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2 dicembre 2008

MOZART E SALIERI




MOZART E SALIERI (GARZANTI)


Traduzione di Silvana de Vidovich


SCENA PRIMA
Una stanza

SALIERI Dicono: non c'è giustizia in terra.Ma nemmeno in cielo. Per me questoè chiaro quanto una scala musicale.Amo l'arte da quando sono nato;ero un bambino quando in chiesal'organo suonava, ed io, rapito,senza fiatare, l'ascoltavo, lasciandoche dolci lacrime scorressero.I futili svaghi presto abbandonai;detestando le scienze alla musica estranee,con volontà determinata ed arroganzale rifiutai, per dedicarmi alla musicasoltanto. L'inizio del mio viaggiofu difficile e noioso. Ma superaile avversità iniziali. Il mestieremisi alla base della mia artee divenni un artigiano: le mie ditaresi agili, sciolte ed obbediential mio orecchio. Eliminato il suono,la musica sezionai come un cadaveree l'algebra applicai all'armonia. Quandosicuro mi sentii tecnicamente,al piacere creativo osai abbandonarmi.Iniziai a comporre, ma in silenzio, di nascosto,senza mai pensare a diventar famoso.Spesso nella quiete della mia stanzasenza mangiare per giorni, né dormire,dopo l'estasi e il pianto dell'ispirazione,bruciavo tutto e indifferente guardavole idee e i suoni da me creati,svanire in lieve fumo. Del resto quandoil grande Gluck apparve e ci aprìnuovi segreti (imperscrutabili e seducenti)non gettai io via quanto già sapevo,ed amavo, a cui con ardore io credevo,per seguirlo con coraggio, come chi,smarritosi, viene mandato per tutt'altra via?Con tenace e ferma ostinazione,nella sublime arte io raggiunsialfine alti livelli. La gloriami sorrideva e nei cuori della gentele mie opere trovavano armoniose rispondenze.Felice e sereno, gustavo in paceil lavoro, il successo e la fama,non solo miei ma di tutti gli amicie i compagni di quest'arte divina.No! Non ho mai provato invidia.No, mai! Né quando Piccinni seppeammaliare l'orecchio dei rozzi parigini,né quando per la prima volta ascoltail'ouverture dell'Ifigenia.Chi avrebbe detto che il fiero Salieriera un ignobile invidioso,una serpe che si schiaccia sotto i piedie che, impotente, morde la polvere?Nessuno!... Ma ora, lo confesso, orasono invidioso. Sì, invidioin modo profondo e doloroso.O Dio! Dov'è giustizia, se il dono sacro,se l'immortale genio non è concessoin premio ad un amore ardente, a un durolavoro, a tanti sacrifici e tantepreghiere, ma risplende sul capod'un folle, d'un vacuo perdigiorno?...O Mozart, Mozart!
(Entra Mozart)
MOZART Ah! M'hai scoperto! E io che...volevo farti una sorpresa.
SALIERI Sei qui! Da molto?
MOZART Adesso, sono arrivato. Venivoper mostrarti una cosa... ma...passo accanto a una locanda e sentoil suono di un violino... No, amico mio,non ho mai sentito niente di più buffoin vita mia... Un violinista ciecosuonava «Voi che sapete»... Eccezionale!Te l'ho portato qui, perchétu ascolti la sua arte. Entra!
(Entra un vecchio cieco, col violino)
Suona qualcosa di Mozart!
(Il vecchio esegue l'aria dal «Don Giovanni»; Mozart ride divertito)
SALIERI Come puoi ridere?
MOZART Ma perché, Salieri, tu, non ridi?
SALIERI No. Io non rido, se un povero imbianchinorovina un Raffaello. Io non rido seun qualunque cantastorie storpia,coi suoi scherzi, l'Alighieri.Vattene vecchio!
MOZART Un momento: tieni,bevi alla mia salute. (Il vecchio esce)Salieri, non mi sembri di buon umore.Tornerò un'altra volta.
SALIERI Che mi portavi?
MOZART No. Nulla, una sciocchezza... giorni fa,tormentato dalla mia insonnia abituale,m'erano venute in mente due o tre cosee, oggi, le ho buttate giù. Volevo sentireun tuo parere; ma adesso non è il momento!
SALIERI Mozart! Mozart!Come non è il momento! Siedi!T'ascolto.
MOZART (al pianoforte)Immaginati... uno...uno come me, solo un po' più giovane,innamorato, non troppo, solo un poco.Sta con la sua bella. No! Con un amico,te, per esempio... È felice! E all'improvviso:vede una tomba, tutto si oscura...buio... Sta a sentire. (Suona)
SALIERI Avevi dentro questo e...come hai potuto fermarti alla locandae ascoltare quel violinista cieco! Dio mio!Mozart, non sei degno di te stesso.
MOZART Allora, ti piace?
SALIERI Che profondità!Che originalità, che armonia!Mozart, sei un Dio e non lo sai;ma io, io lo so.
MOZART Bah! Davvero? Sarà!... Mala mia parte divina adesso ha fame.
SALIERI Ascolta; pranziamo insiemealla locanda del Leon d'oro.
MOZART Mi sta bene;ma lasciami passar da casa,per avvertir mia moglie che a pranzonon m'attenda. (Esce)
SALIERI Vai, ma guarda che t'aspetto.No! Non posso oppormi oltre al mio destino:tocca a me fermarlo, prima che per tuttii devoti servitori della musica,e non soltanto per me e la miamisera gloria, sia la rovina...A cosa serve che Mozart vivae nuovi trionfi raggiunga?Potrà aiutare l'arte? No!Morto lui, di nuovo cadrà in basso:non ci saranno suoi eredi.A che serve uno come lui? Novello cherubinoci ha portato dei canti celestiali,risvegliando in noi, poveri mortali,desideri inappagati e poi ha preso il volo!Che voli via, allora! Meglio al più presto!Ecco il veleno, ultimo dono della mia Isora.Lo porto con me da diciott'anni -da allora, spesso la vita mi è sembratauna insopportabile ferita, spesso alla stessamensa, con l'ignaro nemico, son rimastoma mai ho ceduto alla sottile tentazione,pur non essendo io un vigliacco,pur sentendo io viva l'offesa,pur amando io poco la vita. Rimandavo sempre.Tormentato da una voglia di morte,mi dicevo: perché morire? Forse la vitami farà inaspettati doni; forsela notte mi porterà l'ispirazionee l'estasi creativa; forse un nuovo Haydncomporrà cose sublimi e io potrò goderne...Banchettavo con l'odiato nemico e pensavoche, forse, ce n'è uno ancor peggiore;che, forse, peggiore offesa da superbe cimemi cadrà addosso e che allora questo donod'Isora sarebbe stato più utile.Non mi sbagliavo! Finalmente ho trovatoil mio nemico e il nuovo Haydn in meha rinnovato l'entusiasmo.Ora ci siamo! L'agognato dono d'amorepassa, oggi, nella coppa dell'amico.

SCENA SECONDA
Una stanza appartata in una locanda; un pianoforte; Mozart e Salieri sono seduti a tavola.
SALIERI Perché sei così tetro?
MOZART Io? No!
SALIERI Di certo, qualcosa ti turba, Mozart.Il pranzo è buono, il vino eccellentee tu te ne stai lì in silenzio, tutto cupo.
MOZART Confesso,che il mio Requiem mi preoccupa.
SALIERI Ah!Stai componendo un Requiem? Da molto?
MOZART Tre settimane. Ma è un caso strano...Non te ne ho parlato?
SALIERI No.
MOZART Ascolta allora.Tre settimane fa rincasai tardi.Qualcuno, mi dissero, era venutoa cercarmi. Non so perché.Ci pensai tutta la notte: chi era?e che voleva? L'indomani costuitorna e ancora non mi trova.Il terzo giorno, mentre gioco con mio figlio,mi chiamano e io vado.Un uomo tutto in nero mi saluta,s'inchina, mi commissionaun Requiem e scompare. Subitomi metto a scrivere e da alloral'uomo in nero non è più tornato;io ne son contento: mi dispiacerebbesepararmi dal mio lavoro che da tempo,del resto, è ormai già pronto. Eppure...
SALIERI Cosa c'è?
MOZART Mi vergogno a dirlo...
SALIERI Di che si tratta?
MOZART Quell'uomo in nero, giorno e nottepiù non mi dà pace. Mi segue ovunque,come un'ombra. Anche adessoho l'impressione che sia il terzoqui seduto in mezzo a noi.
SALIERI Smettila! Cos'è questa paura infantile?Non pensarci più! Beaumarchaismi diceva sempre: «Caro Salieri,quando ti prendono neri pensieri,stappa una bottiglia di champagne,oppure Le nozze di Figaro rileggiti».
MOZART Già! Ma Beaumarchais era tuo amico;tu per lui hai scritto Tarare,un'ottima cosa. C'è un motivoche io canto sempre quando son felicela la la la... Dimmi un po' Salieri,è vero che Beaumarchais avvelenò qualcuno?
SALIERI Non credo: era un tipo troppoburlone per un gesto simile!
MOZART Era comunque un genio,come tu ed io. Genio e delittosono fra loro incompatibili. Non è vero?
SALIERI Tu credi? (Versa il veleno nel bicchiere di Mozart)Ma ora bevi.
MOZART Alla tua salute!Alla sincera unione che legaMozart e Salieri, figli dell'armonia. (Beve)
SALIERI Aspetta! Aspetta! Hai già bevuto!Senza di me?
MOZART (getta il tovagliolo sul tavolo)Basta son sazio (Va verso il pianoforte)Ascolta il mio Requiem, Salieri.
(Suona) Piangi?
SALIERI Sì. Piango, provando per la prima voltagioia e dolore insieme,come se assolto avessi un arduo compitoo una benigna lama m'avessereciso un arto sofferente! Mozartamico mio, non badare a queste lacrimecontinua a colmare l'anima mia di suoni...
MOZART Ah! Se la forza dell'armoniapotessero così sentire tutti... Ma no! Il mondocesserebbe d'esistere; nessuno piùs'occuperebbe dei bisogni d'ogni giorno;e ognuno alla libera arte s'abbandonerebbe.Noi eletti, fortunati e liberisiamo in pochi a trascurare i vili interessi,noi, destinati a servire la bellezza.Non è così? Ma adesso, non sto bene.Qualcosa m'opprime; andrò a dormire.Addio!
SALIERI Arrivederci. (Solo)E a lungo,dormirai, Mozart. Se avesse ragione lui,e io non fossi un genio? Genio e delittosono incompatibili. È falso:e Buonarroti allora? Era una diceriadella plebe ottusa e stolta, oppurel'artista del Vaticano non fu mai un assassino?







30 novembre 2008

STAGIONE OPERISTICA DELLA REPUBBLICAINDIPENDENTE

MOZART Il Flauto magico


Atto II


Sarastro invoca Iside ed Osiride affinché aiutino spiritualmente Papageno e Tamino, che quindi iniziano la prima prova: dovranno stare in silenzio, qualunque cosa accada. Monostatos si avvicina furtivamente a Pamina addormentata: vorrebbe baciarla, ma è cacciato da Astrifiammante che, porgendo un pugnale alla figlia, le ordina di vendicarla uccidendo Sarastro. Monostatos, non visto, ha ascoltato tutto e minaccia di rivelare l’intrigo se Pamina non l’amerà. Sopraggiunge Sarastro: dopo aver scacciato Monostatos si rivolge paternamente a Pamina e le spiega che solo l’amore, non la vendetta, conduce alla felicità. Pamina cerca di parlare a Tamino, ma il giovane - essendo ancora sottoposto alla prova del silenzio - non può. Lei crede che non l'ami più, come le ha suggerito Monostatos, ora diventato alleato di Astrifiammante e forse innamorato di lei, e, colta dal dolore, medita il suicido, ma viene fermata da tre ragazzi che l'informano dello scopo della prova. Durante questa prova, Papageno parla con una vecchina, che, poco più tardi, si rivelerà essere Papagena, una donna simile a lui, di cui si innamora. Tamino e Pamina superano le due successive prove: l'attraversamento dell'acqua e del fuoco. Ma subito dopo arrivano Astrifiammante, Monostatos e le tre dame per sconfiggere Sarastro. Un terremoto li fa inabissare, e così si celebra la vittoria del bene sul male. Pamina e Tamino vengono accolti nel regno solare di Sarastro.
Schinkel, scenografia per il Flauto magico, 1815. Apparizione della Regina della Notte.
Atto I
S'ode improvvisamente un violento, impressionante accordo di note.
TaminoOh dèi! cos'è mai?
Le tre damigelleCalmati!
Prima damigellaEsso annuncia l'arrivo della nostra Regina.
Tuono.
Le tre damigelleElla giunge! -
Tuono.
Ella giunge! -
Tuono.
Ella giunge! -
I monti si squarciano e la scena si trasforma in una splendida sala.
Scena sesta
La Regina siede su un trono, adornato di stelle trasparenti. (Detti.)
[N. 4 - Recitativo ed Aria]
Regina
O non tremar, mio caro figliolo,
Tu sei puro, saggio, devoto -
Un giovane come te saprà al meglio
Confortar questo cuor materno
[profondamente afflitto. -
Al dolore sono stata eletta,
Da che la mia figliola mi è lontana.
Con lei se n'è andata ogni mia felicità,
Un malvagio fuggì portandola via.
Ancora vedo il suo tremare
D'impressionante terrore,
I suoi palpiti impauriti
I suoi sforzi atterriti.
Dovevo vedermela rapire,
Ah aiutatemi! - è tutto ciò che disse -
Ma inutile fu il suo supplicare,
Poiché il mio aiuto era troppo debole.
Tu andrai a liberarla,
Tu sarai il salvatore di mia figlia! -
E se ti rivedrò trionfatore,
Allora lei sarà tua per sempre.
(parte con le tre damigelle)
La scena si muta di nuovo com'era prima.
Ma nella storia la Regina si rivelerà Regina delle Tenebre e del Male
Atto II
Scena settima
Giunge Monostatos, si siede dopo una pausa.
Monostatos
Ah, ecco che trovo qui la bella ritrosa! - E per causa di un fiorellino così piccolo si volevan percuotere le mie piante dei piedi? - Ebbene, devo essere debitore solo al giorno odierno, se calpesto ancora il suolo con la pelle intatta! - Ehm! - Qual era poi di fatto il mio delitto? - che avevo perso la testa per un fiore trapiantato in suol straniero? - E quale uomo, anche se proveniente dalla più mite regione del cielo, rimarrebbe freddo e insensibile a una vista siffatta? - Per tutte le stelle! questa fanciulla mi farà di nuovo perdere la testa. - Il fuoco che arde in me mi consumerà ancora.(si guarda intorno ovunque)Se sapessi - di essere completamente solo e non udito di nascosto - oserei di nuovo.(si fa vento con entrambe le mani)È proprio una cosa maledettamente folle, l'amore! - Un bacetto, io penso, si farebbe perdonare. -
[N. 13 - Aria]
Chiunque prova le gioie dell'amore,
Scherza, amoreggia, accarezza, bacia -
Ed io dovrei astenermi dall'amore,
Perché un negro appare brutto!
Non mi è dunque stato dato alcun cuore,
Non sono anch'io di carne e sangue? -
Vivere sempre senza una donnetta
Sarebbe davvero il fuoco dell'inferno!
Perciò, poiché vivo, io voglio
Amoreggiare, baciare, essere affettuoso! -
Cara buona luna, perdona,
Una bianca m'ha conquistato!
Bianco è bello - io devo baciarla.
Luna! perciò celati! -
Se questo ti dovesse seccare troppo,
Oh allora chiudi gli occhi.
(si avvicina strisciando, lento e sommesso).
Riprende con la scena ottava...

28 novembre 2008

STAGIONE OPERISTICA DELLA REPUBBLICAINDIPENDENTE

Il FLAUTO MAGICO
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Trama - Atto I
L'azione si svolge in una zona che per alcuni aggettivi sembra l'Egitto, trasfigurato in una dimensione fantastica e fiabesca.Il principe Tamino sta fuggendo da un serpente e gli vengono incontro le tre dame della regina della notte per aiutarlo. Le dame lo presentano alla regina della notte, Astrifiammante, che lamenta il dolore per la scomparsa della figlia Pamina, rapita dal malvagio Sarastro. Tamino, affascinato da un ritratto della giovane, decide di andare con l'uccellatore Papageno a salvare la principessa. Le Dame consegnano a Tamino un flauto magico e un glockenspiel (carillon) fatato a Papageno. Tamino e Papageno si incamminano verso il Tempio di Sarastro, sotto la guida di tre ragazzi. Papageno giunge per primo al tempio e penetra persino nella stanza dove il perfido moro Monostatos tiene imprigionata Pamina. Papageno e Pamina, scacciando Monostatos, tentano la fuga. Tamino frattanto giunge di fronte a tre Templi (Natura, Ragione e Saggezza) e si confronta con un sacerdote che, oltre a smontare l'immagine di un Sarastro cattivo, pone domande a Tamino sul suo essere uomo. Tamino, sconcertato e disorientato, suona il flauto magico nella speranza di far comparire Pamina, invano. Trascinato da Monostatos, viene successivamente condotto al cospetto di Sarastro (alla presenza anche di Pamina), che lo libera e gli dice che, se vorrà entrare nel suo regno con Papageno, dovrà purificarsi. Tamino e Pamina si riconoscono e si amano da subito.
Mozart in Italia

« La nostra musica da chiesa è assai differente di quella d'Italia, e sempre più, che una Messa con tutto il Kyrie, Gloria, Credo, la Sonata all'Epistola, l'offertorio ò sia Mottetto, Sanctus ed Agnus Dei ed anche la più Solenne, quando dice la Messa il Principe stesso non ha da durare che al più longo tre quarti d'ora. Ci vuole uno studio particolare per questa sorta di composizione, e che deve però essere una Messa con tutti strumenti - Trombe di guerra, Tympani etc. »
(Wolfgang Amadeus Mozart da una lettera in "italiano" di Amadé al molto Rev.do Pad.e Maestro Giovanni Battista Martini, spedita da Salisburgo a Bologna, il 4 settembre 1776)
Dal 1769 al 1773 Wolfgang viaggiò con il padre per l'Italia, in varie riprese, soggiornando a Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e Napoli.
I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza formativa: Mozart (chiamato "Volgango Amadeo") rimarrà a Milano complessivamente per quasi un anno della sua breve vita. Incontrò musicisti (Johann Adolph Hasse, Niccolò Piccinni, Giovanni Battista Sammartini, Johann Christian Bach e forse anche Giovanni Paisiello), cantanti (Caterina Gabrielli) e scrittori (Giuseppe Parini, che scrisse per lui alcuni libretti).
Hasse rimase molto colpito dalle capacità del ragazzo, tanto che disse:
« Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti. »
L'epistolario
L'epistolario di Mozart, noto anche per la giocosità scurrile delle lettere in esso contenute, è stato reso pubblico nella sua interezza solo in tempi recenti. Per curiosità se ne propongono alcuni estratti.
«Vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio, elegante o selvaggio, corretto o contorto. Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio; oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso». A Bäsle.

«Oui, con quanto sentimento defeco sul tuo naso, così che ti coli sul mento». Alla cugina Maria Anna, chiamata affettuosamente Bäsle.
«Ieri ascoltammo il re scoreggione / Era dolce come torrone / E benché non fosse granché in voce / Rumoreggiava in modo atroce». Alla madre
«Sono dispiaciuto di sentire che Herr Abate Salate ha avuto un colpo apoplettico, ma spero che con l'aiuto del Signore Truffatore le conseguenze non siano un insano pantano» (
1777 - Qui si nota chiaramente la diffidenza che Mozart provasse per la religione, e la comica irriverenza con la quale era solito apostrofarla).
«Ora le comunico una notizia che forse saprà già: quell'ateo e arcibirbone di
Voltaire, è morto come un cane. Che ricompensa!» lettera al padre Leopold (1778).

Lasciò Milano il 15 marzo 1770, per tornarci più volte. Arrivato a Lodi, sulla strada per Parma, scrisse le prime tre parti, Adagio, Allegretto e Minuetto, del quartetto KV80, completato con il Rondò che scriverà più tardi, forse a Vienna (1773) o a Salisburgo (1774). Tornerà a Milano per rappresentare le sue opere liriche. L'ultima a debuttare in un teatro italiano fu il Lucio Silla, nel 1772.
Un altro importante soggiorno fu quello di Bologna (in due riprese, da marzo ad ottobre 1770). Ospite del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l'opportunità di incontrare musicisti e studiosi (dal celebre castrato Farinelli ai compositori Vincenzo Manfredini e Josef Mysliveček, fino allo storico della musica inglese Charles Burney e padre Giovanni Battista Martini). A Parma ebbe l'occasione di assistere ad un concerto privato della celebre soprano Lucrezia Agujari, detta La Bastardella.
Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre Martini e sostenne l'esame per l'aggregazione all'Accademia Filarmonica di Bologna (allora titolo ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e rigido esame dell'ancora giovane Mozart non fu particolarmente brillante, ed esistono prove del fatto che lo stesso Martini lo abbia aiutato in sede d'esame per favorirne la promozione. A Roma Mozart dà una straordinaria prova del suo genio: ascolta nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri e riesce nell'impresa di trascriverlo interamente a memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da essere proprietà esclusiva della Cappella pontificia, tanto da essere intimata la scomunica a chi se ne fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane. L'impresa ha i caratteri dello sbalorditivo, se si pensa all'età del giovanissimo compositore e alla incredibile capacità mnemonica nel ricordare un brano che riassume nel proprio finale ben nove parti vocali.Dopo tale impresa i salisburghesi si recarono a Napoli, dove soggiornarono per sei settimane e dove la proverbiale scaramanzia partenopea additava all'anello che portava il compositore al dito la genesi delle sue incredibili capacità musicali, tanto da costringerlo a toglierselo.Ma a parte la scaramanzia, Napoli nel 1770 era la Capitale della Musica oltre che quella di un Regno, e i Mozart ebbero modo di sondare il terreno della produzione musicale napoletana. Amadeus era attratto dagli innovatori della musica a Napoli Traetta, Cafaro, Ciccio De Majo e principalmente Paisiello. Come riporta Pasquale Scialò nel suo volumetto Mozart a Napoli - Alfredo Guida Editore ISBN88-7188-092-7 - Da Paisiello secondo Albert, il giovane Mozart doveva apprendere diversi aspetti"[...] sia per i nuovi mezzi espressivi sia per l'uso drammatico-psicologico degli strumenti.( Hermann Abert, Mozart la giovinezza 1756-1782, Milano il Saggiatore, p.187). Mozart a Napoli viene ad imparare, nonostante i positivi riscontri a Bologna e a Roma, la Città lo ignora. Ferdinando IV di Borbone all'epoca diciottenne, non lo riceve a corte se non in una visita di cortesia presso la Reggia di Portici. Nessuna scrittura nei Teatri napoletani nessun concerto alla corte della Capitale della Musica. La qualità e la quantità della musica prodotta a Napoli induce il padre Leopold in una lettera al figlio del 23 febbraio del 1778 ad affermare: Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri [...] o a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita? Il viaggio di ritorno verso la casa natia iniziò con una nuova sosta a Roma, dove Papa Clemente XIV gli conferì lo Speron d'oro. Indi ripartirono passando per Bologna, dove come detto sopra, Mozart sostenne l'esame all'Accademia, e giunsero poi a Milano dove Wolfgang sperò di rimanere come compositore di corte, ma le sue aspettative furono frustrate da Maria Teresa d'Austria . A marzo del 1771 i Mozart tornarono a Salisburgo dove vi rimarranno fino ad agosto, quando ripartiranno per un secondo viaggio in Italia, di quattro mesi.A Milano in ottobre viene rappresentata l'opera Ascanio in Alba su libretto di Giuseppe Parini per celebrare le nozze dell'Arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este d'Austria con la Principessa Maria Beatrice Ricciarda d'Este di Modena.Nel dicembre dello stesso anno Wolfgang con suo padre torna nella città natale.Il terzo e ultimo viaggio in Italia durò dall'ottobre del 1772 fino al marzo del 1773, periodo in cui di rilievo è la composizione e la rappresentazione dell'opera Lucio Silla a Milano. Dopo un iniziale insuccesso, questa opera seria divenne ancora piu rappresentata e apprezzata della precedente e applaudita Mitridate, re di Ponto, su libretto di Cigna-Santi basato sull'omonima opera francese di Racine tradotta dal Parini, e diretta dallo stesso Mozart per la stessa città nel 1770.