
Le train est donc reparti. Les voyageurs inquiets ne se sont plus posé de question. D'ailleurs, on peut affirmer que ceux qui dormaient ne se sont pas réveillés, même quand la femme a crié.
On monte dans le train comme on monte dans la vie. On prend sa place et tout se passe bien. Il fait encore jour. Les paysages défilent derrière les vitres. Quelques rares voyageurs plus attentifs que les autres reconnaissent les collines, et les arbres, et les maisons. Ou ils s'en souviennent vaguement comme s'ils les avaient vus dans un voyage ou une vie antérieure.
D'autres, plus nombreux, ne reconnaissent rien bien qu'ils aient l'habitude de faire le trajet, parce qu'ils ne regardent jamais rien. D'autres encore font semblant de reconnaître ce qu'ils voient pour se rassurer et ne pas avoir l'air stupides. La plupart cependant dorment et ne s'intéressent à rien. Ils vivent comme s'ils n'étaient pas là.
Plus d'un mangent, pris de boulimie voyageuse. A peine installés dans la vie, ils se mettent à grossir. Ils deviennent obèses. Ils se remplissent de nourriture et de vide. Ils croient tout savoir sur le voyage, les arrêts et les gares de campagne où personne ne descend plus même quand les gardes ouvrent les portières et sifflent pour rien.
Pourquoi sont-ils montés dans la vie comme on monte dans un train qui ne va nulle part ?
Enfin, longtemps plus tard, quand le train freine avant la dernière gare, ils meurent, oubliant qu'ils sont nés de rien et qu'ils se sont trompés de vie et de train.
J.B. 26 novembre 2008
Senza ragione, il treno si era fermato nella stazione, molto a lungo.
Dapprima le persone si sono guardate.
Poi, dai finestrini, hanno visto i marciapiedi della stazione, vuoti ed immuni nati, perché era già sera.
Sola, una ragazza aspetta sull’altro marciapiede senza muoversi.
Le portiere sono rimaste chiuse per tutto il tempo della fermata, interminabilmente.
Una donna si è messa ad urlare appena prima che il treno sussultasse.
Il treno è dunque ripartito. I viaggiatori inquieti non si sono più posti domande.
D’altra parte, si può dire che quelli che dormivano non si sono svegliati, neanche quando la donna ha gridato.
Si sale sul treno come si sale nella vita. Si prende posto e tutto va bene. E’ ancora giorno. I paesaggi sfilano dietro i vetri. Qualche raro passeggero più attento degli altri riconosce le colline, e gli alberi, e le case. Così ricordano vagamente, come se li avessero visti in un viaggio o in una vita anteriore.
Altri, più numerosi, non riconoscono nulla benché abbiano l’abitudine di fare quel percorso, perché non guardano mai niente. Altri ancora fanno finta di riconoscere quello che vedono per rassicurarsi e non avere l’aria stupida. La maggior parte comunque dorme e non si interessa a niente. Essi vivono come se non fossero affatto lì.
Più di uno mangia, preso da bulimia da viaggio. Appena piazzati nella vita, si mettono ad ingrassare. Diventano obesi. Si riempiono di prodotti alimentari e di vuoto. Essi credono di nsapere tutto sul viaggio, le fermate e le stazioni di campagna dove nessuno scende più anche quando i capostazione aprono le portiere e soffiano per nulla.
Perché sono saliti nella vita come si sale sul treno che non va da nessuna parte?
Infine, molto tempo dopo, quando il treno frena prima dell’ultima stazione, essi muoiono, dimenticando che sono nati dal nulla e che si sono sbagliati sulla vita e sul treno.
(indegnamente, traduco).