Visualizzazione post con etichetta eluana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eluana. Mostra tutti i post

6 febbraio 2009


INNO ALLA VITA ALLA PIETA' ED AL SILENZIO

Io non posso che essere per la vita, con tutte le mie forze, con il cuore, con il pensiero e con la ragione.

Siamo vivi. 
Siamo vivi di giorno e di notte.
Siamo vivi quando siamo felici.
Siamo vivi quando soffriamo.
Siamo vivi quando il piacere ci scuote le vene.
Siamo vivi quando il pianto ci strozza la gola.
Siamo vita infettiva, quando diamo i nostri corpi per creare un altro essere vivente.
Carne della nostra carne.
Sangue del nostro sangue.

La carne ha colori diversi, a volte incomprensibili. 
Il sangue ha sempre lo stesso colore.
La pelle può dividere le genti.
Il sangue non può dividere gli uomini.

La vita entra dentro di noi attraverso gli occhi, che leggono i colori.
La vita entra dentro di noi attraverso le orecchie, che ascoltano suoni e rumori.
La vita entra dentro di noi attraverso il naso, che sente profumi ed odori.
La vita entra dentro di noi attraverso la lingua,che assapora il gusto ella natura.
La vita entra dentro di noi attraverso la pelle,che trasmette il calore del mondo.

La pelle può dividere le tribù.
Il sangue non può dividere gli uomini.
La carne ha colori diversi, a volte strani. 
Il sangue ha sempre lo stesso colore.

La vita è il colore, il suono, l'odore, il sapore, il calore dei nostri giorni.
La vita è la coscienza di essere vivi.
La vita è tutto ciò di cui siamo padroni.
La vita è la libertà di non essere schiavi.
La vita è avere dubbi. 
La vita è avere paura.
La vita è non sapere scegliere.
La vita è sbagliare.
La vita è andare a sbattere contro i muri.
La vita è rimanere soli.
La vita è morire.

La vita è donare la propria materia ai campi, perchè germoglino i fiori.
La vita è donare i propri pensieri agli uomini, perchè germogli l'umanità.
La vita è avere pietà, perchè germogli il bene.

La vita è...

La vita non è...
Non bastano milioni e miliardi di pagine per raccontare la vita.

Ogni uomo, come una goccia, appartiene all'oceano umano. 
Ogni uomo è un mondo unico e irripetibile.
Ogni uomo è un mondo intero.
Ogni uomo è in sè la vita.
Miliardi e triliardi di parole, di pagine, di libri. Tutte le biblioteche del mondo e dell'eternità non raccontano una sola vita intera.

...Ma nessuna parola, neanche una, può dire della morte, che è ciò di cui è impossibile dire.

Il silenzio è compagno della morte.

Il silenzio.
Le tenebre.
Il vuoto.

Non ci sono altri compagni...

Non si può dire della morte.....

13 novembre 2008

ELUANA

Alle volte non basta uno spazio virtuale libero per tenere lontano il rumore della realtà cattiva.
E' uno sconquasso il destino amaro di Eluna Englaro.
Dev'essere veramente dura per che gli è vicino.
Posso solo immaginare, ma anche solo immaginando non posso non condividere tanto dolore.
Mi si passi il termine condividere, che vuole conservare l'umile distacco con cui si tratta un fatto così...doloroso.
Vorrei commentare solo un aspetto: come possono ergersi a giudici i Preti, gli Onorevoli, di un caso così ?
I Preti che difendono un'idea di vità così assoluta, senza manifestare alcuna pietà, usurpando l'Unico che pur avendo il potere di giudicare si è fatto carne, ha sofferto, ha chiamato Padre per chiedere la fine del patimento. Provino ad essere più umili! Loro, che sono uomini, si ricordino che non possono farsi Dio, neanche se si regalano il dono dell'Infallibilità.
Gli Onorevoli, che sordi e cinici, hanno osato profanare il dolore di una famiglia con il loro raglio stonato. Si prendessero la briga di fare una legge per la vita! Anzi, stiano zitti! E rispettino un silenzioso distacco da cose che non meritano la sfortuna della loro attenzione.
Di fronte alla sofferenza ed alla morte prevalga il silenzio.
E Dio, se c'è, giudicherà.
Se non c'è, si eviti la civetteria inutile.


Rainer Maria RILKE . La discesa di Cristo agli Inferi.

Finito il patimento, la sua essenza si separò dall’orrido
Corpo del suo patire. In alto. Lo lasciò.
E la tenebra, sola, ebbe spavento
E scagliò pipistrelli contro la spoglia livida –
Nel loro sciame svolazzante a sera
Freme ancora l’orrore di cozzare
Contro il tormento raggelato. Cupa aria senza pace
Si avvilì sul cadavere e una torpida inerzia
Colse i forti animali veglianti nella notte.
Libero dalla spoglia pensò forse il suo spirito librarsi
Sul paesaggio, senza agire. Chè ancora gli bastava
L’evento del suo patire. Mite gli appariva
La presenza notturna delle cose e su di esse
Si espandeva come uno spettro triste.
Ma la terra, essiccata e assetata nelle sue piaghe,
ma la terra si fendè e ruppero voci dall’abisso.
Egli, conoscitore dei martìri, udì l’inferno urlare
Verso di lui, bramando prendere coscienza del suo patire
Ormai compiuto, perché dalla fine della sua pena (infinita)
Traesse presagio e terrore la pena perenne degli inferi.
E nell’abisso precipitò lo Spirito con tutto
Il peso del suo sfinimento, procedè in fretta
Seguito dagli sguardi stupefatti di ombre erranti,
levò lo sguardo verso Adamo, un attimo,
rapido si calò, sparve e si perse nel ripido
di più selvagge voragini. D’un tratto (più alto, più alto)
sopra il centro
dei loro urli schiumanti, sulla lunga torre
del suo soffrire si sporse: senza fiato,
in piedi, senza balaustrata, proprietario dei dolori. Tacque.