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25 novembre 2008

CITTA' IDEALE




Tra le strade della repubblica indipendente, come tra le quinte della città ideale del Rinascimento. Così sono amo andare di sera. Quando i raggi del sole ancora non si sono spenti del tutto e luci delle strade non hanno ancora abbagliato il cielo. Nel nero della sera non ancora matura si possono vedere infisse le luci delle lontane stelle più brillanti e, sotto il riflesso della luna ancora scheggiata, si intravedono le bianche colonne dei templi millenari.

Sono entrato nei templi di quegli dei filantropi, ho accarezzato con mano tremante, il freddo marmo di quei lunghi steli. Le corolle corinzie esalavano ancora profumi d'incenso e di fumo. Mi sono inebriato, in quella penombra, fra quelle vie percorse solo da fantasmi sorridenti e curiosi.

Nelle vie della repubblicaindipendente ho passeggiato, solitario, una sera fredda d'autunno. Le cupole rotonde, simili a coppe rovesciate, riversavano litri d'ombra sugli spigoli dei palazzi ordinati.

Tutto è ordine leggero, in quelle piazze. L'armonia delle proporzioni matematiche incornicia l'animo dei cittadini donando tranquilla sicurezza e sicura stabilità.

I gradini degli scaloni monumentali appoggiavano il passo senza stanchezza. Gl'incorniciati delle terrazze mostravano l'oro agli occhi dei pochi desiderosi guardiani del sapere.

Sulle pareti dei musei dipingevano affreschi mirabili artisti con le tenui sfumature dei caldi colori della vita.

Nelle vie della repubblicaindipendente passeggiano i maestri abbracciati dai loro discepoli, intenti ad osservare il frutto delle loro dimostrazioni inconfutabili. Al loro passo, filosofi sereni additano agli uomini dal pensiero autistico il verso d'incastro della chiave della ragione.

Non consuma le cose, lo scorrere del tempo. Come un fiume perenne, accumula sulle rive pianeggianti dei ricordi, le epoche delle nostre vite, come sedimenti che rendono fertile il nostro limo.
Prendono vita i sogni nel sonno tranquillo dei cittadini, indisturbati, si aggirano per vie e piazze e viali e giardini. Uomini e donne e ragazzi e bimbi allietano quelle creature senza ombra.
E' pura la verità, nella repubblicaindipendente.









14 novembre 2008

Circolazione stradale

Nella repubblicaindipendente si circola liberamente.
Che sollievo!
Oggi ho fatto un viaggio nellla repubblica d'italia.
Sono rimasto veramente sorpreso. Mi trovavo a Roma, nelle vicinanze del Foro Romano, non lontano dal Colosseo. Precisamente stavoall'altezza di Piazza Venezia, famosa, famigerata piazza italiana, con l'affaccio di un balcone famoso.
Il paesaggio era davvero inspiegabile.
Tanti giovani allegri, in allegra processione, che inneggiavano all'istruzione libera e feconda.
Tanti, ma tanti giovani, colorati, come sa essere colorata la ioventu. Quasi un Carnevale, una corteo dionisiaco, se fossero state aperte, come da noi,le fontane del vino. Lungo la strada, sullo sfondo del corso Vittorio, una duplice fila di camionette. Come in guerra. Come un assedio.
Ma chi poteva avere paura di quei giovani così allegri, che cantavano, strepitavano, e grndavano di vita e di gioia!!
Eppure, due file di blindati, un autobus per traverso sulla stradad del Corso.
Ma chi abita da quelle parti?
Ho provato a chiedere, ma nessuno mi ha saputo rispondere, e così mi è venuto in mente del personaggio dell'Odisseo chiamato Nessuno. Ma quello era il soprannome di un Eroe. A Roma, nessuno può aver paura dei giovani che inneggiano alla vita ed al futuro. Erano tanti!
Erano veramente stonate quelle camionette blindate.
Il filosofo Aristotele, nell'aantica Grecia, il maestro di Alessandro il Grande, il grande sognatore, aveva fondato una scuola per i giovani che si caratterizzava per il fatto di svolgere le lezioni in giro per la città, in giro per la splendida Atene.
Come poteva immaginare, lo Sragirita, lìeterno Aristotele, che qualcuno potesse, un giorno avere paura della folla di una scuola di studenti che innegiano alla scuola ed all'impegno?
Dev'essere un nano, un governatore nno, contornato di altri nani e ballerine, se ha potuto avere paura di tanta bella giovemtù.
Non è bella l'Italia.
E' un paese strano.
A essre bella è bella. Roma è come una donna affascinante, stupenda, ammaliante. E' come una strega. Maestra del piacere della bellezza. Strega di ogni male.
Era una ferita quella doppia fila di mezzi militari a sbarrare il passo al futuro.
Ma come si vive nlla repubblica italiana?
Da noi, per fortuna, per grazia di dio e degli eroi della patria, da sempre siamo tolleranti. Non abbiamo mezzi militari che sbarrano il passo ai giovani belli.
Pensiamo che la bellezza sia la regina della nostra repubblica.
A nessun altro che alla bellezza di pensiero, alla purezza di animo, alla candida giustizia, concederemmo di sbarrarci il passo.
Sapremmo travolgere ogni ostacolo sulla nostra strada!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!