniti e in tutte le parti del mondo esser osservate, e di mano in mano da quelli di miglior senso riconosciute per vere: onde io animosamente ardisco di esser il primo a dar fuora conclusioni che hanno sembianza di sì strani paradossi. Solo mi dispiace che quelli che se ne burlano, giuocano, come si suol dire, al sicuro, certi di non perdere e con rischio di guadagnar assai; perché, se quanto io affermo e loro negano si trovasse esser falso, loro senza fatica nessuna avrebbono il vanto di aver meglio inteso, che altri doppo molte e laboriose osservazioni; e quando si venga in certezza che quanto io dico sia vero, essi restano scusati dal non avere prestato l'assenso a cose tanto inopinate. Se V. S. Ill.ma averà vedute le tre lettere del finto Apelle, io gli potrò mandare copia della lettera che scrivo al Sig. Velsero in tal materia intanto gli mando alcuni disegni delle macchie solari, fatti con somma giustezza tanto circa al numero quanto circa alla grandezza, figura e situazione di esse di giorno in giorno nel disco solare. Se occorrerà a V. S. Ill.ma trattare di questa mia resoluzione con i litterati di cotesta città, averò per grazia il sentire alcuna cosa de i loro pareri e in particolare de i filosofi Peripatetici, poi che questa novità pare il giudizio finale della loro filosofia, poi che iam fuerunt signa in luna, stellis et sole, insieme con la mutabilità, corruzione e generazione anco della più eccellente sustanza del cielo, tal dottrina accenna corruzione e mutazione, ma non senza speranza di rigenerarsi in melius.
Ho tediato a bastanza V. S. Ill.ma e R.ma: scusimi per la sua infinita benignità, e per la medesima mi conservi il luogo che si è degnata donarmi nella grazia sua. E umilmente me l'inchino.
Di Firenze, li 2 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Devot.mo e Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.
Costruiamo la memoria di questa "repubblica", il patrimonio culturale di tutti i cittadini.
La banca della memoria della "repubblica indipendente".