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OI DIALOGOI

Vulcano incatena Prometeo di Dirck van Baburen, 1623
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6e/Prometheus.jpg
In quel momento un alito divino ha soffiato per il mondo, percorrendolo in un attimo eterno.
Mnemosyne ha legato il dio con catene ancora più forti di quelle di Zeus, lo ha recluso per sempre nella prigione della vita che scorre, unito alla speranza che nutre i sofferenti, stretto allo Spirito che svetta sulla debolezza della materia.
Vorrei divulgare il segreto di quella amorevole catena di storie, e ricordi, e rimpianti ed amori e glorie e sconfitte e cadute. Metterla a disposizione di tutti gli uomini, farla diventare un monumento eterno eretto alla memoria perenne.
Provo ad immaginare le parole pronunciate al dio dalla madre delle Muse.
Quali parole possono avere mai convinto il Titanico dio ad abbandonare la primigenia sorte sovrumana, quella che gli sarebbe spettata per rango e natura, per abbracciare quella che consuma gli uomini nel tempo?
Quali parole possono essere state pronunciate, su quel monte?
Sforzati, Memoria, pronunciale ancora, affinchè io possa riportarle qui, per convincere tutti della verità di quello che dico!
In quei suoni è ancora nascosto il segreto del fuoco eterno, della conoscenza, della sapienza.E della ragione, della scienza e dell'arte.
E non possono essersi disperse con l’urlo disperato del dio a cui veniva divorata la carne. Non può essere disperato a tal punto, un titano.
Chissà se la sua carne, il suo sangue, avevano, poi, lo stesso colore di quello di We, il dio della Babilonia millenaria, sacrificato da Enki per fare nascere, dalla polvere della terra mescolata allo spirito divino, l’uomo di carne e di sangue.
L’aquila che ad ogni sorgere del sole osava beccare quelle carni incatenatele deve saperlo. Deve saperlo quel rapace che era posto ai servigi di Zeus, l'onnipotente discendente ionico degli dei di Sumer e d’Egitto.
E chissà se il coraggio di Prometeo fu pari a quello di We. Il sangue immortale degli dei fu donato per l’umile creatura di fango: chissà se il loro sangue ha avuto allora lo stesso prezzo che si dà oggi al sangue di un uomo.
5 dicembre 2008
SIGNORINA STORIA. Ovvero MNEMOSYNE

Oggi lui è cresciuto ed ha una mano più grande della mia, è anche più alto e non esce più volentieri con me.
Favole vere non ne ho raccontate molte. A volte inventavo personaggi, come la Signora Storia. Signora o Signorina, ma tanto vecchia, decrepita, stanca.
Ma vivacissima. Conosceva tanti fatti, aveva frequentato tante persone, aveva visto tanti di quei posti!
Era un piacere incontrarla, di tanto in tanto.
Quabdo avveniva era una festa.
Una volta, stavamo tra i ruderi della città etrusca di Veio, veecchia antagonista di Roma, quando ancora la grandezza era circoscritta alla regione dei pascoli e le città erano fatte con pochi mattoni e molto legno.
Quei resti, alla periferia a nord di Roma, sono immersi nel verde dolcissimo della campagna, appena appena collinosa, che si trova dopo il caos del traffico e dei palazzoni della metropoli.
Ci immergemmo in quell'atmosfera come due innamorati, come possono essere innamorati un padre col proprio figlioletto.
E lui si guardava intorno, mentre gli raccontavo dei Re roani e dei lucumoni. Ed io vedevo ancora alti i frontoni dei templi, le colonne turgide e bianche, i campi coltivati attraversati da una carovana di vociante soldataglia male vestita ed armata di sole lance di legno e pugnali di bronzo.
Erano già tramontate civiltà millenarie, nel vicino Oriente mesopotamico, o sulle rive limacciose del Nilo. Anche sulle coste dell'Asia Minore città ed eserciti si erano confrontate.
Erano accaduti eventi sovrumani, venivano raccontate storie di dei ed eroi, di re e viaggiatori. Erano state create e distrutte biblioteche.
La memoria dell'uomo era stata divinizzata nella madre delle Muse, Mnemosyne.
Li vedevo, quei fatti, mentre tenevo per mano il mio bambino.
Passava di lì, in quel momento, una vecchina, che additai al mio piccolo. Era piccola e trafelata, sembrava intenta a guardare attorno tutti quei sassi un pò corrosi dal tempo.
E mentre la indicavo, per mostrarla, dandole il nome di Signorina Storia, la vidi improvvisamente sfumare come un fiotto di nebbia.
Non ricordo neanche il colore degli abiti nè se sentivo caldo o freddo, quel giorno.
Chiunque abbia la fortuna di possedere il dono dell'arte potrà provare a farne un ritratto, uno schizzo, un disegno.
Si raccontava che il primo disegno sia nato dall'amore di una ragazza per il proprio uomo, che doveva partire per chissà quale impresa. E lei, allora, con un carboncino, tracciò il prfilo del suo amato su una parete, per tenerlo per sempre al suo fianco. Per non lasciarlo andare mai più via. Per sempre.
A quei tempi la magia del disegno consentiva questi miracoli. E ancora oggi la magia
di chi sa disegnare può far nascere, o risorgere, miracolosamente, dal nulla immagini care. Renderle così vive da provocare l'emozione nel cuore, il tumulto, il pianto. La gioia. L'amore.Chi possiede il fuoco dell'arte può scavare nell'animo umano e scolpire le forme di sentienti nuovi, mai conosciuti prima.
Così quella donna, con il suo carboncino, seppe parlare dell'amore, dargli una forma sensibile, prima ancora che le parole si potessero fermare su un foglio.
Così, è stato possibile dare un volto alla bellezza, un corpo alla forza, una forma agli dei. Altrimenti sarebbe volato tutto via. Come quella vecchina, in quel prato verde, nella campagna di Veio.
PS. Quando entro in un museo non lascio cadere le matite, ma cerco il volto di quella vecchina, dappertutto, sotto i quadri, negli angoli, dietro una statua, nell'ombra, nei corridoi. Nei bagni.
Se c'è qualcuno che mi ascolta, posso ripetere quel racconto. Forse non mi credono. Forse non mi sentono.
Ma io quella vecchina, Signorina Storia, Mnemosyne, l'ho rivista altre volte. Forse è anche ritratta nella galleria che illustra questo post.
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