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25 maggio 2009

EDVARD 

Una sera camminavo

Lungo un viottolo in collina

Nei pressi di Kristiania –

Con due compagni. Era

Il periodo in cui la vita

Aveva ridotto a brandelli

La mia anima.

Il sole calava – si era

Immerso fiammeggiando

Sotto l’orizzonte.

Sembrava

Una spada infuocata

Di sangue che tagliasse

La volta celeste.

Il cielo era di

Sangue – sezionato

In strisce di fuoco

- le pareti rocciose infondevano

un blu profondo

al fiordo – scolorandolo

in azzurro freddo, giallo e

rosso –

Esplodeva

Il rosso sanguinante – lungo

Il sentiero e il corrimano

- mentre i miei amici assumevano

un pallore luminescente –

- Ho avvertito

Un grande urlo

Ho udito,

realmente, un grande

urlo –

i colori della

natura – mandavano in pezzi

le sue linee

- le linee e i colori

Risuonavano vibrando

- queste oscillazioni della vita

Non solo costringevano

I miei occhi a oscillare

Ma imprimevano altrettante

Oscillazioni alle orecchie –

Perché io realmente ho udito

Quell’urlo –

E poi ho dipinto

Il quadro L’urlo


E' noto questo squarcio autobiografico dell'autore dell'Urlo. Edvard Munch. Quel quadro rappresenta oltre ogni capacità artistica la dimensione disprata della civiltà moderna.

L'arte riesce ad essere al di là del tempo, quindi può essere liberamente profetica, dato che non gli è necessario distinguere tra passato, presente e futuro.

Quindi, la passeggiata di Edvard Munch, avvenuta di fatto nel 1893, molto probabilmente si è svolta al di là del computo dei tempi.

Forse deve ancora avvenire, oppure si era svolta millenni prima di quel 1893.

D'altra parte, come avrebbero potuto scomporsi a quel modo i colori e vibrare con tanta intensità le orecchie del povero pittore?

Cosa aveva provocato quell'esplosione di disperazione tanto violenta da  violare ogni barriera spazio-temporale?

Un'immagine tanto realistica, puro verismo, dell'angoscia dell'uomo moderno non è stata mai dipinta da acun altro pittore.

Cosa l'aveva ispirata?

L'atomica del 1945?

La Strage degli Innocenti?

I campi di sterminio del folle furer?

O l'epidemia di peste nera?

La caduta di Roma?

La Crocefissione del Cristo?

Quell'immagine delirante descrive lo sconquasso di ogni cuore messo davanti al vuoto di Umanità di ogni tempo. Nessuno può mai sentirsi incolpevolele, irresponsabile, assolto dalla colpa di aver contribuito a tanta disperazione.

Nè, a dirla tutta, alcuno può dirsi immune da tanta oscura angoscia.

Perchè?

Il pittore ha descritto il momento della nascita di quell'urlo di costernazione come l'aparizione di un arcobaleno di colori. D'altronde, come avrebbe potuto descrivere quell'evento in altro modo, lui, un pittore?

Fosse stato un musicista, l'avrebbe messo in musica. Beethoven, nei suoi quaderni spesso ha maledetto iddio. Con gli stessi sentimenti di Munch.

Se fosse stato poeta avrebbe fattoesplodere la sua dichiarazione di angoscia in versi altrettanto espressivi.

Loro, gli artisti, parlano, scrivino, diingono, scoliscono, agiscono, sono posseduti dalle Muse per conto di tutti noi. Di ciascuno di noi.

Essi scavano nell'animo di ognuno forme che descrivono sentimenti mai conosciuti prima.

Loro danno colori, fattezze, parole, suono, luce, spazio a quello che esiste nell'animo dell'Uomo.

Ma senza la loro opera da levatrice l'animo umano sarebbe come la materia informe primordiale.

Chi scava nella pietra e libera la forma?

Chi traccia sul foglio i segni magici che danno nome ai sentimenti?

Il nostro animo, senza di loro, sarebbe destinato a restare un vortice di inspiegate oscure pulsioni.

Non avrebbero nome, nè forma, Eros, Cupido, Agòne, Tersìcore, Melpomène, nè le altre figure dell'anima.