Il nome del post è stato profetico.
Si doveva riferire alle imperfezioni che l'occhio del fotografo ha colto girando per la Città Eterna.
Sui monumenti che si ergono a testimonianza della Storia, dell'Arte e della Bellezza, testimonianza della grandezza dell'Uomo restano incrostate le imperfezioni del tempo.
La patina dei secoli, dei millenni dona ai colori quelle sfumature un pò patinate, quello spessore polveroso che lascia sulle dita il segno della materia che si consuma.
Angoli smussati, colonne cadute, volti marmorei sfregiati, figure di quadri ed affreschi sbiadite.
Queste imperfezioni sono come un certificato di garanzia.
Come la firma del regista della storia. Anzi, della Storia.
E l'autografo dei suoi attori e compartecipanti.
Director: God Kronos.
With: Mnemosyne and sons...
Ma sui monumenti della Città Eterna si scorgono anche le imperfezioni provocate dagli uomini, le tracce del tempo presente.
Questi segni sono come le rughe sul volto di una anziana signora.
A volte marcano la sua bellezza, a volte, invece, sono uno sfregio alla sua dignità.
Ma in una passeggiata per le strade di Roma noon si incontrano solo monumenti.
Ci sono cose, case, palazzi, muri, panchine che non appartengono al passato, ma sono la presenza degli uomini di oggi.
E' una presenza inquietante, certe volte. Malinconica, certe altre.
A volte si tratta di una panchina vuota, di una lattina lasciata per strada, di un lampione rotto, di un palo storto.
Sono i segni della vita che scorre.
Male. Verrebbe da dire.
Ma guardando al di sotto di questa corrente che sembra lenta si può sentire pulsare la vita, battere un cuore, inseguire un sogno, intravedere un fantasma.
E poi ci sono gli uomini. Non le folle, le masse, che pure hanno un legame profondo con la città di Roma. E neanche le mandrie di turisti, scaricati da un carro-bestiame in forma di pullman, intruppati in plotoni frettolosi, cotti dal sole rovente o sferzati dalla pioggia battente.
Ci sono fantasmi solitari, ombre che nessuno vede, dei immortali che vengono da mondi lontani e, dato che nessuno più li sa riconoscere, vengono scacciati come intrusi, allontanati come nemici, evitati come appestati.
Qualcuno di questi ectoplasmi ha lasciato il segno delle sue imperfezioni sulla memoria della fotocamera. Sembra di vedere le immagini fotografiche di uno spirito inquieto costretto a vagare sotto il peso di un destino ancora da scrivere, di una fine della storia ancora da decidere.
Le imperfezioni è il titolo di questo gruppo di immagini che il miracolo informatico ha permesso di rubare ad una domenica pomeriggio e di montare in una sequenza che ha del miracoloso.
Tra le imperfezioni cui si riferisce il titolo, titolo profetico, ce n'è una che certo non era prevista. La sequenza di immagini aveva un sottofondo musicale, una vecchia canzone rock molto dura, inglese, dedicata alla storia di un clochard. Aqualung. Jethro Tull. Mi sembrava in tema.
Ma il misterioso mondo dei diritti del copyright lo ha troncato di netto.
Quindi, quelle immagini imperfette, nate imperfette, che hanno per oggetto l'imperfezione delle cose e del tempo, scorrono, imperfettamente, nel silenzio dello schermo liquido sul quale brillano per un attimo per... sparire immediatamente dopo. Imperfetto immateriale, figlio della tecnologia informatica. Imperfetto silenzioso, la cui unica fisicità è data dalle emozioni che si schiudono dentro il cuore di chi guarda. Imperfetta cascata di luce che trabocca attraverso gli occhi e si riversa nell'animo dello spettatore.