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13 luglio 2009

SERATA IN PIAZZA

http://www.marktoon.co.uk/cartoons/blobtoon-just-another-brick-in-the-wall-gag.gif

QUESTA E' UNA SERATA ROCKETTARA.

Sono assonnato, stanco, ma sul balcone, mirocolosamente, c'è il venticello balsamico che accarezza le ultime luci del sole che va a dormire.
Un filo di malinconia per il malefico filgliolo che è andato a trovare la nonna, al mare e quindi non può distrubare la pace serale, come farebbe di solito. Fortunatamente ha finito bene la scuola e allora... può godersi un pò di vacanza... meritata...
E allora, dato che non mi riesce di leggere stasera, mi butto su youtube... desideroso di ritornare indietro nel tempo...
Al mondo rock... interrotto dalle atroci morti per droga o alcol... miracolo di creatività ed ispirazione... rabbia incanalata nelle regole musicali... infrante e ricomposte in modo nuovo.
Quell'esperimento non riuscì a diventare, allora, modello di vita. Fu inghiottito dai soldi, dal potere, dal conformismo, dalla paura...

Devo dire che non ho amato molto il rock duro, elettrico, tipo Deep Purple, anche se alcuni pezzi di quel gruppo hanno fatto il nostro ascolto giovanile... preferivo i suo ni elettronici, più ragionati... tipo i mitici Pink Floyd. Da sballo..

Ai tempi ... a quei tempi non esisteva Youtube. I video. I cd. I dvd. La magia del computer. Il blog.
Parole senza senso. Suoni che nessun o conosceva o poteva pronunciare...

Ma è un miracolo questa tecnologia...

Eccone un segno, un regalo, un omaggio.
Triste e lirico. Rivoluzionario e di protesta.

Al confronto con oggi?
From the movie The Wall.
Another Brick In The Wall.
Synopsis:
© 2009 YouTube, LLC YouTube
901 Cherry Ave, San Bruno, CA 94066


27 febbraio 2009

SUL PALCOSCENICO

http://www.artmomo.com/public/minuetto-a-villa-palagonia-cm160x180-disegno-2002.jpg



Il pianista batte sulla tastiera all'impazzata.
Le note scaturiscono all'impazzata.
E' un vecchio suonatore, col trucco pesante sulle occhiaie.

Nel locale il fumo riempie di calore i polmoni carichi di feroci note.
La musi ca invade la sala soffocata dall'acre profumo delle ballerine sudate.
Hanno gambe bene in vista ed il petto ansimante, che arranca alla fine del mese.

La voce roca del cantante addolcisce la serata insignificante, 
altrimenti
Il colore del trucco sbavato cola sotto le occhiae profonde che piangono
come un bambino.
Lo sguardo innocente è nascosto dietro gli occhiali neri infranti
sul palcoscenico di legno.

E' un ritornello swing, forse jazz, suonato con ostentazione e molti colori.
I costumi sono pieni di piume, scialli colorati e strasciichi sontuosi.
La musica ignobile si alza sotto le note della sua voce accattivante.

Sono innamorato di quella voce, come solo un pazzo sarebbe capace.
Sono infatuato di quell'immagine piatta piena di colore e di profumo.
Sono attratto dal calore di quel corpo che si contorce sul palco di poveri attori.

E' il palco di una ricca città dove debuttarono attori di grandi compagnie.
Attori che hanno lasciato il n ome a compagnie di teatro che hanno reso eterni
autori altrimenti sconosciuti.
 E' il palco dove i sogni di poveri piccoli uomini in maschera sono diventati pesanti e concreti.

Erano solo promesse, attori di provincia, quando l'agente rapì la loro firma.
Erano solo poveri illusi, cantanti d'avanspettacolo, quando il diavolo raì i loro desideri.
Le loro promesse salirono al cielo e diventarono olonne di un tempio di eterna adorazione.

Le candele di quel tempio erano odorose e riempivano d'incensi vaporosi la platea del teatro.
I rilfettori, con l'occhio di bue, sparavano sulla folla impaurita il loro fasci di proiettili luminosi.
Molti morivano, sordi, ciechi, paralizzati sulle poltroncine rosse della sala gelata.

Il pubblico era in visibilio, si contorceva agitato sotto le scosse staffilanti del mostro sul palco.
Era alto. La sua immagine veniva proiettata su mille piccoli invisibili schermi neri
scintillanti come lucciole impazzite.
La siringa era ancora infissa sul legno sanguinante del palco di rovere grezzo.
La moquette amaranto aveva lo stesso colore del rivolo sanguinate che scendeva
dal polso della star.
Il lungo serpente di piume era ancora appeso al collo candido rimanso senza respiro.

Il pubblico adorava quel finale senza repliche. Solo il cantante odiava quella parte.
Il procuratore selezionava candidati per il ruolo di protagonista che ogni sera
si rendeva vacante.
Nel giardino antistante il teatro verdeggiava la mestosità delle querce e la nobiltà
senza tempo dell'alloro.

Ogni mattina si raccoglieva la fila davanti all'ingresso del teatro, e tutti applaudivano, 
fuori nella nebbia gelata.
Ogni mattina il telefono dell'impresario squillava all'impazzata, mentre i suoi sogni erano
incagliati nell'alcool residuo dei suopi sogni notturni.
I telegrammi venivano aperti dalla volgare segretaria bionda con la minigonna aperta di fianco.

Un cigno, sognava di essere il ballerino, una silfide, una musa . Un apollo, immaginava di essere
l'autore sconosciuto, senza nome sulla locandina.
Avevano dimenticato l'inchiostro in tipografia e si scolriva il manifesto, nel riquadro della vetrina.
Solo la voce del cantante diventava eterna, ma incagliata nel ronzìo 
del vecchio disco di vinile sul gramofono.

Era musica, spettacolo, vita, quella che, ogni sera scorreva sul palco, davanti a quel 
pubblico di provincia annoiata.
Era colore, arte, balletto irrefrenabile, come una malattia mentale senza cura.
Era violenza, speranza, dolore, morte, era sangue, era sudore, era droga, era trucco disfatto.

28 novembre 2008

STAGIONE OPERISTICA DELLA REPUBBLICAINDIPENDENTE

Il FLAUTO MAGICO
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Trama - Atto I
L'azione si svolge in una zona che per alcuni aggettivi sembra l'Egitto, trasfigurato in una dimensione fantastica e fiabesca.Il principe Tamino sta fuggendo da un serpente e gli vengono incontro le tre dame della regina della notte per aiutarlo. Le dame lo presentano alla regina della notte, Astrifiammante, che lamenta il dolore per la scomparsa della figlia Pamina, rapita dal malvagio Sarastro. Tamino, affascinato da un ritratto della giovane, decide di andare con l'uccellatore Papageno a salvare la principessa. Le Dame consegnano a Tamino un flauto magico e un glockenspiel (carillon) fatato a Papageno. Tamino e Papageno si incamminano verso il Tempio di Sarastro, sotto la guida di tre ragazzi. Papageno giunge per primo al tempio e penetra persino nella stanza dove il perfido moro Monostatos tiene imprigionata Pamina. Papageno e Pamina, scacciando Monostatos, tentano la fuga. Tamino frattanto giunge di fronte a tre Templi (Natura, Ragione e Saggezza) e si confronta con un sacerdote che, oltre a smontare l'immagine di un Sarastro cattivo, pone domande a Tamino sul suo essere uomo. Tamino, sconcertato e disorientato, suona il flauto magico nella speranza di far comparire Pamina, invano. Trascinato da Monostatos, viene successivamente condotto al cospetto di Sarastro (alla presenza anche di Pamina), che lo libera e gli dice che, se vorrà entrare nel suo regno con Papageno, dovrà purificarsi. Tamino e Pamina si riconoscono e si amano da subito.
Mozart in Italia

« La nostra musica da chiesa è assai differente di quella d'Italia, e sempre più, che una Messa con tutto il Kyrie, Gloria, Credo, la Sonata all'Epistola, l'offertorio ò sia Mottetto, Sanctus ed Agnus Dei ed anche la più Solenne, quando dice la Messa il Principe stesso non ha da durare che al più longo tre quarti d'ora. Ci vuole uno studio particolare per questa sorta di composizione, e che deve però essere una Messa con tutti strumenti - Trombe di guerra, Tympani etc. »
(Wolfgang Amadeus Mozart da una lettera in "italiano" di Amadé al molto Rev.do Pad.e Maestro Giovanni Battista Martini, spedita da Salisburgo a Bologna, il 4 settembre 1776)
Dal 1769 al 1773 Wolfgang viaggiò con il padre per l'Italia, in varie riprese, soggiornando a Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e Napoli.
I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza formativa: Mozart (chiamato "Volgango Amadeo") rimarrà a Milano complessivamente per quasi un anno della sua breve vita. Incontrò musicisti (Johann Adolph Hasse, Niccolò Piccinni, Giovanni Battista Sammartini, Johann Christian Bach e forse anche Giovanni Paisiello), cantanti (Caterina Gabrielli) e scrittori (Giuseppe Parini, che scrisse per lui alcuni libretti).
Hasse rimase molto colpito dalle capacità del ragazzo, tanto che disse:
« Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti. »
L'epistolario
L'epistolario di Mozart, noto anche per la giocosità scurrile delle lettere in esso contenute, è stato reso pubblico nella sua interezza solo in tempi recenti. Per curiosità se ne propongono alcuni estratti.
«Vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio, elegante o selvaggio, corretto o contorto. Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio; oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso». A Bäsle.

«Oui, con quanto sentimento defeco sul tuo naso, così che ti coli sul mento». Alla cugina Maria Anna, chiamata affettuosamente Bäsle.
«Ieri ascoltammo il re scoreggione / Era dolce come torrone / E benché non fosse granché in voce / Rumoreggiava in modo atroce». Alla madre
«Sono dispiaciuto di sentire che Herr Abate Salate ha avuto un colpo apoplettico, ma spero che con l'aiuto del Signore Truffatore le conseguenze non siano un insano pantano» (
1777 - Qui si nota chiaramente la diffidenza che Mozart provasse per la religione, e la comica irriverenza con la quale era solito apostrofarla).
«Ora le comunico una notizia che forse saprà già: quell'ateo e arcibirbone di
Voltaire, è morto come un cane. Che ricompensa!» lettera al padre Leopold (1778).

Lasciò Milano il 15 marzo 1770, per tornarci più volte. Arrivato a Lodi, sulla strada per Parma, scrisse le prime tre parti, Adagio, Allegretto e Minuetto, del quartetto KV80, completato con il Rondò che scriverà più tardi, forse a Vienna (1773) o a Salisburgo (1774). Tornerà a Milano per rappresentare le sue opere liriche. L'ultima a debuttare in un teatro italiano fu il Lucio Silla, nel 1772.
Un altro importante soggiorno fu quello di Bologna (in due riprese, da marzo ad ottobre 1770). Ospite del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l'opportunità di incontrare musicisti e studiosi (dal celebre castrato Farinelli ai compositori Vincenzo Manfredini e Josef Mysliveček, fino allo storico della musica inglese Charles Burney e padre Giovanni Battista Martini). A Parma ebbe l'occasione di assistere ad un concerto privato della celebre soprano Lucrezia Agujari, detta La Bastardella.
Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre Martini e sostenne l'esame per l'aggregazione all'Accademia Filarmonica di Bologna (allora titolo ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e rigido esame dell'ancora giovane Mozart non fu particolarmente brillante, ed esistono prove del fatto che lo stesso Martini lo abbia aiutato in sede d'esame per favorirne la promozione. A Roma Mozart dà una straordinaria prova del suo genio: ascolta nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri e riesce nell'impresa di trascriverlo interamente a memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da essere proprietà esclusiva della Cappella pontificia, tanto da essere intimata la scomunica a chi se ne fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane. L'impresa ha i caratteri dello sbalorditivo, se si pensa all'età del giovanissimo compositore e alla incredibile capacità mnemonica nel ricordare un brano che riassume nel proprio finale ben nove parti vocali.Dopo tale impresa i salisburghesi si recarono a Napoli, dove soggiornarono per sei settimane e dove la proverbiale scaramanzia partenopea additava all'anello che portava il compositore al dito la genesi delle sue incredibili capacità musicali, tanto da costringerlo a toglierselo.Ma a parte la scaramanzia, Napoli nel 1770 era la Capitale della Musica oltre che quella di un Regno, e i Mozart ebbero modo di sondare il terreno della produzione musicale napoletana. Amadeus era attratto dagli innovatori della musica a Napoli Traetta, Cafaro, Ciccio De Majo e principalmente Paisiello. Come riporta Pasquale Scialò nel suo volumetto Mozart a Napoli - Alfredo Guida Editore ISBN88-7188-092-7 - Da Paisiello secondo Albert, il giovane Mozart doveva apprendere diversi aspetti"[...] sia per i nuovi mezzi espressivi sia per l'uso drammatico-psicologico degli strumenti.( Hermann Abert, Mozart la giovinezza 1756-1782, Milano il Saggiatore, p.187). Mozart a Napoli viene ad imparare, nonostante i positivi riscontri a Bologna e a Roma, la Città lo ignora. Ferdinando IV di Borbone all'epoca diciottenne, non lo riceve a corte se non in una visita di cortesia presso la Reggia di Portici. Nessuna scrittura nei Teatri napoletani nessun concerto alla corte della Capitale della Musica. La qualità e la quantità della musica prodotta a Napoli induce il padre Leopold in una lettera al figlio del 23 febbraio del 1778 ad affermare: Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri [...] o a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita? Il viaggio di ritorno verso la casa natia iniziò con una nuova sosta a Roma, dove Papa Clemente XIV gli conferì lo Speron d'oro. Indi ripartirono passando per Bologna, dove come detto sopra, Mozart sostenne l'esame all'Accademia, e giunsero poi a Milano dove Wolfgang sperò di rimanere come compositore di corte, ma le sue aspettative furono frustrate da Maria Teresa d'Austria . A marzo del 1771 i Mozart tornarono a Salisburgo dove vi rimarranno fino ad agosto, quando ripartiranno per un secondo viaggio in Italia, di quattro mesi.A Milano in ottobre viene rappresentata l'opera Ascanio in Alba su libretto di Giuseppe Parini per celebrare le nozze dell'Arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este d'Austria con la Principessa Maria Beatrice Ricciarda d'Este di Modena.Nel dicembre dello stesso anno Wolfgang con suo padre torna nella città natale.Il terzo e ultimo viaggio in Italia durò dall'ottobre del 1772 fino al marzo del 1773, periodo in cui di rilievo è la composizione e la rappresentazione dell'opera Lucio Silla a Milano. Dopo un iniziale insuccesso, questa opera seria divenne ancora piu rappresentata e apprezzata della precedente e applaudita Mitridate, re di Ponto, su libretto di Cigna-Santi basato sull'omonima opera francese di Racine tradotta dal Parini, e diretta dallo stesso Mozart per la stessa città nel 1770.