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11 maggio 2009

ARCA DI NOE'



Video tratto da "La voce di Pasolini".
La poesia "Profezia" è recitata da Toni Servillo.




La 
repubblicaindipendente
è 
multietnica, 
multiculturale, 
aperta, 
libero
spazio 
di
      transito, 
laica,
relativista,
meticcia,
mezzosangue, 
        sanguemisto,
porto
di
mare,
mare 
aperto,
ali
spiegate,
cielo
senza 
nubi.

Dall'
azzurro
terso
della 
repubblicaindipendente
passano
le
libere
rotte
della 
migrazione 
delle
rondini,
delle
anatre,
dei
fenicotteri
rosa,
delle 
candide
cicogne
dal
collo
lungo
ed
il
becco
aguzzo.

Nello
stagno
della 
repubblicaindipendente
vivono
in
pace
pesci
del 
Mar
Rosso,
guarracini
neri
del
Mare
Mediterraneo,
pirana
dell'
Orinoco,
storioni
del
 Volga
e
pesci
multicolore
di
tutte
le
sacre
acque
del
pianeta.

Nella 
savana
della
repubblicaindipendente
il
leone
vive
con
la zebra
bianca
e
nera
e
la
gialla
ed
oro
pelle
della 
tigre
sfila
leggera
e
sinuosa
con
il
potente
giaguaro
delle
squadrate
piramidi
andine.

I
cittadini
della
repubblicaindipendente
amano 
tutti
i colori
dell'
iride
che
gli
dei
donarono
ai
progenitori
sulla
madre 
Terra
li
portano
sul
volto
e
sulle
mani
con
gioia
ed
infinito
orgoglio.

L'
aria
che 
soffia
sulle
vette
della
repubblicaindipendente
è
vento
dei
quattro
punti
cardinali,
senza 
origine,
libero,
padrone
di sè
stesso.

Sul
pianeta
della
repubblicaindipendente
non
ci 
sono
continenti,
confini,
razze, 
tribù, 
clan, 
divise.

9 marzo 2009

MUSICA, VALZER, BOLERO O RONDO'

Ho aperto tutte le finestre.
Nella stanza era buio, 
molle, fitto, sempre più denso,
nero, quel buio, lago di liquida pece.

E' cominciato a scivolare piano di fuori.
Dalla finestra calava giù nella strada
spandendendosi lieve per tutto d'intorno
quel nero più fitto di liquida pece.

Era come un mare d'inchiostro.
L'aiuola di sotto prendeva di nero,
macchia più fonda nel prato già oscuro.
I fiori pendevano nell'orrido abisso.

Si alzava fitta quella nebbia  notturna.
Assorbiva le luci di fari e lampioni,
come una nube di fumo rubava le luci
di neon ed insegne. Buio, buio profondo. Franz von Stuck, Il bacio della Sfinge, 1895, Budapest

No, anzi, leggera penombra.
Come da una nera calza, frusciante di seta
trasparivan le morbide forme
di seno dei colli laggiù, persi lontano.

Era un piatto d'argento ossidato, 
la luna appanata nell'alto del cielo.
Senza riflesso, lo specchio oscurato
dell'astro notturno spegneva le stelle.

Una ad una sparivan le luci.
Si perdevano i suoni dei passi per via.
Si perdeva il ricordo dei giardini fioriti.
Si perdevan le foglie degli alberi morti.

Nessun vento arrivava a smuovere l'aria.
Come piombo pesava la volta acre del cielo.
Era presagio di morte, mi spaurai un momento.
Mi guardai le scarpe, di lucido nero.

Ho aperto tutte le finestre.
Una vivida luce ha allargato lo spazio
tra i muri di tufo ed il mio cuore impazzito.
Un brivido pazzo ha riscosso il mio cuore.

Sono saltato dal letto nel grigio mattino.
Perlacea nebbia avvolgeva le case,
galaverna gelata imbiancava gli stecchi
dei rami degli alberi nel gelo d'inverno.

Un raggio di luce schizzò sui miei occhi,
un singhiozzo strozzato si formò nella gola,
mi strinsi al tuo seno, sollievo materno,
tiepido, tenero, morbido incanto.

Musica, valzer, bolero o rondò.