Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l'elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse. Dio, quell'altro artigiano. (citato in George Steiner, Vere presenze, in Nessuna passione spenta, p. 46)
Dipingere non è un'operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un'opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi. (citato in F. Gilot e C. Lake, Vita con Picasso)
La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico. (da Scritti di Picasso)
Quando non ho più blu, metto del rosso. [2]
Se si sa esattamente che cosa si farà, perché farlo? [2]
Tutto l'interesse dell'arte è nel principio. Dopo il principio, è già la fine. (dialogo con E. Téraide, da L'intransigeant, 15 giugno 1932)
Michelangelo, Caravaggio.
Veramente, prima dovrei aggiungere Botticelli.
Direi che con Caravaggio si chiude un'epoca in cui gli artisti avevano contribuito a creare un Mondo. Dopo il buio del medioevo, la luce è arrivata da Cimabue ... fino a Caravaggio. Mi vengono i brividi quando vedo quelle forme, quella purezza, quella forza creatrice.
Erano anni, quelli, in cui l'uomo voleva riappropiarsi del centro dell'universo.
Dopo Caravaggio il grigio plumbeo della Controriforma ammantò di ori barocchi e roccocò la civiltà italiana. Con i roghi delle streghe e dei filosofi si voleva togliere l'Uomo dal centro che aveva conquistato. E quel centro era stato dipinto, colorato, disegnato, plasmato dai colori, dalle figure di quei grandi Maestri.
Con il rogo di Campo dei Fiori arse il corpo di Giordano Bruno, che, nel 1600, scriveva di un universo infinito, fatto di pianeti, galassie, infiniti mondi e sviluppi. E così immaginava che l'uomo dovesse essere in grado di convivere con una realtà così complessa, che non poteva essere ridotta alle rigide verità di fede.
Invece, si impose a Galileo di abiurare a ciò che aveva visto.
Il Cardinale Bellarmino, poi fatto Santo, che partecipo ai processi inquisitori contro Giordano Bruno e Galileo Galilei, è un protagonista di quel cieco, ottuso oscurantismo religioso.
A Bellarmino è dedicata ancora una strada nel cuore storico di Roma.
Mi capita spesso di passeggiare in Campo dei Fiori, di guardare la statua di Giordano Bruno. Sotto quella statua, ogni notte, nei week end, in modo particolare, i giovani romani si ubriacano, rumoreggiano, starnazzano, come i capponi prima di essere sgozzati per il Santo Natale.
Forse nessuno più, sotto quella statua, versa ancora una lacrima. In memoria del Pensiero che si voleva bruciare sul rogo.
Ma forse è giusto non versare lacrime. In quella piazza, invece del pensiero, hanno messo al rogo la pietà di Dio, hanno eretto un'altra croce, a cui hanno appeso la fede e l'Amore. Per i quali il Cristo era stato crocifisso, 16 secoli prima, da altri roma.
Ogni mattina ho la fortuna di passare sotto una targa di marmo, dietro piazza Venezia, a Roma. Dice: "Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del divino Michelangelo". Agli inizi degli anni trenta del secolo scorso hanno abbattuto un'altra prova del Genio dell'Uomo.
In quegli stessi anni era vivo Pablo Picasso. A dare ancora vita allo Spirito di quel Genio.
A quelli come lui dedichiamo questo respiro.