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4 marzo 2009

SI SENTE SCORRERE LA VITA

l’Albero della Vita nell’affresco dell’abbazia di Sesto al Reghena.

... Si sente, ascoltando bene, scorrere la vita nelle nostre vene...

Gabriel vedeva con sorpresa che la sua candida pelle si trasformava sotto i suoi stessi occhi, prendeva vita, si copriva di vivaci colori. 

Sentiva che cominciava a pulsare qualcosa nel suo petto di arcangelo del cielo.

Vedeva realizzarsi sulla punta delle sue dita il miracolo che aveva visto una volta su una magica pietra bianca levigata. Era la forma di una donna, rapita da un dio, uno che apparteneva quasi alla sua stessa natura. Uno che, però, usurpava la sua origine divina.
Su quella pietra in forma di donna, pigra, gelida e candida, gelida e candida come la sua pelle di arcangelo del cielo, nascevano verdi foglie di ulivo. Verdi ed argento. O forse solo di argenteo candore, di un riflesso della luce che di traverso pareva colore vero.

Mentre il dio metteva le mani su qualla pietra morbida come carne di donna, quasi per sfuggirgli, il corpo, le dita della bellissima innocente fanciulla si traformavano per magia in virginee, pure foglie d'ulivo.
Gli uomini, ignoranti ed incansapevoli, pensavano ad un rapimento ed alla paura della fanciulla.Pensavano ad una intromissione del mondo divino in quello terreno, ad una fuga disperata dalla natura umana, ad un estremo sacrificio.

Gli uomini sono sempre stati di ignoranza abissale. Per questo Lucifero insidiava da sempre le loro povere anime.
Nessun dio potrebbe desiderare di possedere quella povera carne intrisa della misera natura terrena. Nessun dio potrebbe varcare le porte del proprio regno per scendere nel regno polveroso degli uomini, neanche per esaudire un desiderio capriccioso.
Solo gli esseri umani potevano fantasticare, e raccontare per millenni, intorno ad un'insidia che si sarebbe rivolta contro l'ordine eterno delle nature degli esseri del cielo.
Cosa sarebbe mai rimasto degli Angeli, dei Serafini, degli Arcangeli, e degli dei, poi, e del Dio che governa su tutti, ed anche sui diavoli e sulle schiede di demoni, cosa mai sarebbe rimasto di quelle celesti schiere se anche una sola di quelle creature ultraterrene avesse una volta, anche una volta sola, sovvertito quell'ordine senza tempo!

Aveva suggerito lui, in sogno, una volta, a quel povero sbattipietra, quell'immagine di sogno. E gli aveva infuso la forza nei muscoli e la sensibilità nelle dita per scolpire quell'insulsa massa biancastra e fredda secondo le forme curve e morbide del corpo di una innocente fanciulla della terra.
Era entrato nel regno dei sogni di quel povero spaccapietre. Aveva dettato ai suoi sensi addormentati le istruzioni per dare foma di vita a quel sasso informe.
Non senza qualche esitante pausa dovuta ad un persistente imprevisto brivido di eccitazione angelica, aveva sugerito al desiderio dell'artista la mutante figura di quella fanciulla in fiore, che trasformandosi in virgulto d'ulivo, follia innocente dagli argentei riflessi di cielo, univa nelle stesse tenere membra il calore della carne degli uomini e la clorofilliana energia della luce.
Nessun essere sulla Terra, tantomeno una donna, avrebbe mai potuto trasformarsi in un albero di ulivo, nonostante il pio desiderio di sottrarsi al più impuro atto di un dio.

Gabriel era sconcertato. Sorpreso, come mai aera capitato ad alcuna figura angelica prima, durante l'interminabile eterno dei tempi degli dei.
Vedeva escrescergli, sulla punta delle dita, nell'incavo dell'attaccatura delle ali, foglie verdi, uguali a quelle che l'intaccasassi aveva scolpito sul corpo della vergine di marmo.
Il suo gelido corpo solitamente aveva la fedda consistenza del marmo, l'aveva sempre avuta, l'avrebbe avuta per sempre, senza mai alcuna variazione, da sempre non poteva non avere quella rigida durezza, così era scritto nel libro in cui era tracciato per l'eterno scorrere dei tempi il suo destino di arcangelo. La sua materia angelica aveva la stessa mancanza di calore dell'eterna pietra, anzi, ancor di più dell'eterna pietra, quel gelido rigore era stato assicurato alle creature che dovevano resistere all'usura del tempo, per preservarsi fino alla fine di tutti i cicli dei pianeti.

Cosa succedeva allora al suo corpo? Ora sentiva che diventava caldo, che si impietrava dove scorrevano i desideri più impuri, che si scioglieva dove scorreva il sangue spinto dal dolore, che si addolciva dove la vita sembrava concentrasi più impudente?

Cosa aveva provocato quel misfatto contrario alla volontà del destino?

Gabriel guardava sorpreso la sua candida pelle che si trasformava sotto i suoi occhi. Che prendeva vita, colore. 

Sentiva pulsare qualcosa nel suo petto di arcangelo del cielo.

... Si sente, ascoltando bene, scorrere la vita nelle nostre vene...

10 febbraio 2009


COSA CERCHI ?

Cosa cerchi ?

La voce fece sussultare Gabriel.

L'Angelo si voltò.

Il suo sguardo dardeggiava.
La sua pupilla ardeva.
Il volto era difano.
Il suo cuore innocente.
La sua bocca spalancata.

Perchè piangi ?

Le lacrime fecero sussultare Gabriel.

La bimba lo guardò.

Il suo sguardo interrogava.
La sua pupilla sorrideva.
Il volto era diafano.
Il suo cuore ancora innocente.
La sua bocca spalancata.

Sei solo ?

Il freddo fece sussultare Gabriel.

L'Angelo dischiuse le ali.

Il suo corpo dardeggiava.
La sua spada ardeva.
Il sole era diafano.
Il suo furore innocente.
La sua solitudine spalancata.

Sei l'Angelo ?

Un brivido fece sussultare Gabriel.

La bimba lo accarezzò.

Il suo sangue ribolliva.
La sua spada era di fuoco.
Il sole era diafano.
Il suo cuore ancora innocente.
La sua bocca spalancata.

Dove sei Angelo ?

Dio fece sussultare Gabriel.
 

24 gennaio 2009

GABRIEL

Gustave Dorè
http://dore.artpassions.net/


... era veramente difficile, per Gabriel, riuscire a trovare la casa di Maria.
Cominciava ad avere paura di non riuscire a compiere la sua missione.
Che guaio!

Che guaio sarebbe successo se non fosse stato in grado di dare il suo annuncio?
Era l'annuncio di una nuova era, per di più!

Non si poteva perdere, nè ritardare.
Doveva riuscire per forza.
Era difficile, sempre più difficile.

In quella Terra, che chiamavano Santa da sempre, non gli sembrava di di trovare niente di Santo.

Da lungo tempo cercava, con gli occhi e con lo Spirito, con tutti i suoi sentimenti di Angelo.
La sua innocenza, il suo candore, il suo amore sconfinato.

Vedeva sangue, dappertutto.

Vedeva donne versare solo lacrime.
Lui cercava una di loro.
Lacrime.
Per i loro uomini caduti sotto i colpi delle armi.
Armi.
Che altri uomini facevano tuonare.
Lacrime.
Per la violenza che macellava il loro corpo d'amore.
Amore.
Fatto per dare la vita e lordato dal sangue.
Lacrime.
Per la carne dei figli consumata dall'odio.

Gabriel sentiva l'odore di Morte che sovrastava la Terra, chiamata, da sempre, Santa. Da tutti.
Vedeva il colore del sangue che assorbiva il verde dei campi, l'oro dell'acqua al tramonto, nei canali.

Gabriel cercava una donna. Doveva porgergli un annuncio. L'annuncio di una nuova Era.
Cercava Maria, cercava Nazareth, cercava la Purezza.
Cercava la Purezza.
La Purezza di una semplice donna. E di un popolo intero.
Vedeva solo idoli di pietra, nei templi.
Forme strane, sugli altari, candelabri a nove braccia, croci, e scimitarre acuminate.

Sentiva le incitazioni all'odio.
Sentiva le urla.
Vedeva le piaghe del dolore.

Cercava Maria.
Si fermava a chiedere.
Si fermava per guardare dagli angoli delle vie.
Poggiava il suo sguardo senza peccato sui volti inquadrati dalle finestre.

Vedeva lacrime.
Volti bagnati dalle lacrime.
Mani in grembo stremate dal pianto.

Non sentiva più il dolce sapore della speranza.
Non vedeva più i colori del sole.
Tutto era diverso da come gli era stato descritto.
Per compiere la sua missione si era preparato a lungo.
Aveva chiesto, aveva discusso, si era fatto dare tutte le istruzioni per non fallire.

E tutto era sembrato facile, quando aveva spiccato il volo.

Adesso sentiva la stanchezza entrargli nelle membra.
Le sue ali candide sembravano assumere il peso della Terra.
Anche la mente angelica gli si offuscava.

Sentì mancarsi.
Scese.
Si sedette.
Per un solo attimo...